Niente tennisti e tenniste russe a Wimbledon. E un italiano chiede la linea dura anche per gli Internazionali di Roma

Scatta la linea dura di Wimbledon contro le tenniste e i tennisti russi e bielorussi. Un insospettabile italiano la chiede anche per Roma

Niente tennisti e tenniste russe a Wimbledon. L’indiscrezione del NYT secondo cui il prossimo 26 aprile l’All England Lawn Tennis and Croquet Club annuncerà nella conferenza stampa di presentazione del Torneo il divieto per i giocatori russi e bielorussi di partecipare a quello che è, senza ombra di dubbio alcuno, il più famoso torneo di tennis del mondo.

Assenti importanti

Tanto per essere chiari significa al maschile che mancherà il numero 2 del mondo Daniil Medvedev, Andrey Rublev (altro nella top Ten) ed altri giocatori importanti come Karen Kachanov e Aslan Karatsev.

Anche al femminile sarà un danno (meno grave) nel tabellone mancheranno Aryna Sabalenka e Victoria Azarenka (bielorusse) oltre alle russe Anastasia Pavlyuchenkova, Veronika Kudermetova, Daria Kasatkina e Ludmilla Samsonova.

A Wimbledon la strada più dura in assoluto

Si tratta di una vera tempesta per il mondo del tennis che, in realtà, era già preparato. Wimbledon infatti è una sorta di regno a parte. Le regole di partecipazione non spettano all’ATP ma al club stesso.

Inutile dire che l’aria nel Regno Unito per i russi in generale non è buona. Basti pensare a quanto successo a Roman Abramovich, l’oligarca russo proprietario del Chelsea costretto a mettere in vendita il club pena la sottrazione ed esclusione dalle competizioni. E così era ovvio che sui campi in erba più belli del mondo non sarebbe bastata l’attuale norma in vigore negli altri tornei Atp, con i russi a cui viene concessa la partecipazione con bandiera internazionale e non quella del loro paese.

Ma la strada scelta dagli organizzatori è la più dura in assoluto.

In principio si era pensato ad una sorta di «liberatoria», con gli atleti che per essere inseriti in tabellone avrebbero dovuto ripudiare l’invasione russa prendendo le distanze dal proprio paese e dal proprio governo (con tutti i rischi del caso). Regola che addirittura qualcuno avrebbe voluto valida anche per i tennisti dei paesi alleati o amici di Mosca, tra cui la Serbia e quindi, giusto per fare un nome, Novak Djokovic su cui i riflettori dopo il caso Covid agli Australian Open non si sono ancora spenti.

L’idea però poi era caduta nel vuoto ma il pugno di ferro del governo di Londra non ha mancato di farsi sentire: niente torneo, anche se alcuni tennisti (però non proprio pubblicamente perché Putin fa paura…) avevano in qualche modo fatto percepire la loro contrarietà all’invasione.

Il mondo del tennis su questo è diviso

L’aria attorno agli atleti russi non è proprio delle più fresche e pulite. In alcuni tornei non sono mancati fischi e cartelli di protesta, insomma, la tensione della guerra ha sfiorato anche i campi e le partite.

In più, i favorevoli, tra cui ci sarebbe anche un insospettabile italiano che spera nella decisione analoga degli organizzatori agli ormai prossimi Internazionali d’Italia al Foro Italico, spiegano che già il resto del mondo dello sport ha scelto la strada del boicottaggio per Mosca ed i suoi atleti, a cominciare dalla Formula 1.