Il Milan ceduto a RedBird, prestiti e il ruolo di Elliot. Le domande dell’anno

Non è inusuale che operazioni finanziarie importanti abbiano strutture difficili da comprendere al grande pubblico.

Non è inusuale che operazioni finanziarie importanti, come la cessione di un’azienda valutata oltre un miliardo di euro, abbiano strutture difficili da comprendere al grande pubblico. E anche che vengano compiute attraverso spostamento di denaro, prestiti e finanziamenti che coinvolgono lo stesso venditore con formule che garantiscono ritorno, gerarchie societarie e rapporti futuri. Non c’è nulla di anomalo, dunque, nel vendor loan con cui Elliott ha finanziato RedBird nell’acquisizione del Milan anche se per settimane si è fatto scrivere che uno dei parametri per la scelta del nuovo proprietario era proprio la capacità di muoversi in autonomia senza usare la leva del debito.

Elliott sarebbe in pratica ancora dietro e dentro il Milan

E’ vero che i 600 milioni prestati da Elliott a tassi di interesse intorno al 15% (a meno di smentite non ancora arrivate) non scaricano la montagna di 90 milioni all’anno sui conti del club ma sono in capo a Cardinale, però a far discutere sono proprio le cifre. Nelle ricostruzioni non smentite, RedBird avrebbe messo di suo al massimo 300 milioni di euro, un quarto del vapore del Milan, prendendo il resto a prestito.

Elliott sarebbe in pratica ancora dietro e dentro il Milan, tanto che manterrà i suoi uomini sia nel cda che alla guida operativa della società sia nella parte sportiva che in quella commerciale. Molto più di quanto normalmente garantito a chi detiene una quota di minoranza seppure importante come il 30% (anche questo non smentito) di cui si parla.

Il know how di Cardinale è di tutto rispetto

Estremizzando si potrebbe dire che il Milan è tuttora di Elliott che da qui in poi, però, non si farà carico della maggioranza di eventuali future perdite in un processo che ora necessita nuova linfa per salire di livello dopo essere tornato a vincere in Italia.

Tutto qui? No. Non può essere. Anche perché Cardinale non è un signor nessuno (guai a paragonarlo a Yoghong Li) e il suo know how nel mondo dello sport e della comunicazione è di tutto rispetto ed è quello che Elliott si è portato in casa scegliendolo come partner per la prosecuzione dell’avventura nel calcio italiano.

Sembra una partnership in vista di una definitiva monetizzazione

Più che una cessione sembra, dunque, una partnership in vista di una definitiva monetizzazione del lavoro fatto in questi quattro anni (luglio 2018 quando fu escusso il pegno da Li) cercando il più possibile di allineare il valore del club alle grandi multinazionali.

Le cifre con cui il Chelsea è stato affidato dal Governo inglese alla cordata Bohley non sono passate inosservate: 5 miliardi di euro. Ad oggi la forbice tra la Premier League e la Serie A è questa, il nuovo Milan cercherà di proiettarsi verso l’altro perché è prima di tutto interesse di Elliott che continua ad avere in mano quasi un terzo delle quote.

Quanto potrà mettere Cardinale nella campagna di potenziamento sportivo della squadra?

La domanda è: se Cardinale con il suo fondo non ha avuto liquidità immediata sufficiente per fare l’operazione pescando dalle sue disponibilità, quanto potrà mettere nella campagna di potenziamento sportivo della squadra? E il denaro che raccoglierà nei prossimi mesi, quando si presenterà al mercato finanziario internazionale con nel portafoglio anche il Milan, servirà solo a ripagare Elliott del vendor loan o sarà in parte reinvestito sul club? Perché il Milan appartiene a milioni di tifosi e a tutto lo sport italiano ed è giusto sapere se si tratta solo, per chi lo vende e chi lo acquista, di una questione di business e di catene di controllo che si susseguono per spremerne valore, oppure se c’è qualcuno che ha in testa di riportarlo là dove merita di essere.

Non solo a parole, ma nei fatti. Elliott ha compiuto indiscutibilmente bene il suo primo tratto di strada. Ora cosa succede?