L’ultimo sogno di Berlusconi, quanto costa la corsa del Monza verso la Serie A

Il Monza in Serie A è l'ultimo sogno di Silvio Berlusconi imprenditore sportivo. Ma quanto costa mantenere la squadra?

L’unica certezza è che anche quest’anno il Monza ci proverà fino alla fine, inseguendo il sogno della storica promozione in Serie A direttamente o, nella peggiore delle ipotesi, ripassando da quei playoff fatali nella scorsa stagione. E’ l’ultimo sogno di Silvio Berlusconi imprenditore sportivo, il piccolo Milan acquistato nell’autunno del 2018, affidato alle sapienti mani di Adriano Galliani e che corre per raggiungere il Milan, quello vero, nella massima serie. Non è mai accaduto prima e la sensazione è che non sarebbe mai stato possibile senza la scommessa romantica dell’uomo che negli anni Ottanta ha creato la favola degli Invincibili rossoneri.

Non è un gioco a somma zero quello di Berlusconi

Anzi. Spinto a lasciare il grande calcio dai figli, resisi conto di quanto fosse insostenibile per Fininvest continuare a pompare denari dentro il Milan: un pozzo che negli ultimi tre anni di gestione Berlusconi-Galliani aveva inghiottito oltre 255 milioni di euro mentre la squadra si indeboliva. Il Monza rilevato da Fininvest (che ne è proprietario unico al 100%) nell’autunno del 2018 perde soldi, ma l’ordine di grandezza non è nemmeno paragonabile a quello del Milan e così Silvio&Adriano si sono trovati in mano la loro personale Last dance per provare a rientrare nel calcio che conta.

Dal 2018 al 2020, il Monza è costato 40 milioni

Un’emozione che piace al fondatore di Fininvest, segnalato sempre più frequentemente in tribuna all’U-Power Stadium (ex Brianteo) insieme alla compagna Marta Fascina. Fa niente se il primo tentativo di salire in A è andato a vuoto lasciando in eredità un conto da pagare. Si calcola che dal 2018 al dicembre 2020 il Monza sia costato a Fininvest circa 40 milioni di euro ed è difficile che il 2021 – bilancio non ancora depositato – abbia invertito la tendenza, appesantendo i numeri di Fininvest senza, però, mettere in dubbio l’investimento nel club brianzolo.

Anche perché Silvio&Adriano sognano in grande

Non solo la squadra che viene alimentata sul calciomercato come se fosse una compagine della massima serie, ma anche sulle infrastrutture non si è badato a spese. Tra stadio e Monzello, centro d’allenamento, i milioni investiti sono stati una dozzina e un altro salto di qualità è pronto a patto di raggiungere l’agognata promozione. Oggi l’U-Power Stadium ha una capienza di 9.999 posti con tutti i distinti inagibili e le curve inadeguate per gli standard qualitativi richiesti dal calcio moderno.

Con la Serie A, ha spiegato Adriano Galliani, il modello diventerebbe quello dell’Udinese con la società pronta a mettere mano al portafoglio e spendere per dotare il Monza del futuro di una casa all’altezza. Sempre tenendo presente che la Brianza si trova a due passi da Milano e che il bacino calcistico del Monza è in larga parte assorbito da Inter e Milan e dalla loro affannosa rincorsa ai bei tempi che furono.

Tanto per capirci, l’impianto di oggi vanta un record di presenze nell’anno 1989 da poco più di 14mila spettatori con i brianzoli in Serie B; illudersi di poter fare numeri molto diversi rischia di essere fuorviante.

L’occhio favorevole della politica monzese

Non c’è dubbio, però, che l’ultimo sogno sportivo di Berlusconi sia guardato con favore dalla politica monzese. Il sindaco uscente e ricandidato, Dario Allevi, ha già manifestato il suo “tifo sfegatato” per l’impresa della promozione e di certo non si dispiacerebbe di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.

Gli altri pretendenti, a partire dall’uomo che ha vinto le primarie del centrosinistra, Paolo Pilotto, per proseguire con Paolo Piffer, Elisabetta Bordone (Movimento 5 Stelle) e Alberto Mariani (Grande Nord), non si sono segnalati in questi mesi per prese di posizione diverse. Tutti uniti dietro la bandiera del Monza, insomma. Il treno della Serie A sta per passare e non è detto, almeno così racconta la storia del club, che possa accadere molte altre volte ancora.