La strana parabola della Serie A, ascolti in calo nella fase più appassionante

Strana sensazione per la Serie A: l’appeal televisivo cala, invece di salire in un momento decisivo della stagione

La Serie A che sta vivendo il finale di stagione più appassionante degli ultimi venti anni – dallo scudetto perso dall’Inter il 5 maggio 2002 non si viveva un simile intreccio in testa alla classifica – vive una strana situazione in cui l’appeal televisivo cala, invece di salire. I numeri delle ultime settimane sono chiari e difficile da interpretare, se contestualizzati nella lotta per il titolo che coinvolge le tifoserie di Milan e Inter, le più numerose in Italia insieme alla Juventus.

Un trend di ascolti preoccupante per il calcio italiano

La 35° giornata che si è disputata nel week end del 1° maggio, senza big match ma con stadi che hanno fatto registrare quasi ovunque dei sold out, ha superato di pochissimo la soglia psicologica dei 6 milioni di individui come ascolto totale secondo le rilevazioni di Dazn certificate Nielsen che nei mesi scorsi sono finite al centro dell’attenzione dell’Agcom e che presto finiranno in pensione.

Un dato al di sotto della media stagione, che si attesta intorno ai 6,8 milioni per turno e che registra un trend preoccupante per il calcio italiano oltre che per la Ott tedesca, detentrice dei diritti tv fino al giugno 2024 in virtù di un contratto da 840 milioni di media a campionato.

7 milioni solo per Juventus-Inter del 3 aprile

I 6 milioni non sono, infatti, un’eccezione ma la norma dell’ultimo periodo: nelle ultime 6 giornate disputate solo una volta il dato è stato oltre i 7 milioni, trascinato dalla super sfida tra Juventus e Inter del 3 aprile che da sola è stata capace di calamitare quasi 2,8 milioni di individui tra televisione e device vari collegati con Dazn.

Prima e dopo un costante declino: 6,8 milioni nella 30° diventati 6,3 nella 32°, poi una piccola risalita a 6,5 per piegare nuovamente a 6,2 e, adesso, a 6. Cosa succede? E’ come se si fosse superato il picco e da metà febbraio ci fosse stata un’inversione di tendenza dopo aver toccato il record degli 8,2 milioni di contatti nella 26° giornata.

Pesa la pessima fama di Danz? O c’è un problema di format?

La crisi è evidente al di là del dibattito aperto sul metodo di rilevazione di Dazn e Nielsen, contestato dai pubblicitari e bocciato dall’Agcom che obbligherà l’azienda tedesca ad avvalersi di uno strumento terzo e indipendente con in prima fila la neonata Total Audience di Auditel, in grado da qualche settimana di rilevare anche le visioni in streaming completando così il proprio dato. Gli italiani si sono disamorati del pallone? Possibile in termini assoluti, come dimostra qualche difficoltà anche negli ascolti della Champions League in chiaro (la Coppa Italia invece va a gonfie vele).

E’ possibile anche che Dazn paghi la pessima fama che si è fatta con i problemi tecnici dell’avvio di stagione, solo in parte risolti dopo l’intervento dell’Agcom. Oppure c’è un problema di format, con il calendario asimmetrico testato per la prima volta che ha concentrato (sfortuna) tutti i big match prima delle ultime 10 giornate con l’eccezione della già citata Juventus-Inter.

I vertici della Serie A non dormono sonni tranquilli

Un concorso di colpe che non deve, però, far dormire sonni tranquilli ai vertici della Serie A. Con i numeri in calo c’è il rischio di avere meno peso nel percorso che si aprirà tra qualche mese per costruire il bando del triennio 2024-2027. Il sogno della Lega è fare in proprio, distribuendo poi i prodotti a più piattaforme possibili. Rispetto al passato, oggi i club si sono strutturati per essere broadcaster di se stessi con il centro di produzione di Lissone che non è solo la casa del Var ma un vero e proprio gioiello tecnologico per le comunicazioni.

I numeri in calo non possono passare inosservati

Ma un campionato sempre meno visto dagli appassionati perde di valore con ricadute economiche immediate e a lungo termine. Lo sta sperimentando la stessa Dazn, alle prese con le richieste ‘risarcitorie’ del partner tecnologico e commerciale Tim, potrebbe accadere più avanti quando si tratterà di raccogliere denari sul mercato dei diritti tv. Ecco perché quei numeri in calo non possono passare inosservati, specie se il confronto definitivo con il nuovo metodo di rilevazione indipendente dovesse confermare la sensazione messa nero su bianco a febbraio dall’Agcom e, cioè, che gli ascolti veicolati da Dazn in questo campionato sono stati sovrastimati in maniera rilevante.