Il gioielli del Sassuolo e il metodo vincente di Carnevali per venderli a peso d’oro

Non c'è giorno che non si parli di loro. In televisione o suoi giornali sono sempre in prima fila. Parliamo dei gioielli del Sassuolo

Non c’è giorno che non si parli di loro. In televisione o suoi giornali sono sempre in prima fila. Pure troppo. Parliamo dei gioielli del Sassuolo. Talenti emergenti destinati (forse) al grande salto. Costantemente osannati e celebrati dalla critica con valutazioni a volte pure esagerate.

A far da gran cerimoniere quella vecchia volpe dell’amministratore delegato del club neroverde Giovanni Carnevali, abilissimo a mercanteggiare. Non a caso, con la sponda di cronisti e media amici, escono ad andamento quasi giornaliero notizie di calciomercato sui suoi giocatori.

A volte vere, a volte fasulle, ma tutto fa brodo: purché se ne parli e si mantenga alta l’attenzione. E di conseguenza il loro prezzo. L’unico modo poi per fare cassa con valutazioni altissime per giocatori di indubbio talento ma che in carriera vantano zero minuti giocati nelle coppe europee. Talenti sì, ma scommesse a grandi livelli. Soprattutto considerato il rapporto qualità-prezzo.

Scamacca, Raspadori, Frattsi, Traorè e Lopez: il metodo Carnevali funziona

È il caso dei vari Gianluca Scamacca, Giacomo Raspadori, Davide Frattesi, Junior Traorè e Maxime Lopez. Tutti costantemente dati in pasto mediaticamente per cercare di valorizzarli al meglio e poi venderli a peso d’oro. Tattica già riuscita in passato con i vari Locatelli, Boga e Defrel che hanno fruttato 80 milioni nelle casse della società emiliana. Tradotto: il metodo funziona. Eccome se funziona. E allora così si spiegano i titoloni che strombazzano uno Scamacca da 40-45 milioni per cercare di tirare il collo all’Inter che invece vorrebbe spenderne 25 più una contropartita tecnica da scegliere tra i vari Pinamonti, Pirola e Casadei.

Idem per Giacomo Raspadori sul quale la Juventus ha messo gli occhi ma non ai 35 milioni richiesti da Carnevali. Per non parlare poi di Mimmo Berardi, da anni pronto per il grande salto ma frenato dalle elevate pretese del Sassuolo. Troppi secondo la Fiorentina a gennaio e ora per il Milan i 30 milioni di cartellino fissati da Carnevali. I rossoneri lo vorrebbero ma pagandolo la metà visto che il fantasista ha già 28 anni e a livello internazionale tranne un anno in Europa League non ha mai giocato.

Un conto è la confort zone emiliana, un altro il gotha del pallone internazionale. Ahinoi Italia-Macedonia docet, dove Berardi si è afflosciato sotto il peso delle pressioni di dover trascinare gli azzurri al Mondiale.

Come fare allora, al netto di tutto ciò, per valorizzare al meglio il proprio capitano? Il metodo non cambia. E allora vai con le interviste a raffica su giornali e in tv per ribadire come “Berardi sia un campione e possa partire”, sperando di innescare un effetto domino al momento non ancora scattato.

Discorso simile pure per due talenti come Frattesi e Traorè, che piacciono a tanti. Per il primo c’è l’Inter in pole (ma occhio pure a Juve e Roma…), mentre l’esterno offensivo stuzzica Milan e Napoli, tuttavia 25 milioni come basa d’asta appaiono un prezzo elevato. Ecco perché poi molti club si rivolgono all’estero, dove spesso le valutazioni sono più abbordabili e si può pure usufruire del Decreto Crescita per quanto riguarda gli emolumenti dei calciatori.