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Il Giro d’Italia riavvicina il Corriere alla Regione Lombardia

Dopo mesi di critiche, il Corriere modera i toni con la Regione Lombardia e il suo piano vaccinale: c'entra forse il Giro d'Italia?

Tra Palazzo di Lombardia e via Solferino a Milano ci sono 1500 metri. Pochi, roba da 10 minuti a piedi, ma c’è stato un periodo (nemmeno troppo breve) in questo 2021 in cui la distanza reale tra la Regione ed il Corriere della Sera non era mai stata così ampia.

Il business del Giro

Il quotidiano infatti non ha di certo usato il guanto di velluto nel raccontare le difficoltà iniziali della campagna vaccinale. Anzi, ai piani alti della Regione c’è chi parlava di un attacco politico premeditato e ben preciso. Un attrito diventato poi vero e proprio fastidio nel momento in cui qualcuno ha fatto notare a chi di dovere come la Regione sia da anni, 2021 compreso, uno dei principali finanziatori del Giro d’Italia, cioè di Rcs, cioè di Urbano Cairo e appunto indirettamente del Corriere della Sera.

“Lo paghiamo fior di soldi e ci critica così??” si diceva nei corridoi del consiglio regionale ed in vari assessorati… Per “fior di soldi” si intende a quanto pare una cifra superiore ai due milioni (sulla cosa regna una strana segretezza) e così qualcuno ha pensato di ricordare come stanno le cose.

Il cambio di tono del Corriere

Sarà un caso ma nelle ultime settimane la linea del giornale si è fatta più morbida e benevola, un po’ perché il piano vaccinale e la nuova piattaforma di prenotazione funzionano (finalmente), un altro po’ perché le parti si sarebbero diciamo così “parlate”. Addirittura in alcuni salotti si racconta di un incontro faccia a faccia, avvenuto nelle scorse settimane tra i protagonisti di questa vicenda, che si sarebbero chiariti.
Alla fine tutti contenti, sia chi è più tranquillo dal punto di vista mediatico-politico e anche chi può far partire il suo Giro d’Italia con meno stress economico.