Ferrari, il caso Binotto: crolla la cortina di ferro che copriva la comunicazione

Al netto di come andrà a finire quanto successo due giorni fa alla Ferrari è forse il segno più evidente che le cose non funzionino più come una volta

Al netto di come andrà a finire quanto successo due giorni fa alla Ferrari è forse il segno più evidente che le cose non funzionino più come una volta (quando poi si vinceva). Più delle macchine fatte male (leggi 2020 e 2021), più degli errori dei piloti, più delle scelte errate del muretto sulla strategia di gara la notizia diffusa dai principali siti e redazioni d’Italia del siluramento di Mattia Binotto e della prossima nomina a Team Principal della Rossa di Frederic Vasseur e la successiva smentita di Maranello sono una macchia nera sul curriculum della scuderia più famosa del mondo.

La vera forza della squadra era la Cortina di ferro

La cosa che di fatto è stata per anni la vera forza della squadra era la Cortina di ferro che copriva ogni comunicazione; nulla si sapeva di quello che succedeva in fabbrica ed in pista. Liti, screzi, cambi di dirigenti e piloti avvenivano nel silenzio assoluto, senza anticipazioni, senza voci e smentite: succedevano e basta con una liturgia quasi vaticana.

Oggi no.

Oggi succede che Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport e Sky Sport (da anni la redazione che più e meglio sa di quanto succede in Formula 1) hanno dato la notizia del cambio in corsa. Anzi, vi consigliamo di rivedervi la puntata di domenica sera di Race Anatomy, trasmissione che Sky realizza con successo dopo ogni gara di Formula 1. Leo Turrini, ad oggi l’ultimo grande «vate» del giornalismo sportivo italiano parlando della situazione a Maranello ha ipotizzava un «a meno di cambiamenti di fine stagione nella dirigenza…»; una frase che da sola valeva più di una conferma.

12 ore dopo ecco l’apertura dei siti che raccontavano la fine dell’era Binotto e l’inizio di quella di Vasseur. Non solo…

Non è chiaro quindi ad oggi come andrà a finire

A dimostrazione che la cortina di ferro di una volta oggi sia un colabrodo, dopo la smentita della scuderia, ecco le indiscrezioni sui giornali degli attriti tra Binotto e Leclerc (riguardatevi la dichiarazioni post gara in Brasile di Charles per capire come il ragazzo sia ad un passo dall’esplodere) e delle due fronde interne; la prima con il pilota monegasco ed i vertici (francesi) di Stellantis, con tanto di telefonata del Ceo, Tavares, a John Elkann, e l’anima italiana dall’altra.

Non è chiaro quindi ad oggi come andrà a finire. Che il cambio di Binotto sarebbe stato deciso ormai è chiaro a tutti; lo si evince anche dalle quattro righe di smentita di ieri in cui non ci sono parole di sostegno all’attuale Capo della Gestione Sportiva. Nemmeno una. Bisogna vedere se adesso la Ferrari farà retromarcia solo per poter dire «avevate sbagliato e avevamo ragione noi...». Sarebbe l’ennesimo errore strategico e le possibilità che sia così sono pari allo zero

Serve riazzerare e ripartire.

Serve una guida nuova in pista ma anche fuori; serve chiarezza su Leclerc: è lui la prima guida (ed allora le gare vanno gestite in altra maniera) o Sainz ha sue stesse possibilità? Serve soprattutto tappare i buchi da cui negli ultimi anni sono usciti troppi spifferi e voci.

Che torni il silenzio su Maranello (come si tace alla Red Bull e alla Mercedes). Siamo certi torneranno a quel punto anche i successi ed i titoli mondiali.