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Coming out nello sport, l’arbitro inglese Adcock: “Molti temono che rovini la carriera, ma non è così”

Coming out: lo sport ha bisogno di persone come l'arbitro inglese che non ha avuto paura di dichiararsi e di lanciare un messaggio chiaro

Coming out nello sport, l’arbitro inglese Adcock è uscito allo scoperto e ai microfoni del podcast sportivo Lgbt della Bbc ha invitato i colleghi, e più in generale gli sportivi, a non nascondere la propria sessualità e a dichiararsi.

Coming out nello sport, l’arbitro inglese Adcock esce allo scoperto

Nella giornata dedicata al coming out, James Adcock, arbitro in Championship e quarto uomo in Premier League, è uscito allo scoperto e ai microfoni del podcast sportivo Lgbt della Bbc ha invitato i colleghi, e più in generale gli sportivi, a non nascondere la propria sessualità e a dichiararsi: “La gente sa che sono gay e lo accetta: sono fortunato per questo”.

Non ha paura di raccontarsi anche perché la vita dell’arbitro ha avuto dei sogni come tutti. “Tutta la mia vita è ruotata intorno allo sport e al fitness. Ho cominciato per seguire le orme di mio padre”

Il messaggio di Adcock al mondo sportivo

L’arbitro inglese Adcock rivela come da quando si sia dichiarato non ha avuto nessun tipo di problema anzi: “Ora tutti i miei colleghi lo sanno. C’è stato interesse, c’è stato chi mi ha detto ‘sono orgoglioso di te James, che sei in grado di essere apertamente gay nello sport’, perché sanno che ci sono ancora barriere da abbattere. Ma non sono mai stato vittima di insulti omofobi”.

Adcock, il primo a fare coming out dopo Ryan Atkin, dichiaratosi nel 2017, lancia un messaggio ai colleghi e al mondo dello sport: “Molti arbitri pensano di non poter uscire allo scoperto perché potrebbe influenzare la carriera. Ma non sei giudicato dalla tua sessualità e se sei abbastanza sicuro di te stesso, avrai tutto il sostegno di ogni collega e non ti influenzerà. Dichiararsi gay o non dichiararsi gay è una scelta che devi fare come persona, non come arbitro. Trattami come tratteresti chiunque altro. Sei lì come tifoso, giocatore o allenatore e mi giudichi sulle mie prestazioni. Questo è ciò su cui vengo giudicato. Non arbitro perché sono gay, ma solo perché sono arbitro”.