Chi sono gli atleti russi che difendono Putin e sostengono la guerra. Il caso Anatoliy Tymoschuk

Sono moltissimi gli atleti russi che non prendono le distanze da Putin, anzi, lo difendono in maniera aperta sostenendo pubblicamente la guerra

L’onda d’urto delle bombe russe in Ucraina sta facendo tremare anche il mondo dello sport. Le proteste ed i boicottaggi nei confronti della Russia e dei suoi atleti ormai non si contano più; dal calcio alla Formula 1, dalla scherma al tennis, dalla pallacanestro agli scacchi sono ormai moltissime le specialità che hanno deciso di non voler partecipare a manifestazioni sportive in Russia e di non voler sfidare atleti di Mosca.

Cska Mosca di Basket: 7 stranieri hanno lasciato

Emblematico il caso del Cska Mosca di Basket, una vera e propria corazzata internazionale tra le grandissime dell’Eurolega dell’ultimo decennio. Bene; negli ultimi giorni 7 stranieri del roster (compreso l’italianissimo Daniel Hackett) hanno lasciato la squadra la cui attività internazionale è sospesa da un mese.

Gli atleti russi che hanno manifestato contro Putin

Molti gli atleti dell’ex Unione Sovietica che in maniera convinta (o per puro istinto di sopravvivenza essendo professionisti e quindi pagati solo se e quando competono) hanno manifestato la loro protesta contro Putin per l’invasione.

Primo tra tutti Andreji Rublev, il tennista russo vincitore pochi giorni fa del torneo Atp di Dubai (gli  Emirati non si sono schierati contro la Russia in questo conflitto, anzi) che ha scritto sulla telecamera che lo riprendeva la famosa scritta «No War». Analoga la posizione del numero 1 del mondo della racchetta, Danil Medvedev che in un post sui social ha spiegato di essere vicino ai «bambini dell’Ucraina che non devono smettere di sognare».

Medvedev va detto risiede non a Mosca ma a Montecarlo.

Chi sono invece gli atleti russi che difendono Putin

Ma in realtà sono moltissimi quelli che non prendono le distanze da Putin, anzi, lo difendono in maniera aperta sostenendo pubblicamente la guerra.

Il caso più eclatante è quello di Ivan Kuliak, il ginnasta russo che pochi giorni fa nella tappa di Coppa del Mondo tenutasi a Doha si è presentato sul podio con la Zeta, il simbolo presente sui carri armati russi, sul petto.

“Ci è stato detto di coprire la nostra bandiera, cosa che ho fatto. Avevano già bandito tutto il possibile. Volevo solo mostrare dove sono, tutto qui – si è giustificato – Non ho mai avuto paura delle conseguenze e non intendo fare del male a nessuno. Questo segno Z significa per la vittoria, per la pace. Gli atleti ucraini ci trattavano male. Bisognava vederlo per crederci. I ginnasti ucraini hanno dato vita a questo intero movimento politico.

È stato un gesto in risposta a questo comportamento che mi sono presentato con questo badge. Erano avvolti nella loro bandiera, gridando “Gloria all’Ucraina” sul podio. Secondo le regole del concorso, non è consentito, ma nessuno glielo ha detto. Hanno anche chiesto che fossimo espulsi quando non avevamo detto o fatto nulla contro nessuno”

Accanto a lui molti altri atleti come Daniil Kvyat, ex pilota di Formula 1 ed ora impegnato in una categoria minore a cui ha deciso di non partecipare.

Kvyat infatti si è rifiutato di firmare il documento della Fia (Federazione Internazionale di Automobilismo) che prevede un «impegno per la neutralità e la pace».

Intanto la Fifa ha dato il permesso agli atleti stranieri di lasciare le squadre russe, spostandosi altrove in una anomala sessione di mercato (unica condizione: massimo due acquisti per squadra). E la fuga ha innervosito molti giocatori russi. «I ratti stanno lasciando la nave che affonda.

Non abbiamo bisogno di gente così qui. Il numero di legionari nel campionato dovrebbe essere ridotto comunque, in modo che i nostri ragazzi non debbano più scaldare la panchina», ha detto, senza usare mezzi termini, l’ex portiere della nazionale russa Ansor Kawasashvili.

Il caso Anatoliy Tymoschuk

Ma c’è un ucraino che in queste ore è al centro delle polemiche interne per non aver condannato l’invasione. Stiamo parlando di Anatoliy Tymoschuk, l’ex capitano della nazionale ucraina ed ora vice allenatore dello Zenit San Pietroburgo, squadra russa. Bene. Tymoschuk non si è infatti adeguato a quanto richiesto dalla federazione calcistica di Kiev che vuole una condanna chiara da tutti i suoi atleti. Per questo è stato «cancellato» dalla federazione.