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La Serie A ha fatto arrabbiare l’Emiro, ora sono guai per i diritti tv

Guerra fredda tra il calcio italiano e il broadcast beIN Sport del Qatar: e ci sono centinaia di milioni in ballo in diritti tv.

In attesa che si chiuda la partita dei diritti tv della Serie A per il prossimo triennio, la Lega ha sbandierato con grande soddisfazione l’accordo con CBS che porterà le immagini del nostro campionato nel Nord America garantendo ai club un guadagno di 170 milioni nel triennio notevolmente più alto rispetto a quello incassato fin qui. Bene, bravi, possibilmente bis. Anche se non sarà possibile e alla fine i conti non torneranno quasi certamente perché è impossibile che i manager della Confindustria del pallone riescano ad arrivare per i diritti esteri alla fatidica quota di 345 milioni di euro a stagione del triennio dal 2018 a oggi.

L’accordo con beIN

La ragione è la storia di un clamoroso autogol del calcio italiano. Un mix di fallimenti tra strategia industriale e diplomazia commerciale che ha spinto la Lega a scegliere l’uovo subito lasciando sfuggire la gallina del domani. L’uovo è rappresentato dai milioni di euro (22) dell’accordo con l’Arabia Saudita per tre edizioni della Supercoppa italiana da disputarsi al caldo del deserto. La gallina sono (erano) i 170 all’anno garantiti da beIN Sport, broadcast del Qatar che a questo giro non si è nemmeno presentato al bando e ha caldamente consigliato i suoi intermediari di fare altrettanto, col risultato che – nella migliore delle ipotesi – la Serie A per l’area Medio Oriente e Africa incasserà poco più della metà.

L’ira del Qatar

La ragione? Dal 2019 i dirigenti italiani sanno che la scelta di giocare la Supercoppa in Arabia Saudita non è stata digerita dagli emiri qatarioti. Colpa della guerra scoppiata tra beIN e BeoutQ, la piattaforma che secondo il Qatar si è potuta sviluppare con la complicità del governo saudita e che rilancia a prezzi stracciati le immagini delle partite acquistate a caro prezzo da beIN. Una sorta di pezzotto, per capirci, finito al centro di una guerra diplomatica che ha travolto anche il calcio italiano. Il quale non ha potuto o voluto uscire dal contratto, malgrado le pressioni sempre più forti dell’ex partner commerciale, fino ad arrivare allo spegnimento del segnale e adesso al boicottaggio del bando.