Home Primo Piano Milano Cortina, la cerimonia inaugurale a San Siro. Mariah Carey canta Volare, a Pausini l’Inno. Il caso Ghali

Milano Cortina, la cerimonia inaugurale a San Siro. Mariah Carey canta Volare, a Pausini l’Inno. Il caso Ghali

Milano Cortina, la cerimonia inaugurale a San Siro. Mariah Carey canta Volare, a Pausini l’Inno. Il caso Ghali

La fiamma olimpica – dopo aver girovagato per il Bel Paese fra applausi, selfie, caroselli e la proverbiale caciara da grandi occasioni – arriva finalmente tra le braccia accoglienti dello stadio San Siro. Ma attenzione: per una notte diventa nientemeno che il “Milano San Siro Olympic Stadium”, ribattezzato come si conviene a ogni “Scala del calcio” che si rispetti quando ci sono due miliardi di occhi puntati addosso. Ecco quindi che la cerimonia inaugurale dei Giochi invernali di Milano-Cortina si preannuncia una roba mai vista, diffusa su più località, con un abbraccio scenografico tra Milano metropolitana e le vette di Cortina, Livigno, Val di Fiemme. Un dettaglio da spot del Made in Italy e, va detto, da manuale della geopolitica olimpica.

Una cerimonia tra show, istituzioni e nuovi record

Non c’è solo l’Italia che si specchia orgogliosa tra Leonardo, la Scala e la passerella di atleti (ben 5000!), ma anche una macchina organizzativa che macina numeri folli: 1200 performer volontari, 500 musicisti, 1400 costumi, 1000 oggetti di scena e quasi trenta Paesi rappresentati tra i protagonisti dell’evento. Lo spettacolo, firmato dalla squadra guidata da Marco Balich (già – chi altri?), oscilla tra coreografie kolossal e chicche da cinepanettone globale. Sulla passerella sfilano i 92 Paesi in gara, con la Grecia ad aprire il corteo come da tradizione. Subito dopo gli atleti italiani, guidati da una formazione di portabandiera che è un inno alla rappresentanza: Arianna Fontana, Federico Pellegrino, Federica Brignone e Amos Mosaner. “È la prima volta che il Paese ospitante mostra quattro alfieri”, precisano gli addetti-ai-lavori con l’aria di chi sa che la storia non passa mai per caso. Embe, ce n’era bisogno?

L’accensione dei due bracieri: una prima volta che fa epoca

Ma la vera chicca (il colpo da maestro di questa cerimonia) resta l’accensione simultanea dei due bracieri, uno troneggiante all’Arco della Pace di Milano – si sussurra possa essere acceso da Alberto Tomba, mito azzurro delle nevi – l’altro in Piazza Dibona a Cortina d’Ampezzo, probabilmente affidato ai campioni Sofia Goggia e Gustavo Thoeni. “I bracieri sono collocati in luoghi pubblici e fortemente simbolici”. Mai era accaduto che due fuochi olimpici si accendessero in perfetta sincronia in due città diverse per l’apertura dei Giochi. Un’invenzione tutta italiana che impone la narrazione dei “Giochi diffusi”, “un’Olimpiade nell’Olimpiade”, per citare gli organizzatori. Dal 7 febbraio, poi, il braciere milanese offrirà spettacoli coreografici open to the people, tra il tam tam delle scuole e la classica spruzzata di orgoglio meneghino.

Protagonisti tra musica, cinema e diplomazia

La sfarzosa macchina inaugurale non lascia indietro nessuno: si parte con il volo di Icaro e con rielaborazioni pop delle note di Verdi, Puccini e Rossini. In mondovisione, sale la star Mariah Carey che intona in italiano “Nel blu, dipinto di blu”, seguita dall’inno nazionale affidato a Laura Pausini. Sorrisi, selfie, standing ovation. Ma il red carpet di San Siro non si limita alla musica pop e lirica: Andrea Bocelli, Pierfrancesco Favino, Matilda De Angelis, Sabrina Impacciatore e (a sorpresa) Tom Cruise si alternano sul palco, seguiti da Lang Lang, Cecilia Bartoli, Mace e il messaggio universale di pace di Ghali, il rapper ormai diventato simbolo mediatico oltre i confini della cronaca.

Menzione d’onore per la squadra diplomatica: nella tribuna d’onore siedono il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – a cui spetta il privilegio di aprire ufficialmente i Giochi con la formula “Dichiaro aperti i XXV Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026” – la premier Giorgia Meloni, il vicepresidente USA JD Vance, ministri, teste coronate e dignitari di mezzo mondo. Un G7 in tuta da sci. E per chi si chiede dov’era Macron… ecco, ufficialmente impegnato altrove, la solita coincidenza di agende francesi a chilometro zero.

Il caso Ghali: Inno negato, presenza confermata

Ma in ogni spettacolo che si rispetti, non può mancare il piccolo caso mediatico della serata. Questa volta il riflettore è tutto per Ghali. Il rapper, che nelle ultime ore aveva lasciato intendere il suo iniziale coinvolgimento nell’Inno d’Italia, ha affidato ai social il suo stato d’animo: “So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero”, scrive Ghali, lasciando intendere che il palco non gli sarebbe stato del tutto concesso per la performance più istituzionale. “So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l’Inno d’Italia“. Difficile aggiungere altro senza scadere nei commenti. Fatto sta che, luci o ombre che siano, Ghali parteciperà comunque come protagonista del gran finale insieme a Bocelli e al coro di voci bianche, in un messaggio (si spera) universale che almeno in serata possa mettere d’accordo tutti.

Numeri, imprevisti e retroscena dietro le quinte

Dietro il sipario, parla chiaro la scala del progetto: oltre 1.300 professionisti da 27 Paesi coinvolti, più di 700 ore di prove, design d’autore (firmato Massimo Cantini Parrini), costumi che, messi in fila, coprirebbero mezza tangenziale ovest e una colonna sonora – “Fantasia Italiana” di Dardust – che fa ballare persino i manichini degli allestitori. Il tutto condito dalla retorica maestosa che, a ogni Olimpiade, si presenta puntuale come una tassa sulla spazzatura.

E per coloro che non possono permettersi il biglietto (o semplicemente prediligono il divano di casa), la cerimonia viene trasmessa su Rai1 dalle 19:50, in streaming gratuito sulla piattaforma nazionale e a pagamento su una gamma di servizi internazionali.

Una serata storica: tra passato, presente e un olimpo di simboli

Quando poi, in serata, il capo dello Stato Mattarella darà l’avvio ai Giochi, lo farà ripetendo parole capaci di evocare “l’unicità della famiglia umana” e l’auspicio che “i valori Olimpici divengano ispirazione concreta nella vita internazionale e vengano praticati e non soltanto ammirati”. E qui, retorica a parte, vale la pena ricordare: “L’Olimpiade è l’Olimpiade, tutti la vogliono, tutti la cercano, tutti l’aspettano”. Milano e Cortina ci sono riuscite, portando la fiaccola nel domani, sempre più tecnologici, sempre più mediatici, ma (forse) ancora capaci di emozionare.

Una piccola nota – lo avrete notato – è che tra i tecnici impegnati nella logistica qualcuno, complice la fretta, ha invertito un paio di bandiere… Ma fa folclore, e domani nessuno ricorderà i refusi, solo la notte in cui San Siro diventò l’Emisfero Olimpico.