Tunisia, Presidente Saïed verso i pieni poteri dopo il referendum contestato

La riforma costituzionale rischia di far scivolare la Tunisia nella dittatura e di aumentare ulteriormente il numero delle partenze

Stando ai primi exit poll, la Tunisia sembra avviarsi a diventare una “monarchia-presidenziale”. Il referendum di lunedì 25 luglio per una nuova costituzione è destinato a essere approvato. Al presidente Kais Saied, che un anno fa aveva preso il potere, andranno poteri maggiori, di fatto pieni. Oltre il 92% delle preferenze sono andate al “sì”, anche se l’opposizione ha boicottato la consultazione. L’affluenza alle urne sarebbe del 25%.

Ma il Capo dello Stato ha comunque potuto annunciare che “la Tunisia è entrata in una nuova fase”. Che potrebbe avere conseguenze anche per l’Italia.

Pieni poteri

Se approvato, come sembra ormai scontato, la riforma costituzionale concederà al Presidente ampi poteri. Eserciterà funzione esecutiva con il governo, ma avrà influenza più incisiva sul lettore legislativo e giudiziario. Con la riforma, Saied potrà rimuovere l’esecutivo e i suoi ministri, oltre che nominare i magistrati, anche se su proposta del Consiglio superiore.

Approvi la bozza della nuova Costituzione della Repubblica tunisina?”. Questo è il quesito, espresso in lingua araba e francese, proposto agli oltre 9 milioni di tunisini. Oltre 350mila residenti all’estero hanno già espresso la loro preferenza nei giorni scorsi.

Le opposizioni temono la deriva autoritaria

Il referendum non preveder un quorum e passerà a maggioranza semplice. Ma un indicatore importante arriverà dall’astensione, l’unico strumento nelle mani delle forze politiche e della società civile.

Che temono la deriva autoritari per il Paese dei gelsomini.

La revisione della carta è stata voluta fortemente da Kaïs Saïed. Eletto al vertice del paese tre anni fa, chiamato a raccogliere quello che rimaneva della primavera araba che aveva smantellato governi e regimi del Nord Africa, dall’Egitto alla Libia.

Tensioni che sfiorano l’Italia

Da oltre tre anni nel paese si registrano tensioni e manifestazioni contro il caro vita.

In particolare, negli ultimi mesi per l’aumento dei prezzi dei beni primari e del carburante. Il timore per la deriva autoritaria è frutto delle iniziative di Saied in questi anni. Il presidente ha dapprima sospeso e poi sciolto il Parlamento. L’instaurazione in Tunisia di un sistema autoritario centralizzato – non dissimile da quello dell’ex dittatore Ben Ali,  fuggito all’estero nel 2011 – potrebbe avere ripercussioni anche sull’Italia. Tra gli effetti secondari – non per il nostro paese – potrebbe esserci la fuga in massa dal paese in odor di dittatura.

Romdhan Ben Amor, portavoce dell’Ong Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes) avverte: “Si segnala un forte aumento delle partenze, che proseguiranno nei prossimi giorni”.