La Tunisia ci rimanda indietro i rifiuti. E adesso dove li mettiamo?

La polemica sulle ottomila tonnellate di rifiuti riportati da Sousse in Campania, che non rifiuta lo smaltimento

Poche settimane fa il governo tunisino ha ordinato il rinvio in Italia delle quasi 8000 tonnellate di rifiuti che la scorsa primavera erano stati esportati illegalmente in Tunisia dalla società campana SRA (Sviluppo risorse ambientali) srl in collaborazione con la tunisina Soreplast (il cui proprietaria è scappato in Germania poco prima di ricevere un mandato di arresto dalla procura di Sousse).

L’affare violava sia norme europee sull’esportazione di rifiuti non riciclabili sia le norme previste dalla Convenzione di Basilea sulle procedure di trasporto e analisi.

Una vicenda, passata in sordina sulla stampa italiana e che con ogni probabilità vede il coinvolgimento della criminalità organizzata, che si è risolta, per Tunisi, a fine 2021 con un viaggio del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Il traffico illecito di rifiuti italiani verso l’Africa, nonostante denunce e sequestri, è però un fenomeno in continuo aumento: quello tunisino è solamente il caso più eclatante.

Da Sousse a Salerno

I 213 container di rifiuti, dopo essere stati bloccati per più di un anno nel porto di Sousse (città tunisina patrimonio dell’UNESCO) dal 25 febbraio si trovano nel porto di Salerno e sono in attesa di essere nuovamente trasportati e stoccati.

Secondo quanto dichiarato da Michele Strianese, presidente della Provincia di Salerno, i container andranno a Persano, nel territorio del Comune di Serre. Lì saranno svolte le operazioni di caratterizzazione su un campione di 33 container. A seguire si avrà il trasferimento definitivo e lo smaltimento. Secondo Strianese “i rifiuti vanno smaltiti nel territorio della Provincia di Salerno per una questione di territorialità: i rifiuti sono stati prodotti a Salerno e lì vanno stoccati e smaltiti”.

Negli ultimi giorni, il dibattito sulla destinazione finale dei rifiuti aveva causato ulteriori polemiche. Il Comune di Serre aveva annunciato di voler presentare un esposto in riferimento alla legittimità dell’individuazione del Comprensorio Militare di Persano come luogo di stoccaggio. Secondo quanto affermato dalle autorità comunali, che sono arrivate a diffidare la Regione Campania, a Persano quello che una volta era un sito di stoccaggio si è trasformato di fatto in una discarica abusiva.

La cittadinanza si è mobilitata con una serie di presidi di fronte al Comprensorio Militare. Sindaci, associazioni locali, cittadini e politici si sono mossi per dire di no all’invio dei rifiuti nella Valle del Sele, un’area già danneggiata da anni di malagestione e corruzione. Le ultime dichiarazioni di Strianese lasciano pensare che le manifestazioni non abbiano avuto effetti concreti.

Una vicenda che mette l’Italia in imbarazzo

Le ottomila tonnellate di rifiuti rientrati sui container da Sousse a Salerno sono solamente la punta dell’iceberg di un sistema di smaltimento dei rifiuti che, ridicolizzando le convenzioni internazionali e il buon senso, da anni utilizza i paesi africani come discarica.

Negli ultimi anni i sequestri di rifiuti illegali in partenza verso l’Africa sono aumentati esponenzialmente. La maggior parte dei sequestri sono avvenuti in Campania e Liguria, ma i rifiuti provenivano da ogni parte d’Italia.

Secondo Legambiente, il traffico viene gestito dai clan della criminalità organizzata, i cui interessi si intrecciano con quelli dei colletti bianchi sia in Italia che all’estero. Un sistema favorito dalla corruzione diffusa, alimentata da un giro di affari che riesce a fare breccia nell’integrità dei funzionari doganali.

La speranza è che lo scandalo di Sousse sposti i riflettori dell’opinione pubblica e della politica sul tema dello smaltimento dei rifiuti.

Per l’Italia potrebbe essere arrivato il momento di smettere di nascondere lo sporco sotto un tappeto africano.