Mettetevi comodi, perché per ascoltare Donald Trump ci vogliono 107 minuti: più di qualunque altro presidente nella storia degli Stati Uniti. Il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione del secondo mandato ha tutto del kolossal tv: applausi da stadio, salti retorici tra l’epica e il surreale, tentativi maldestri di riscrivere la realtà a colpi di slogan. E non parliamo solo dei capelli un po’ meno pettinati del solito. Trump è tornato e, secondo le sue stesse parole, “La nostra nazione è tornata. Più solida, migliore, più ricca e più forte di prima. Questa è l’età dell’oro dell’America”.
L’America “vincentè e rispettata”: numeri (forse) e narrazione
Trump annuncia una “trasformazione” epocale che avrebbe catapultato il Paese in una dimensione mai vista. “Posso dire con dignità e orgoglio che abbiamo attuato una trasformazione mai vista prima. Non torneremo mai al punto in cui eravamo prima. L’America non è mai stata così rispettata”. C’è però una piccola nota a piè di pagina: mentre lui rivendica “la fine dell’immigrazione al confine” – “Da mesi non si verifica nemmeno un ingresso al confine”- i dati e, soprattutto, il sentore diffuso fra gli americani raccontano di un’inquietudine tutt’altro che conquistata.
Immigrazione, benzina e una pioggia di barili dal Venezuela
Sul palco Trump gioca carte forti: dal “100% dei posti di lavoro creati nel settore privato”, all’inflazione “finalmente scesa” e ai prezzi della benzina “calati”. Poi la chicca: “Abbiamo appena ricevuto dal Venezuela, nostro nuovo partner, più di 80 milioni di barili”, snocciolando un’amicizia improvvisa con Caracas che però, dettaglio non trascurabile, arriva dopo la rimozione violenta di Maduro. E il pubblico, almeno quello repubblicano, esplode in standing ovation a raffica mentre l’ala democratica resta rigida come statue di cera.
Diplomazia telegenica tra Iran e Ucraina
Sulla politica estera, tra una rassicurazione e l’altra, Trump giura: “Mai permetterò all’Iran di avere il nucleare”, evocando il fantasma dei missili capaci di colpire Europa e Usa. E con lo stesso tono minaccia-morale sottolinea “Con Teheran si sta negoziando. Preferiamo la diplomazia, ma la forza non è esclusa”. Sull’Ucraina, invece, si limita a promettere che “Stiamo lavorando molto duramente per porvi fine”, lodando chi (secondo lui) ha fermato otto guerre. D’altra parte, come la storia americana insegna, meglio una narrazione gloriosa che un confronto coi fatti troppo spinosi.
Con la Corte Suprema solo una punta di sarcasmo… Per ora
La tensione con la Corte Suprema, che ha bocciato i suoi dazi, aleggia pesantemente. Ma il presidente, che nei giorni scorsi su Truth aveva riservato stoccate ben più feroci ai giudici, si limita a definirne la decisione “deludente” e “sfortunata”. Avevate paura dello showdown? Le frecciatine più taglienti sono, del resto, riservate ai democratici, accusati di “volere più tasse per danneggiare la gente” e di “essere contenti” dello shutdown che, secondo lui, avrebbe bruciato 2 punti di Pil. Piccolo particolare: sono affermazioni che ballano su un filo sottile tra show e accurata selezione dei fatti.
Minoranze, polemiche e cartelli espulsi
Non solo cifre. Il grande presidente americano regala anche i suoi colpi di scena. Il deputato Al Green espulso per aver esibito il cartello “I neri non sono scimmie” (dopo i meme razzisti circolati in rete a proposito degli Obama). Le deputate democratiche che gridano “Bugiardo. Hai ucciso degli americani. Sei il presidente più corrotto della Storia”. Reazioni che mostrano quanto la distanza tra versioni ufficiali e inquietudini civili resti uno dei punti dolenti del sistema-Paese.
Bugie, verità o propaganda?
Alla fine del suo discorso, il presidente ribadisce: “Stiamo vincendo troppo… La gente mi chiede: Signor Presidente, stiamo vincendo troppo. Non ce la facciamo più!” Ma davvero questa America è così dorata come da copione? O, come notano i democratici (e non solo), “ogni minuto speso a seminare paura è un minuto non speso a indagare su veri crimini”? Alla fine, staremo a vedere se la realtà batterà lo show, oppure se, in omaggio a questa età dell’oro, sarà ancora la narrazione a vincere sulla cronaca.
