Cambia il potere in Procura, e vengono fuori gli altarini

Povera procura di Milano. Cioè, non è da queste parti siamo mai stati teneri con il Palazzo di Giustizia del capoluogo lombardo

Povera procura di Milano. Cioè, non è da queste parti siamo mai stati teneri con il Palazzo di Giustizia del capoluogo lombardo. Potremmo semplicemente dire che i nodi vengono al pettine, ma sovviene sempre quella sorta di ingiustizia rispetto al fatto che solo alla fine di un’era si scoprono tutte le magagne che non solo erano tollerate, ma conosciute da tutti. E fa ridere, se non piangere, che i giornali si dedicano allo sport di criticare oggi la procura siano gli stessi che ieri la procura usava per comunicare quasi come house organ, o ad ogni modo media privilegiati.

Ovviamente, morto un re se ne fa un altro e per accreditarsi con il nuovo bisogna screditare il vecchio.

La rivolta dei pm sui lavori della sezione reati internazionali

E’ un modo infallibile di procedere: per capire il tam tam non bisogna fare come gli indiani, ovvero appoggiare l’orecchio sui binari del treno, ma basta leggere ben bene i giornali. Nel giro di un paio di settimane, anche prima della nomina di Marcello Viola – nuovo procuratore capo, papa straniero in una struttura che da 50 anni sceglieva da sola i propri capi – è venuto fuori, ad esempio, che c’era la rivolta di buona parte dei pm rispetto al carico di lavoro della tanto celebrata sezione reati internazionali, quella dove hanno trattato il caso Eni che ha fatto crollare tutto.

I traduttori trattati da schiavisti

Poi si è saputo che all’addio di Riccardo Targetti, il facente funzioni dopo il pensionamento di Francesco Greco, buona parte dei vertici non ha partecipato. E qui si sfiora l’ineleganza. Poi si è saputo quello che si sa da sempre, ovvero che i traduttori vengono pagati da Palazzo di Giustizia talmente poco da – e stiamo scherzando – poterci aprire un’inchiesta per schiavismo: come altro potremmo definire il compenso di euro 4,075 lordi l’ora? Aspettiamo trepidanti quando qualcuno vorrà occuparsi delle perizie.

A fronte di (pochi) periti anche molto mediatici, anzi moltissimo mediatici, specialmente per supportare le tesi di alcuni programmi di approfondimento, che vengono pagati decentemente, ci sono frotte di periti che invece vengono pagati poco e male. E attenzione: non si possono neanche rifiutare, perché la “chiamata” del Tribunale equivale a dire “obbligo di prestazione”.

Altre cose che potrebbero emergere?

Le strutture non a norma, fatiscenti, i faldoni ai quali chiunque potrebbe avere accesso (tempo fa vidi personalmente un corridoio pieno di carte incustodite) alla faccia della privacy, e non diciamo delle fughe di notizie controllate e gestite fin dai tempi di mani pulite, come ha scritto Goffredo Buccini nel suo libro.

Nulla di tutto questo mi sorprende, anche se tutto mi scandalizza. Quel che mi scandalizza è che venga sempre tutto fuori quando il vecchio potere sta per essere rimpiazzato con il nuovo. Mai prima, quando sarebbe necessario. Sempre dopo, sempre in ritardo, sempre da paraculi.