E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
In questi giorni si sta verificando l’ormai consueto braccio di ferro sul rinnovo dei vertici della Triennale. Rarissime volte, anche quando a livello nazionale e locale i colori erano gli stessi e non come in questo caso divergenti (centrosinistra in Comune e centrodestra al Governo), le cose sono andate lisce. Sia per la Triennale che per il Piccolo, infatti, ci sono sempre opinioni diverse. Ed è un bene, perché è sintomatico di una città che non ha una opzione da offrire, ma tante, e molte di queste valide. Non è una cosa da poco.
Sto seguendo con grande attenzione il dibattito perché la Triennale, pur essendo una cosa forse poco “pop” come tutte le cose culturali di alto livello, è sicuramente una delle vetrine internazionali più importanti a livello globale. Non so come andrà a finire, e sui nomi non mi esprimo. Una cosa però è certa: Milano non può sbagliare. Ma non può neanche giocare sul sicuro, come sempre. Può anche permettersi di scommettere, di giocare fuori dagli schemi, di prendere qualche giovane promessa piuttosto che qualche solito stronzo, come diceva Arbasino. E pure magari rispetto a qualche venerabile maestro, la giovane promessa può essere più in linea con una città che vuole iniziare un nuovo ciclo.
Chi sia, questa promessa, non è compito mio dirlo. Nè quanti anni debba avere per essere qualificata “giovane” (ci sono “giovani” anche di 60 anni nel mondo dell’arte e dell’architettura), perché in questo caso non si parla di età anagrafica ma di freschezza sulla scena nazionale e internazionale.
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