Ecco come i Ceo stanno perdendo miliardi perché è finita la pandemia

Miliardi di dollari in fumo per la fine delle vacche grasse post-Covid: cosa succede ai "signori" della pandemia dopo la fine dell'emergenza

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Per capire quanto ci sia differenza tra i “miliardi” volatili delle borse e l’economia reale. E sottolineare come la crisi sanitaria abbia fatto la fortuna di molti nuovi entranti nel gotha economico mondiale.

Il grande riflusso delle borse sta ridimensionando e portando su valori più realistici molte delle fortune dei miliardari che erano esplose durante la pandemia. E Bloomberg di recente, in particolar modo, ha sottolineato come a vedere erosi i propri patrimoni sono i cosiddetti Covid Billionaires, i fondatori, gli azionisti e i top manager delle aziende che erano esplose durante la pandemia.

Appartenenti soprattutto a piattaforme tecnologiche, servizi di comuniciazione e, ovviamente, farmaceutico e biomedicale.

Il crollo dei Covid Billionaires

In poco meno di tre anni, 58 imprenditori hanno visto la loro ricchezza moltiplicarsi rapidamente, dati i loro legami con le aziende che hanno soddisfatto le esigenze nate dalla pandemia – e altrettanto rapidamente hanno visto quelle nuove fortune sgretolarsi, secondo un’analisi di Bloomberg del 17 ottobre.

Il patrimonio netto medio dei 58 miliardari è ancora maggiore rispetto al pre-pandemia, ma i loro guadagni fuori misura sono crollati più bruscamente rispetto a più di 100 membri dell’indice dei miliardari di Bloomberg, la cui ricchezza non era vincolata al contesto Covid-19.

I 58 imprenditori lavorano in vari campi: soluzioni casalinghe, vaccini COVID-19, strumenti di lavoro a distanza, e-commerce, attrezzature mediche, tecnologia di pagamento e chip. “Più della metà dei magnati sono associati a abitudini casalinghe, lavoro a distanza o e-commerce”, nota  Bloomberg. “Un terzo è legato ad aziende del mondo farmaceutico e sanitario, che producono di tutto, dai vaccini ai ventilatori”.

Zoom, il record (negativo) del fondatore Yuan

In cima Eric Yuan, presidente e Ceo di Zoom, entrato nel club dei miliardari del pianeta il 7 aprile 2020, che ha visto il suo patrimonio netto scendere dell’84% dal picco della pandemia al 30 settembre scorso dopo che la riapertura delle economie e l’intensificazione della concorrenza per i software di videoconferenza ha eroso il dominio sul terreno.

Quando gran parte del mondo “Zoommava” per permettere ai cittadini e ai lavoratori di continuare con le loro vite professionali e personali durante i lunghi periodi di distanziamento sociale, la fortuna di Yuan è salita a quasi 29 miliardi di dollari nel settembre 2021, cento volte i livelli pre pandemia. Al 30 settembre, ammontava a 4,6 miliardi di dollari.

In parte va detto che Yuan ha donato circa un terzo della sua quota Zoom l’anno scorso quando questa percentuale aveva una valutazione di 6 miliardi di dollari e ha incassato oltre 2,6 miliardi dalle vendite di azioni dall’inizio del 2020.

Ma va detto che con una perdita del 56% al Nasdaq Zoom ha fortemente eroso le sue fortune nell’ultimo anno. Sottraendo al massimo della valutazione la quota donata (6 miliardi di dollari) e aggiungendo le entrate da vendite (2,6 miliardi) possiamo valutare la perdita netta di fortuna di Yuan dal settembre 2022 in 21 miliardi di dollari.

La “meteora” dei miliardari, Forrest Li

Al secondo posto Forrest Li, l’uomo diventato la “meteora” dello shop online mondiale con la sua compagnia Sea Ltd.

Li è stato per breve tempo la persona più ricca di Singapore l’anno scorso: la sua fortuna è salita a quasi 22 miliardi di dollaro quando i consumatori bloccati a casa si sono rivolti allo shopping e ai giochi online.

Per una delle stelle più brillanti dell’Asia – le azioni di Sea Ltd. sono aumentate del 2.300% dal 2017 al 2021 nella speranza che espandesse le sue offerte oltre il suo territorio nazionale – il declino è stato rapido.

La notizia che il suo più grande sostenitore, il colosso cinese Tencent Holdings, stava vendendo parte della sua partecipazione ha scosso gli investitori, con il sell-off di azioni che si è aggravato quando l’India ha bandito bruscamente il suo gioco per cellulare più popolare. Ora, mentre i consumatori si ritirano dalla spesa online a causa dell’aumento dei tassi di interesse e dell’inflazione, l’azienda sta tagliando i posti di lavoro e il top management sta rinunciando agli stipendi per frenare le perdite crescenti e riconquistare gli investitori.

Il risultato? Una perdita dell’83% per il patrimonio di Li, sceso a 3,8 miliardi di dollari.

Per il re delle auto usate un declino non traumatico

Completa il podio Ernie Garcia, fondatore e Ceo di Carvana. L’azienda, basata in Tennessee, ha costruito nella primavera 2020 la più grande piattaforma di e-commerce per le auto usate e ha avuto una delle crescite più sostenute nei listini già in dinamico movimento dell’era pandemica. Le forti scommesse sulla sua strategia di crescita a tutti i costi hanno fatto salire il titolo di 25 volte dalla sua quotazione, prima che si instaurassero nervosismo e un tracollo della fiducia dei consumatori.

Garcia, che possiede circa il 30% di Carvana, a un certo punto aveva attestato la sua fortuna a quasi 22 miliardi di dollari. La sua fortuna ora si attesta a meno di un quinto di quella, a 4 miliardi di dollari (-82% dal picco) anche se ha intascato notevoli guadagni dopo aver venduto azioni per miliardi di dollari durante il rally in borsa.

Moderna e il ridimensionamento del Ceo Bancel

Non va molto meglio al Ceo di Moderna Stéphane Bancel, che ha registrato un calo del 75% del suo patrimonio netto dal picco di COVID-19 al 30 settembre. Bancel “era solo un altro scienziato-investitore che lavorava nei laboratori di Cambridge, Massachusetts, quando la pandemia è esplosa”, scrive Bloomberg.

Nell’agosto 2021, centinaia di milioni di persone avevano ricevuto il vaccino COVID-19 di Moderna, spingendo le azioni della società a un massimo storico ed elevando il patrimonio netto di Bancel a  15 miliardi di dollari. Omicron e la sua capacità di eludere i vaccini spingerebbero lo scetticismo e lo sgretolamento del patrimonio netto di Bancel, che ammontava a 3,7 miliardi al 30 settembre 2022. Il CEO ha detto che alla fine ha intenzione di dare via la maggior parte dei suoi soldi.

Un trend generale

La ricchezza è diminuita drasticamente in ciascuna delle sette categorie di business analizzate da Bloomberg, con l’e-commerce che ha visto i maggiori ritiri. “Gli asset sono diminuiti di valore in media del 58% rispetto al loro picco. L’interesse degli investitori – e le scommesse speculative – si sono raffreddati e molte persone annoiate a casa hanno ripreso le loro vite pre-Covid”, afferma l’analisi.

Kim Forrest, fondatore della società di investimento Bokeh Capital Partners con sede a Pittsburgh, ha paragonato la rapida ascesa delle società che beneficiano degli ordini di rimanere a casa alla bolla dot-com di fine Anni Novanta. “Stavano riempiendo una nicchia che aveva un disperato bisogno di essere colmata, ma non era un tipo di strategia sostenibile a lungo termine”, ha detto a Bloomberg. “Gli investitori sono alla ricerca di crescita e non c’è più crescita nel lavoro da casa”.

I miliardari che hanno visto le loro fortune sgonfiarsi possono guardare in ogni caso il bicchiere mezzo pieno. Le loro fortune sono moltiplicate di numerose volte rispetto al periodo pre-pandemico. Il riflusso delle borse, l’aumento delle incertezze e la crescita dei tassi hanno portato al calo delle fortune anche dei big della borsa mondiale.

I miliardi in fumo dei colossi del Big Tech

Cali minori in termini percentuali, ma maggiori di quelli analizzati in termini di fortune erose dallo sgonfiamento dei listini. Le 500 persone più ricche del mondo hanno perso 1,4 trilioni di dollari di ricchezza fino ad oggi nel 2022. Un declino vertiginoso che in particolare ha colpito il Big Tech. I leader delle grandi aziende tecnologiche hanno visto il loro patrimonio netto diminuire di un terzo rispetto al picco della pandemia.

E’ il caso di Larry Page, co-fondatore di Google e membro del consiglio di amministrazione di Alphabet. Ha visto il suo patrimonio netto salire a 133 miliardi al picco durante la fase del COVID-19; per poi ricadere a 89 miliardi il 30 settembre scorso. Larry Ellison, presidente e Chief technology officer di Oracle, ha visto il suo patrimonio netto salire a 120 miliardi nel picco della pandemia; e poi retrocedere a 80 miliardi al 30 settembre. E dai valori massimi, durante la crisi energetica e dell’inflazione la fortuna di Elon Musk è precipitata di quasi 62 miliardi di dollari. Jeff Bezos ha visto la sua ricchezza crollare di circa 63 miliardi di dollari. Il patrimonio netto di Mark Zuckerberg è stato ridotto di oltre la metà, tanto da esser stato superato anche dal “re” della Nutella Giovanni Ferrero.

Miliardi in fumo nel mondo post-pandemia

In particolare Meta, la compagnia che controlla Facebook e il suo impero, è stata sorpassata a inizio ottobre in borsa da un colosso della old economy come ExxonMobil, gigante del petrolio e del gas. Exxon vale oggi 420 miliardi di dollari, Meta solo 365, meno di un terzo rispetto ai picchi di un anno fa. Questa è la rotta per capire i nuovi trend di mercato, che contro le crisi del presente valorizza energia, industria, economia reale. Ciò che dà da mangiare e permette di sostentare le persone è diventato un asset proprio per la sua materialità. E questo ha ribaltato buona parte degli assunti che, assieme al sanitario, aveva portato i colossi dell’economia immateriale a spadroneggiare; assieme ai miliardari “creati” dal Covid nello scorso biennio.