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Prima leccavano, oggi attaccano. Ma in politica nessuno è morto finché non è morto

Che fastidio quelli che fino a ieri cantavano le lodi di Conte e Casalino e oggi hanno all'improvviso cambiato idea.

Il calcio dell’asino ha rotto le palle. Sapete che cosa è il calcio dell’asino? E’ quello che si tira al potente di turno appena caduto in disgrazia. Prima sono tutti là a leccare, in ginocchio. Poi, appena l’altro viene detronizzato, giù schiaffoni e calci per rifarsi una verginità mai avuta, gettata alle ortiche decenni prima. Non ho alcun interesse per le sorti future di Casalino e Conte, così come non ho mai avuto alcun interesse per i loro fasti recenti. Sono stato accusato di essere leghista (come se fosse una colpa, ma semplicemente non lo sono), perché attaccavo il governo del Sud in carica fino a un mese fa.

Per quanto riguarda Casalino: ha rappresentato l’apice dell’arroganza degli addetti stampa di potere. Non una cosa sconosciuta, in Italia, per chiunque si sia rapportato con i numeri uno delle grande aziende statali, e con i più alti livelli dello Stato. Ho conosciuto portavoce gentilissimi e potentissimi, e arrogantissimi e parimenti potentissimi. Non è in discussione il cattivo carattere di chi governa o di chi porta la sua voce (e spesso chi si assomiglia si piglia), ma l’attitudine a leccare di chi deve raccontare chi governa.

Intendiamoci: se un giornale crede in una causa,  in un uomo, in un partito, fa bene a schierarsi in modo dichiarato. Io non accuserò mai il Fatto di aver raccontato positivamente Conte, perché è chiaro che era l’house organ del Movimento, e dunque faceva scopertamente quello che voleva e doveva fare. Quello che mi infastidisce è vedere giornali che si professano indipendenti andare a picchiare laddove prima leccavano. Commentatori Facebook, qui e là, a sparare frecciate quando prima chiedevano e chiedevano. E così ecco i ritratti al vetriolo su Conte, su Casalino, su tutti i ministri uscenti. Che fastidio, francamente.

Anche perché in Italia bisogna sempre ricordarsi che nessuno muore, in politica, finché non è morto davvero. E così magari capita, come è successo con Berlusconi (oddio, mi daranno del berlusconiano, adesso?) almeno una decina di volte, di aver pestato a sangue uno che avevano leccato, che poi torna ad essere potente e quelli tornano a leccare, per poi pestare di nuovo e così via, in un girone di stucchevolezze estreme. E poi ci si chiede perché gli italiani non credono più nella stampa indipendente.