Il “competente” Calenda? Meno attivo di Salvini al Parlamento Europeo

Sei interventi in pubblico e un rapporto in tre anni di attività. Carlo Calenda al Parlamento Europeo lascia poche tracce

Carlo Calenda si sta muovendo con forza per occupare il centro della campagna elettorale nel mondo liberal-progressista usando il mantra della buona politica e della competenza. Il mantra dell’ex manager e politico romano è chiaro: da un lato ci sono i competenti, i preparati, i restauratori del cursus honorum, dall’altro, sul fronte principalmente del centro-destra e del Movimento Cinque Stelle, i “bipopulisti”, i “cialtroni”, come ama definirli, a maggior onta etichettati anche come proxy di Vladimir Putin. A cui Calenda contrappone una visione che definisce liberale, fondata sulla buona politica, sull’europeismo.

Ma a ben guardare, nella sua attuale esperienza istituzionale da eurodeputato l’ex Ministro dello Sviluppo Economico dei governi Renzi e Gentiloni non sta lasciando molte tracce di tale visione.

Calenda, eurodeputato-fantasma

Le attività di Calenda al Parlamento Europeo dall’elezione nel 2019 ad oggi sono sostanzialmente ridotte al lumicino. Togliendo le mozioni di cui si è fatto sottoscrittore assieme al suo gruppo Renew Europe, guidato dal centro macroniano francese, e limitandoci alle principali proposte politiche vediamo che Calenda ha compiuto solo sei interventi in aula in oltre tre anni.

La prima volta il 17 settembre 2019, con un brevissimo cameo di sostanziale politica interna: “la democrazia liberale è sotto attacco e rimarrà sotto attacco per i prossimi dieci anni. È sotto attacco dall’interno, da parte di partiti come la Lega e il Movimento 5 Stelle in Italia che la vogliono demolire, e a questo attacco si risponde con le elezioni, perché la democrazia si difende con la democrazia”. Calenda usò Strasburgo per annunciare la sua fuoriuscita dal Partito Democratico che si era alleato coi grillini nel governo Conte II.

Seguirono, il 13 novembre successivo, due brevissimi passaggi in una discussione sul settore europeo dell’acciaio, un passaggio il 23 novembre 2020 per parlare della Strategia industriale europea, un breve intervento contro la centralizzazione della campagna di acquisti vaccinale europea il 10 febbraio 2021 e un altro intervento, a favore della regolazione della concorrenza da parte dell’Ue, nella sessione del 18 maggio 2021. Da allora Calenda non ha più fatto alcun intervento in plenaria.

Anzi, la Strategia industriale europea di cui nel novembre 2020 Calenda ha parlato è rimasta, ad oggi, l’unica proposta della maggioranza europea imperniata su Popolari, Socialisti e Renew Europe di cui il 49enne politico romano è stato relatore. In seguito, Calenda ha presentato alcune proposte minori, come interrogazioni a risposta scritta alla Commissione sulla politica energetica e il net zero come obiettivo per il 2050 ma non ha mai fatto sentire la sua voce come promotore di iniziative legislative.

I confronti con i colleghi più attivi

Si può sicuramente obiettare a questi distinguo che Calenda è membro a titolo personale, dopo l’uscita dal Pd, del gruppo a guida macroniana e che questo sia junior partner nella coalizione maggioritaria a Strasburgo. Ma se confrontiamo le sue attività con un esponente del suo stesso gruppo come il francese Pascal Canfin, la differenza spicca: Canfin è intervenuto trenta volte in assemblea, è stato relatore di due proposte e per trentacinque volte ha espresso l’opinione del Comitato dell’Ambiente e della Salute Pubblica di cui è membro su proposte che vanno dalle linee guida per il budget a quelle sullo sviluppo sostenibile.

Prendiamo un Eurodeputato di peso di un gruppo di dimensione ancora più piccolo, i Verdi: Damian Bosellager, eletto con la sezione tedesca di Volt Europe, ha avuto un ruolo dinamico nonostante la piccolezza tanto del suo partito quanto del suo gruppo. Nel suo curriculum di legislatura figurano 57 contributi in plenaria, 3 interventi come relatore di maggioranza e 12 come shadow rapporteur  quando gli ecologisti si sono schierati con la minoranza.

Gualtieri e Salvini? Al loro confronto Calenda è inattivo

Ridotto anche il record di Calenda se confrontato a quello dei due più celebri eurodeputati attivi nella scorsa legislatura in rappresentanza dell’Italia: Roberto Gualtieri e Matteo Salvini. L’attuale sindaco di Roma ed ex Ministro dell’Economia, contro cui Calenda si è scontrato nell’autunno scorso, da presidente della Commissione Economia e Finanze di Strasburgo ha promosso da relatore ben 44 proposte decisamente strategiche, che andavano dalla decisione sui membri da nominare ai comitati di vigilanza finanziari e bancari alle regole sulla disciplina di bilancio e i fondi strutturali Ue. In cinque anni Gualtieri è intervenuto ben 89 volte in plenaria e presentato 44 mozioni, lasciando dunque una traccia ben identificabile delle sue attività. Ma anche Salvini, spesso attaccato come assenteista, in meno di cinque anni di mandato (entrato in carica nel 2014, si è dimesso nel marzo 2018 per andare al Senato) è intervenuto per ben 265 volte al Parlamento Europeo in plenaria, due volte è stato relatore di minoranza e ha presentato 11 mozioni su temi che andavano dalla tutela del cibo europeo al caso Giulio Regeni.

Calenda ha di fatto cessato ogni attività parlamentare dopo aver lanciato la sua campagna elettorale per la carica di Sindaco di Roma, nel cui consiglio comunale dopo il voto non si è insediato, e di fatto in un anno e mezzo non ha prodotto proposte di policy ufficiali sino allo scarno documento di 14 punti concluso con Emma Bonino all’inizio della campagna elettorale italiana. Non un ruolino incoraggiante per chi vuole portare la competenza e il duro lavoro come modello in politica: Calenda è, alla sua prima esperienza parlamentare (nel 2013 da candidato di Scelta Civica non fu eletto), a dir poco rimandato. Dopo settembre, dopo il voto politico italiano, ci saranno per lui gli esami di riparazione. In cui dovrà essere chiamato a rispondere agli slogan e ai proclami ambiziosi con cui adorna le sue proposte politiche.