Politics Sanità privata in Lombardia, l'usato sicuro che nessuno mette (davvero) in discussione

Sanità privata in Lombardia, l’usato sicuro che nessuno mette (davvero) in discussione

Pierfrancesco Majorino, commentando un post su Facebook relativo ai riformisti milanesi, ha spiegato di sostenere l’operazione soprattutto in vista della sfida della Regione. È solo l’ultimo sintomo di un vasto movimento d’opinione che ritiene la Regione Lombardia contendibile, per la prima volta dopo 29 anni. Beppe Sala in occasione della presentazione di una lista unica riformista, la sera dell’8 giugno al teatro Franco Parenti, ha detto più o meno la stessa cosa: bisogna costruire per quella sfida là. Vien da dire che per la prima volta il centrosinistra prende sul serio la sfida regionale, davvero sul serio, senza darla per perduta.

I flop del Pd lombardo da Giorgio Gori a Umberto Ambrosoli

Ci provò Giorgio Gori tre anni fa, ma non andò bene. Ci provò prima Umberto Ambrosoli, bravissima persona, e non andò proprio bene. E tutti gli altri prima, sconfitti uno dopo l’altro sull’altare delle critiche – sempre uguali e sempre bocciate – al sistema sanitario privato, come se tutti quelli (per dirne una) che stanno andando a vaccinarsi all’Humanitas non capissero che quel sistema privato funziona. Dopo vent’anni di porte sbattute in faccia dagli elettori, non sarà la pandemia a mostrare la corda di quel sistema.

Sanità privata in Lombardia: è finito un “sistema”?

Quel che mostra la pandemia è che un sistema è finito, questo sì. Anche le sue ultime lontane propaggini, anche le code lunghe. Perché il sistema attuale, che Roberto Maroni ha solo detto di aver cambiato (di fatto, quel governatore ha fatto poco o nulla, o peggio), è ancora figlio dell’ex presidente lombardo Roberto Formigoni. Il problema è che la macchina non è stata aggiornata, non sono state impostate linee di sviluppo, e Attilio Fontana si è trovato a gestire troppo presto la pandemia.

La ricerca di un nuovo modello per la sanità (anche privata) in Lombardia

Non sfugge che sia il centrodestra che il centrosinistra sono alla ricerca di un nuovo modello per la Regione Lombardia. Il che è un bene, perché permette alla locomotiva d’Italia (che non è Milano e basta, ma è il sistema lombardo) di fare la necessaria manutenzione per troppi anni rinviata. Di più: finalmente la politica regionale torna centrale, dopo anni e anni di disattenzione. Pensateci: sui giornali c’è sempre stata una sproporzione di attenzione tra il Comune e la Regione, con il Comune sempre favorito, indipendentemente dal colore. Eppure i fondi e le competenze regionali sono enormemente più grandi.

Quali sono le idee per il futuro della sanità in Lombardia?

E quindi? Quindi bene che sia salita l’attenzione. Il problema però è che lo si sta prendendo dalla parte opposta a quella giusta. Lo si prende dalla parte di “chi ci sta” e non su che cosa. I riformisti ci stanno? Bene, però sarebbe l’ora di mettersi d’accordo su quale piattaforma anche perchè i nodi da sciogliere sulla sanità lombarda sono tanti.

A Majorino va bene mantenere la sanità privata così com’è e riformare la sanità territoriale? Oppure il mantra è quello di “sanità pubblica, sanità pubblica”? Al centrosinistra va bene di andare a riformare pesantemente il ruolo dei medici di base, che ogni giorno offrono nuovi spunti di rabbia, e che sono davvero l’anello debole della catena? Oppure prevarranno le istanze sindacaleggianti? E a destra: si vuole oppure no mettere in discussione il sistema dirigenziale della Regione nella sua profondità, oppure l’usato sicuro, magari delle decime linee di un tempo, rimane l’unica tattica per il futuro?

Occorre un think tank, dove per tank si intende carrarmato, perché questa è una guerra di idee che fa bene, o dovrebbe far del bene, alla nostra società.

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