Home Politics La Sardegna e il sistema di scrutinio che fa acqua. Di alcune sezioni non si sanno i risultati del 2019…

La Sardegna e il sistema di scrutinio che fa acqua. Di alcune sezioni non si sanno i risultati del 2019…

SARDEGNA

1825 sezioni scrutinate su 1840 in Sardegna. Non stiamo parlando del voto del 2024, ma di quello del 2019. Questo, perlomeno, quanto dichiara ufficialmente la Regione Sardegna sul suo sito. Nei giorni in cui da Cagliari la Corte d’Appello ricorda che Alessandra Todde non è stata ancora proclamata presidente dopo la vittoria contro Paolo Truzzu, il mistero della fine degli scrutini sardi continua. E guardando sul sito della Regione Sardegna, si nota che anche la conta dello scrutinio che incoronò Christian Solinas presidente nel 2019 non è mai stato aggiornato fino in fondo.

Quei seggi del mistero sul voto in Sardegna del 2019

I dati ufficiali parlano infatti di quindici sezioni mancanti per i voti di lista e sette che mancano per i voti al presidente. Chiaramente, non un errore da matita blu: la vittoria di Solinas fu netta e l’elezione del presidente non avrebbe risentito da queste poche disomogeneità, peraltro distribuite trasversalmente nell’isola.

Diverso è il caso nelle elezioni 2024, ove il dato delle sezioni mancanti è necessario per dichiarare chiusa la partita a favore della candidata del campo largo. Quando la Corte d’Appello certificherà il voto delle diciannove sezioni mancanti sarà messa nero su bianco la vittoria di 2-3mila voti dell’esponente del Movimento Cinque Stelle. Ora le sezioni scrutinate sono 1825, su un totale però di 1844.

Sardegna e voti mancanti

Assurdità e fragilità di un sistema di conta dei voti che esula, per i voti territoriali, da quello utilizzato a livello nazionale, ovvero il portale “Eligendo” del Ministero dell’Interno. Su cui confluiscono dati e statistiche in tempo reale e risultati consuntivi del voto politico a ogni livello, permettendo tracciabilità e chiarezza. Di problematiche tecniche ha parlato l’amministrazione uscente di Cagliari, adducendo che fosse una questione di computer e tecnologia.

Ma conta anche un fattore umano alla base. In Sardegna, nota Linkiesta, “Ogni seggio, stando a quanto spiegato dall’ufficio elettorale sardo, conclude lo spoglio e redige due verbali. Ognuno riporta i voti per il presidente, quelli per il singolo consigliere e, ancora, il risultato delle singole liste. Un documento viene inviato alla Corte d’Appello, l’altro al Comune”. Poi, “inizia il secondo passaggio: un funzionario appositamente formato deve occuparsi di caricare i risultati (non solo i voti per il presidente, ma tutti) sul Sistema informativo elettorale regionale (Sier), seggio per seggio”.

Caricamento, ça va sans dire, manuale. E che si incontra con le fragilità tecniche. Il Sier “quando rileva delle anomalie non manda il dato sul sito”, spiegava a spoglio aperto il 27 febbraio il direttore del servizio elettorale e di statistica della Regione, Sergio Loddo a L’Unione Sarda.

Una spiacevole unicità

Per queste problematiche l’amministrazione della Sardegna è rimasta a lungo in un limbo. E il fatto che manchino sezioni che devono dare il risultato definitivo già dal voto del 2019, in cui la coda finale non avrebbe influito, mostrerebbe, se confermata, che le problematiche informatiche e di caricamento dei dati non nascono oggi.

E devono far profondamente ripensare al fatto che l’estraneità della Sardegna al sistema nazionale di gestione del flusso elettorale è un’anomalia che va sanata. Unica su molti fronti, l’Isola dei Nuraghi deve esserlo per ciò che è valorizzante e sistemico. Non per inefficienze di questo tipo che lasciano sul bilico la gestione politica e amministrativa. C’è tempo fino al 2029, anno delle prossime Regionali, per sanare questo equivoco.