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“Pirellino” abbandonato? Ecco le carte che stoppano Catella

Catella ha diritto ai bonus volumetrici sul Pirellino? Ecco le carte che bloccano il maxi progetto firmato Boeri e Diller

di Francesco Floris

Un grattacielo abbandonato? Manfredi Catella e Coima non hanno dubbi: certo che sì. Il “Pirellino” rientra in questa categoria. E forti di questa convinzione hanno presentato un’ampia e dettagliata documentazione agli uffici tecnici dell’Urbanistica milanese. Motivo? Dimostrare che gli ex uffici tecnici del Comune di Milano comprati nel 2019 in asta sono abbandonati da più di cinque anni. Obiettivo? Accedere ai bonus volumetrici che la nuova legge di Regione Lombardia garantisce a costruttori e immobiliaristi che riqualificano edifici abbandonati e pericolanti. A Mister Porta Nuova ora manca solo il voto favorevole di Palazzo Marino – slittato per approfondimenti sulla vicenda – prima di potersi aggiudicare il 25% di indici in più. E partire spedito, a quel punto, con i cantieri del maxi progetto immobiliare visionario su Pirelli 39, immaginato e disegnato dagli architetti Stefano Boeri e Elizabeth Diller, che sognano di realizzare un distretto della natura e dell’energia. Tempi? Quattro anni dalla prima “pietra”. Tutto sarà pronto per le Olimpiadi.

La lettera di De Cesaris

Ma la strada di Catella è meno in discesa di quanto s’immagini. Non solo per lo scontro politico che il caso sta suscitando in città, con l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran contrario al bonus volumetrico e che si è messo pubblicamente di traverso, definendo incostituzionale la nuova legge e dicendosi pronto ad andare fino alla Consulta. Ora sulla strada di Catella spuntano anche nuove carte del Comune di Milano. Domanda: davvero il “Pirellino” è abbandonato dal 31 marzo 2015 e ha diritto ai benefici? Coima lo sostiene e fra i documenti chiave cita anche una circolare che l’ex vice sindaco e assessore all’Urbanistica di Milano nella giunta Pisapia, Ada Lucia De Cesaris, invia il 6 maggio 2015 all’Ordine degli Architetti. Dicendo loro di rivolgersi per le pratiche nelle sedi di via Bernina e via Edolo utilizzando il sistema di prenotazioni online.

Il Pirellino è abbandonato?

Ha ragione Catella quindi? Non esattamente. Almeno a giudicare da altri documenti. Alcuni dei quali sono citati proprio all’interno del rogito siglato fra Palazzo Marino e Coima sgr il 25 novembre 2019, davanti al notaio Edmondo Toschini. Carte da cui emerge come all’interno dell’edificio si stessero effettuando lavori di riqualificazione e manutenzione ben oltre il 2015 e ben prima delle procedura di vendita pubblica. A cominciare da manutenzioni straordinarie e bonifiche da amianto. Oppure dalla rimozione di parti impiantistiche ed edilizie interne. O ancora dell’ampliamento dei manufatti presenti su alcune aeree circostanti – come l’autorimessa “Einaudi” – che saranno poi oggetto dell’asta pubblica che incorona vincitore Catella. Si tratta di lavori autorizzati dall’amministrazione (delibera di Giunta municipale 1178 del 26 giugno 2018). Altri interventi ancora precedenti erano stati già aggiudicati il 24 marzo 2016 alla ditta GI.MA.CO. Costruzioni srl. E si sono conclusi solo il 19 novembre 2019: sei giorni prima del famoso rogito. Ora c’è una domanda che si pongono gli addetti ai lavori del settore real estate milanese: ma se un palazzo nel quale all’interno ditte e operai stanno lavorando su bonifiche, manutenzioni e riqualificazioni è da considerare abbandonato, allora quanti sono gli edifici a Milano che hanno diritto ai bonus volumetrici? Centinaia, rispondono gli esperti. Forse di più.

La vendita del Pirellino? Decisa solo nel 2018

Del resto l’idea di vendere il “Pirellino” e cedere un pezzo di patrimonio comunale per fare cassa, è un’idea che approda a Palazzo Marino solo di recente. Con la giunta di Beppe Sala, non con quella di Giuliano Pisapia. Viene messa nero su bianco nel 2018 dentro al Piano delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio immobiliare allegato al Documento Unico di Programmazione del Comune di Milano. Quando? Marzo 2018. Prima di quella data, nelle presentazioni pubbliche a tema “Trasferimento del Pirellino”, si parlava genericamente di “individuare una sede temporanea dove ospitare gli uffici ed i servizi insediati attualmente in via Pirelli”. Questo perché la situazione manutentiva dell’immobile che ospitava gli uffici tecnici del Comune era pessima. Soprattutto d’inverno. Con numerosi guasti e prolungate sospensioni del servizio di riscaldamento. Uno stato che non garantiva agli 800 dipendenti dell’amministrazione (e ai visitatori dell’edificio, architetti e ingegneri in particolare) di operare in condizioni di sicurezza e a norma di legge. Per questa ragione ancora nel 2013 (delibera di giunta 2434 del 29 novembre) Palazzo Marino sancisce un progetto pubblico di riqualificazione. Lo fa dopo aver tentato invano la strada di un’alternativa “di mercato”, tramite permuta con i privati, che però non va in porto perché l’unica offerta presentata viene giudicata inammissibile. Allora Pirelli 39 viene prima inserito nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche 2013-2015. Poi la progettazione esecutiva viene affidata a Metropolitana milanese, la società in house di Palazzo Marino, con lo scopo di affidare i lavori a imprese esterne.

Un trasferimento temporaneo

Nel frattempo, si legge nelle carte, il Comune si mette alla ricerca di “un immobile in locazione da utilizzare in via temporanea”. Che viene individuato negli uffici di via Bernina 12 in zona Maciachini. “In via temporanea”. Tre parole. Sufficienti a mettere i bastoni fra le ruote al numero uno dell’immobiliare milanese. Il quale ha già detto in conferenza stampa che comunque non c’è problema. Se l’amministrazione si metterà di traverso, Catella andrà avanti lo stesso. Senza il 25% aggiuntivo ma rinunciando a realizzare il “Ponte-Serra”: lo spazio pubblico che Coima vuole donare alla città e dove avrebbe – sostiene – spalmato le volumetrie figlie del bonus. Un’affermazione che però fa a pugni con le regole del Piano dei Servizi di Milano (le norme del Piano di governo di territorio). Che dicono altro: cioè che se un servizio è di pubblico interesse, allora non viene conteggiato nelle volumetrie. Come finirà?