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Lombardia, riecco i bonus volumetrie dopo la guerra con Milano

Abbassato da 5 anni a 3 mesi il tempo di "dismissione" per ottenere un bonus fino al 25%

di Francesco Floris

Immobili abbandonati da “almeno tre mesi” invece che da da “cinque anni”. Tornano i premi volumetrici fino al 25% per chi riqualifica palazzi dismessi in Lombardia. Lo può riferire True-News che ha consultato la proposta di modifica della legge sulla rigenerazione urbana uscita dalla giunta guidata dal Presidente della Lombardia Attilio Fontana il 19 aprile. La legge è stata oggetto di un pesante contenzioso fra Regione e Comune di Milano. In particolare fra l’assessore regionale a Territorio e Protezione civile, il leghista Pietro Foroni, e il suo omologo milanese, Pierfrancesco Maran, proprio sui bonus volumetrici e con alcuni fra costruttori e immobiliaristi che contestavano la linea del Comune di Milano. Tanto che la norma è stata portati dagli avvocati di Palazzo Marino davanti al Tar della Lombardia con un ricorso per incostituzionalità. I giudici amministrativi hanno accolto in via preliminare spedendo la legge alla Corte Costituzionale.

Regione, come anticipato da True-News, ha deciso allora di non attendere i tempi dei giudici della Consulta. E di modificare la legge in proprio per accelerare i tempi. Nella nuova versione partorita dalla giunta Fontana rimangono i bonus volumetrici dal 10% fino al 25% per chi riqualifica immobili a qualunque destinazione d’uso dismessi o comunque critici sotto il profilo della “salute, sicurezza idraulica, problemi strutturali che ne pregiudicano la sicurezza, inquinamento, degrado ambientale e urbanistico-edilizio”. I tempi dell’abbandono “necessario” per ottenere i bonus vengono però abbassati da 5 anni a tre mesi. Con l’effetto che saranno molte di più le proprietà che potranno accedere al bonus a costo zero. A Milano per esempio erano 39 gli edifici dismessi da oltre cinque indicati dalla delibera di fine dicembre 2020 di Palazzo Marino e che avevano fatto richiesta all’Urbanistica. Ora quanti saranno?

Le modifiche introdotte da Palazzo Lombardia riguardano invece due aspetti. Primo: il bonus attuale viene considerato “una tantum” e quindi, a differenza della norma precedente, la delibera non sarà agiornata di anno in anno inserendo nuovi indirizzi e quindi sarà esclusa la possibilità di individuare immobili che dovessero maturare le condizioni di criticità dopo l’entrata in vigore della legge. Una tutela volta a impedire azioni speculative – di cui si iniziavano a intravedere alcuni segnali a Milano – e cioè dismissioni pilotate del patrimonio immobiliare da parte di grossi operatori (immobiliaristi, banche, assicurazioni, fondi pensione, casse previdenziali etc.), magari sfrattando per finita locazione i ceti meno abbienti, con il solo scopo di accedere dopo cinque anni agli incentivi volumetrici e fiscali della norma. Allo stesso tempo però il meccanismo diventa in parte automatico e non più solo su richiesta: i Comuni saranno obbligati a far accedere ai benefici della norma quegli edifici dismessi e abbandonati che rispondono ai requisiti e sono già stati individuati nel Piano di governo del territorio e non solo, invece, quelli che presenteranno domanda e documentazione allegata agli uffici tecnici da parte delle singole proprietà sulla base di perizie asseverate. Inoltre i benefici dell’articolo 40 della legge, come modificato, si possono applicare anche agli immobili per i quali siano stati rilasciati titoli edilizi in sanatoria ordinaria e straordinaria.

Viene invece parzialmente eliminata la distinzione fra grandi e piccoli comuni della Lombardia, con i secondi con meno di 20mila abitanti che erano stati esclusi dalla prima formulazione della legge. Gli enti locali piiù piccoli potranno però tutelare il proprio paesaggio e territorio, individuando con delibera del consiglio comunale alcune aree a cui non si applica la norma per motivi di tutela paesaggistica.