Lazio laboratorio del centrosinistra, i dem ci riprovano: “Un errore andare separati”

Marta Bonafoni, consigliera regionale di Zingaretti, fissa i punti per la ripartenza del centrosinistra che comincia dal Lazio

Perchè questo articolo potrebbe interessarti? Il Lazio come punto di ripartenza del centrosinistra, mettendo insieme tutte le forze alternative al centrodestra: dal Movimento 5 Stelle al Terzo polo. Marta Bonafoni, consigliera regionale della maggioranza che in Lazio sostiene Nicola Zingaretti, fissa un punto chiaro.

“Sarebbe un errore madornale non trovare l’accordo con il campo largo”. Anche perché “bisogna dare una risposta a chi si è astenuto”. Nell’ intervista a True-news.it, Marta Bonafoni, consigliera Regionale e Presidente della Lista Civica Zingaretti, non lesina critiche a molte donne del centrosinistra: “Non devono accettare il metodo della cooptazione”.

Dopo il voto delle Politiche, le Regionali nel Lazio sono il primo test elettorale: sarà un laboratorio per il centrosinistra, dal Pd a quello che gravita intorno?

Il modello Lazio è un laboratorio da almeno dieci anni, frutto di un corpo a corpo tra pezzi di politica e di società che proviamo a coinvolgere nel governo della Regione. Già nel 2013 Zingaretti scelse un allargamento alla società civile, portando al governo i corpi intermedi che nel Paese venivano respinti, anche dal centrosinistra di Renzi.

Nel 2018 la novità è stata l’ingresso in giunta del Movimento 5 Stelle, in una composizione della maggioranza che vede all’interno anche il terzo polo e varie forze civiche.

Non sarà forse prematuro questo appello?

Non è per niente prematuro. Anzi credo che la discussione sia già in ritardo dopo lo “shock atteso”, che è stato il risultato del 25 settembre.

Visto il contesto nazionale, di rottura totale tra Pd e 5 Stelle, si può davvero immaginare un’intesa nel Lazio o c’è il rischio che si riproponga quanto avvenuto in Sicilia?

Il pericolo c’è: bisogna fare di tutto per evitare che si trasformi in realtà. Deve prevalere il pragmatismo, su quanto sta avvenendo alla guida della Regione Lazio, sulla tattica che si cucina nelle stanze dei vertici nazionali. Sono posizioni legittime, ma che intralciano il bene comune dei cittadini del Lazio. Quando abbiamo fatto l’accordo con il M5S non c’era l’alleanza sul piano nazionale. Il risultato è stato raggiunto ragionando sui contenuti insieme a tutte le forze di maggioranza.

La mancata intesa sarebbe un errore madornale. Anche in ottica futura per il campo progressista.

Dal Lazio, insomma, può ripartite la ricomposizione del campo largo immaginato da Letta?

Abbiamo questa responsabilità e dobbiamo sfruttare la possibilità di tenere insieme tutta la coalizione. Al livello nazionale ci aspetta un lavoro da fare in comune con le altre forze. Per ricomporre un rapporto nella coalizione è necessario raggiungere l’intesa nel Lazio. Soprattutto perché dobbiamo rivolgerci alla società: alle ultime elezioni l’astensionismo è un fatto politico.

C’è una richiesta di domanda politica diversa a cui dobbiamo rispondere.

Ma, per esempio, come si mette insieme chi non vuole il termovalorizzatore con chi invece, a Roma, sta facendo di tutto per realizzarlo?

Questo è l’esempio con la e maiuscola. Io sono tra quelle che si è battuta contro la decisione del sindaco Gualtieri, che però sta esercitando dei poteri speciali. E su questo aspetto ritengo sia giusto che i singoli territori siano responsabili del loro ciclo dei rifiuti, senza scaricare la situazione sulle altre province.

Quindi bene che se faccia carico, male come lo sta facendo?

Si deve dare atto al sindaco di essersi preso in carico il compito di non gravare sulle altre realtà. Noi, però, abbiamo un compito di fronte all’inceneritore: attivare un ciclo di rifiuti che dimostri, alla fine, l’inutilità di quell’impianto. Con la riduzione dei rifiuti, sarà chiaro che l’inceneritore non sarà più utile, facendo cessare lo scontro ideologico.

Oltre la questione regionale ci sono altri nodi.

Dal voto è emerso un problema a sinistra con le donne, che si sono lamentate solo dopo l’esito delle elezioni. È possibile ribaltare la visione della subalternità femminile?

Sottolineo che per la prima volta si fa un passo indietro rispetto al cammino della rappresentanza delle donne; che peraltro già presentava dei numeri ridicoli. È un problema che unisce tutta la sinistra, nessuno può sentirsi escluso. Credo sia troppo facile lamentarsi oggi e non dinanzi alla decisione delle pluricandidature decise durante la formazione delle liste. Non possiamo accomodarci e cercare il posto pronto, seguendo lo schema della cooptazione. Va modificato il campo di gioco.

E in che modo?

Dobbiamo prenderci lo spazio, a maggior ragione dopo il taglio dei parlamentari. È necessario assumersi dei rischi, cercando l’assalto al sistema di potere che impone alle donne di non guardare nemmeno il tetto di cristallo, altro che provare a sfondarlo. Serve insomma uno sforzo, una battaglia politica vera.