Taiwan, la crisi ricorda all’Europa la sua dipendenza economica. La scheda

La crisi nello stretto tra Cina e Taiwan ha squarciato il velo di Maya della dipendenza europea da Taipei. La bilancia commerciale lo conferma

Nervi a fior di pelle sullo stretto di Taiwan. Nel weekend si sono concluse le maxi-esercitazioni cinesi attorno all’isola di Formosa, al termine della settimana che ha visto la visita della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi sull’isola. Taipei prepara adesso le sue manovre militari in risposta alle minacce di Pechino. Non sembra probabile un’escalation irreversibile, ma la tensione è alle stelle. Una crisi, la quarta tra Taipei e Pechino a più di un quarto di secolo dall’ultima del 1996, che ricorda all’Unione europea quanto sia dipendente dall’isola; e in particolare dai minuscoli chip per computer che produce.

Sanzioni cinesi

La Cina ha vietato alcuni scambi commerciali con Taiwan e ha organizzato esercitazioni militari a “fuoco vivo” nel mare che separa il territorio conteso. Le mosse militari hanno limitato il traffico aereo e marittimo, bloccando di fatto Taiwan. Al momento, Pechino si è limitata a vietare le esportazioni di sabbia nell’isola; le importazione di agrumi, capesante bianche e sgombri congelati da Taiwan.

Il rischio di un aggravio delle sanzioni – fino a un blocco completo o addirittura l’invasione – rimane per Taipei, e di conseguenza per le società occidentali che dipendono dalla produzione di chip taiwanese.

Taiwan la patria dei microchip

L’anno scorso l’Unione europea ha importato il 60% di macchinari ed elettrodomestici da Taiwan. La preoccupazione maggiore per le imprese europee sarebbe il taglio improvviso delle forniture di chip elettronici. Prodotti dalla più grande azienda di semiconduttori del mondo: Taiwan Semiconductor Manufacturing Co (TSMC).

La società detiene più della metà del mercato dei semiconduttori; vantando clienti come Apple e QualcommAnche Pelosi, a margine della sua contestata visita, ha incontrato il presidente di TSMC, Mark Liu. Un grosso problema per l’Europa, che ha una dipendenza pressoché totale dai chip taiwanesi. Un attacco cinese potrebbe istantaneamente distruggere una linea di approvvigionamento vitale.

L’Ue ha una moneta di scambio nei confronti di Taiwan: la società olandese ASML.

L’azienda attraverso cui TSMC si affida per la fornitura di apparecchiature. In un’intervista a Politico, il venture capitalist  Hermann Hauser ha affermato che “nessuno può produrre chip sotto i cinque nanometri nel mondo senza gli strumenti prodotti da ASML”.

Il piano europeo per i microchip

Le tensioni tra la Cina e Taiwan hanno squarciato il velo di Maya della dipendenza di Bruxelles verso Taipei. Molti osservatori sono scettici sulla possibilità che la Cina invada l’isola, impossessandosi anche di TSMC; eppure il presidente dell’aziende Liu, in una rara intervista con la CNN , ha avvertito che la sua compagnia non sarebbe più operativa se la Cina invadesse Taiwan

Il peggior scenario possibile sta spingendo i  legislatori e le imprese europee ad accelerare i loro piani per ristabilire la produzione di alcuni chip; e raddoppiare la quota di mercato europea nella catena del valore globale dei semiconduttori. A febbraio, la Commissione europea ha presentato i suoi piani di chip da 43 miliardi per attirare alcuni produttori a impegni di produzione nel continente europeo. 

Mentre l’Europa ha incassato nuovi investimenti negli ultimi mesi – da società come Intel in Germania e STMicroelectronics e GlobalFoundries in Francia – TSMC non si è ancora impegnata in un impianto di fabbricazione europeo, scegliendo invece di aprirne uno in Giappone e Arizona negli Stati Uniti.

La bilancia commerciale Europa-Taiwan

Sebbene da un punto di vista diplomatico l’Unione europea non riconosca Taiwan, il commercio è aumentato di oltre otto volte negli ultimi due decenni. Tuttavia, l’UE ha un deficit commerciale con Taiwan, che vorrebbe colmare. Nel 2020, l’Europa ha importato beni per oltre 34 miliardi di euro ed esportato 28 miliardi, con un saldo negativo di circa 7 miliardi; compensato solo parzialmente dall’export di servizi, che segna un positivo di un miliardo.

In particolare, l’Italia nel 2021 ha generato un commercio con Taiwan di circa 5,5 miliardi, con un tasso di crescita di 30,6%.

Il nostro paese ha esportato a Taipei circa 3 miliardi di beni; importandone dall’isola oltre 2,5. L’Italia è il 3° partner taiwanese in Europa, dopo la Germania e l’Olanda ed è il 21° a livello mondiale.

LA SCHEDA DELLA BILANCIA COMMERCIALE UE-TAIWAN