Sì, questa cosa di Cinturrino ci colpisce. Il poliziotto che spara al pusher. Un grande cliché, nella comunicazione rapidissima di oggi. Ha ragione il poliziotto. Noi stiamo col poliziotto. Eccetera eccetera. Ci colpisce, questo caso di Rogoredo, perché pensiamo che tutto debba essere alla velocità del social. Pollice su, pollice giù, giudizio immediato. E via sgommare verso nuovi fantastici reel di cucina, gente che corre, un po’ di ragazze fatte con l’intelligenza artificiale.
Come ho scritto molte volte, la politica che dovrebbe fermarsi, e ragionare, cede al consenso facile. Commenta, compulsiva. Non capisce il rischio di legarsi a casi di cronaca. E visto che la realtà è più complessa, e sorprendente, non semplificabile, i social non riescono a ingabbiarla, e così la politica che va dietro i social. Così, il poliziotto è corrotto, infedele. E il pusher è vittima. Via, subito a ribaltare la frittata: adesso è la polizia che è assassina. Che non si meritano niente. Maledetti poliziotti. Non hanno mai ragione. C’è sempre una parte politica che estremizza, prima da una parte e poi dall’altra. Il pendolo continua a muoversi, noiosamente. E noi in mezzo, a capirci sempre meno.
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