Jalissic Park, la sindrome dei Jalisse applicata alla politica

Si può essere bocciati in continuazione e riprovarci anche in politica, come accade per i Jalisse, tanto da poter inaugurare un Jalissic Park

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Si può essere bocciati in continuazione e riprovarci anche in politica, come accade da 26 anni per i Jalisse a Sanremo. I tre nomi di chi continua a candidarsi senza successo ma non demorde, da inserire in un ipotetico Jalissic Park

Chissà se vivremo abbastanza a lungo per rivedere i Jalisse all’Ariston. Forse, però, potrebbe consolarli sapere che se si istituisse una riserva sul modello di quella di Jurassic Park, sarebbero in buona compagnia.

Le attrazioni di Jalissic Park

In un ipotetico Jalissic Park sono tre gli esponenti politici che entrerebbero a pieno titolo. Lo meriterebbero per la costanza dimostrata che farebbe impallidire non solo i Jalisse ma anche Willy Coyote.

Due di loro, Marco Rizzo e Antonio Ingroia, proprio alle ultime politiche hanno tentato – senza successo, è ovvio – la strada del duo. Il terzo è Stefano Caldoro. Quest’ultimo, ex ministro ed ex governatore azzurro della Campania, ha recentemente detto addio a Forza Italia.

Fiumi di candidature per Marco Rizzo

In occasione delle elezioni amministrative italiane del 2016 Marco Rizzo si candida a sindaco di Torino, la sua città e ottiene 3323 voti pari allo 0,86%. Alle elezioni politiche del 2018 si candida nel collegio uninominale di Firenze-Scandicci per la Camera dei deputati, raccogliendo l’1% dei voti, senza quindi essere eletto.

Alle elezioni europee del 2019 è candidato come capolista per il suo partito comunista in tutte le circoscrizioni, ma non è eletto a causa del mancato raggiungimento della soglia di sbarramento. Ottiene complessivamente 22.406 preferenze personali. Nel 2020 si candida alle elezioni suppletive per il collegio uninominale Lazio 1 – 01 della Camera dei Deputati ottenendo 855 voti pari al 2,62%.

Rizzo non ce la fa neppure alle ultime politiche, dove corre sotto le stesse insegne di Italia sovrana e popolare con Ingroia.

Le attrazioni del Jalissic Park

Sono esattamente dieci anni che Antonio Ingroia, ex pm antimafia a Palermo, cerca di sfondare senza successo in politica. E’ il 2012 quando fonda “Rivoluzione civile”. Alle elezioni politiche del 2013 Ingroia si candida direttamente come premier. Dopo che la sua formazione ottiene il 2,25% alla Camera dei deputati e l’1,79%, al Senato non raggiunge le soglie di sbarramento.

Nel 2017 Ingroia lanciò “La lista del popolo – La mossa del cavallo”. “Ci rivolgiamo al 60% di elettori che hanno già deciso oggi di non votare alle prossime elezioni”, affermò  in conferenza stampa. Mise assieme lo 0,02% alla Camera e lo 0,03% al Senato. Niente elezione neppure il 25 settembre 2022.

Caldoro non si arrende

Stefano Caldoro è un altro politico che continua a collezionare bocciature, ma non si arrende. Dopo essere stato sconfitto nel 2015 e nel 2020 da Vincenzo De Luca per la presidenza della Campania, anche lui è un trombato eccellente alle ultime politiche. Candidato al Senato, arriva solo terzo nel suo collegio. Lascia Forza Italia perché, a suo dire, il Sud non è ben rappresentato nel nuovo governo Meloni, e torna socialista. Come si cambia per non morire, cantava Fiorella Mannoia; che a Sanremo però ci è andata cinque volte.