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Le bombe sull’Iran fanno esplodere il mercato immobiliare milanese

Le bombe sull’Iran fanno esplodere il mercato immobiliare milanese

E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com

Il dramma delle case ultra-costose a Milano si aggraverà perché la città è uno degli “obiettivi” degli investimenti in fuga dagli Emirati Arabi, dall’Arabia Saudita e dal Qatar, coinvolti dall’instabilità di tutta la regione a seguito dell’attacco israelo-americano all’Iran. Come diceva il sottotitolo di “Wall Street”, “money never sleeps”. Il denaro non dorme mai. E si muove velocissimo. Così, il mercato milanese dell’immobiliare sta vivendo un nuovo paradosso. Da una parte l’arrivo di nuovi capitali da parte di super ricchi, agevolati dalla tassazione, che vizia e turba l’intero comparto. Dall’altra un’inchiesta della Procura che paralizza le nuove costruzioni (e – appunto – paradossalmente tiene ancora più alti i prezzi). Gli investitori non si propongono più di costruire, ma acquistano gli immobili di pregio già fatti e finiti.

E’ il caso – raccontato da Federica Venni su Repubblica – dell’edificio di via Montenapoleone 8 che “ospita tra le altre, le vetrine della storica pasticceria Cova”. L’immobile è stato acquistato per 1,2 miliardi di euro. Attenzione, non è un refuso: MILIARDI. Quindi 1200 milioni di euro. Chi lo ha acquistato? Una società del Qatar, Al-Mirqab che “fa capo ad Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, zio dell’attuale emiro del Qatar”. A venderlo è stato il colosso francese Kering, che ultimamente non se la passa proprio bene. Kering, che controlla tra gli altri Gucci e Bottega Veneta, ha visto il titolo calare del 70 per cento in borsa in tre anni. Il motivo della vendita è quindi legato a questo tracollo. Non è un caso che Kering vende a un miliardo e 200 milioni qualcosa che aveva acquistato solo due anni fa a un miliardo e 300 milioni. Sempre Repubblica racconta poi il caso di via Bigli 9, dove un palazzo è stato venduto per 52,5 milioni di euro, comprato da Josè Auriemo Neto, che guida una holding di San Paolo che gestisce un portafoglio internazionale di real estate.

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E ancora, via Vivaio 24, edificio di 3800 metri quadrati su sei piani: transazione da 50 milioni. Poco più di 50 milioni per la Fasc Immobiliare, che ha preso quattromila metri quadri in piazza San Babila. Nel 2025 il fondatore del marchio giapponese Uniqlo ha sborsato 300 milioni per il palazzo di piazza Cordusio. E poi c’è Bernard Arnault, il proprietario di Louis Vuitton, che ha comprato Casa degli Atellani in Corso Magenta, a due passi dal Cenacolo e dalla Fondazione Stelline. Nella Casa degli Atellani i lavori fervono, anche se non si capisce bene quale sarà la sua destinazione: l’ipotesi più probabile è che Arnault ne possa fare la sua residenza privata di lusso. E c’è chi si spinge a dire che potrebbe anche trasferire la residenza, visti i guai che ha in Francia con la tassazione. Quasi sicuramente lo farà suo figlio. Il resto della Casa degli Atellani sarà invece dedicata a dimore di superlusso per clienti speciali in visita a Milano (principi, emiri, eccetera).

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