Home Politics Geopolitics Iran, rafforzata la chiusura dello Stretto di Hormuz. Khamenei: “Deve rimanere uno strumento di pressione”

Iran, rafforzata la chiusura dello Stretto di Hormuz. Khamenei: “Deve rimanere uno strumento di pressione”

Iran, rafforzata la chiusura dello Stretto di Hormuz. Khamenei: “Deve rimanere uno strumento di pressione”

Nelle ultime settimane lo Stretto di Hormuz è diventato nuovamente epicentro delle tensioni geopolitiche, con l’Iran che ha rafforzato la chiusura del passaggio marittimo. Il regime di Teheran considera la chiusura dello Stretto una leva di pressione strategica. «La chiusura dello Stretto di Hormuz deve rimanere uno strumento di pressione», ha dichiarato Mojtaba Khamenei, nuova Guida Suprema dell’Iran, sottolineando che non passerà “neanche una goccia di petrolio” attraverso il Golfo. La misura ha già determinato un sensibile aumento dei prezzi: il Brent continua a oscillare intorno ai 100 dollari al barile.

Il ruolo delle mine: rischio per i trasporti

La strategia iraniana si concentra sull’impiego di mine e azioni mirate a limitare il traffico mercantile. Secondo fonti occidentali, Teheran avrebbe “piazzato circa una dozzina di mine nello stretto”, alcune delle quali sarebbero ancora attive, come riportato dal New York Times. L’ammiraglio Giampaolo Di Paola, ex ministro della Difesa, ha spiegato: «Le mine sono utilizzate principalmente in due modi: vengono mandate alla deriva o si ancorano, limitando ancor di più le rotte del transito». Gli attacchi possono inoltre avvenire tramite missili da terra e droni di superficie, rendendo la situazione ulteriormente complicata e rischiosa anche per le navi non direttamente coinvolte nel conflitto.

Il blocco ha implicazioni globali. Oltre a minacciare la stabilità del flusso energetico, complica gli sforzi dei Paesi occidentali per garantire la sicurezza delle rotte. «Non ci sono al momento contromisure militari realmente efficaci», afferma Di Paola, segnalando che qualsiasi tentativo di forzare il blocco comporterebbe rischi elevati per navi militari e civili. Le flotte occidentali si stanno mantenendo prudentemente fuori dallo Stretto in attesa che il conflitto diventi meno serrato e più ‘ragionevole’.

Mojtaba Khamenei rompe il silenzio, la promessa di vendetta

Il messaggio della nuova Guida Suprema – letto dalla tv di stato poiché Mojtaba Khamenei è tuttora invisibile in pubblico – si muove su due binari: la promessa di vendetta (“Vendicheremo il sangue dei martiri”) e l’avvertimento alle potenze regionali. «Garantisco a tutti che non ci asterremo dal vendicare il sangue dei nostri martiri», ha affermato Khamenei, riferendosi anche a drammatici episodi recenti, come il bombardamento della scuola ‘Shajarah Tayyiba’ di Minab. Il leader ha inoltre minacciato di attivare ulteriori fronti di conflitto e di esercitare pressioni sui Paesi che ospitano basi americane.

Gli sviluppi rimangono incerti. Tuttavia, la chiusura prolungata dello Stretto danneggia anche il commercio iraniano, il che potrebbe rendere la posizione di Teheran meno sostenibile nel medio periodo. Gli Stati Uniti hanno temporaneamente sospeso le sanzioni sul petrolio russo per calmierare i prezzi, ma il mercato rimane instabile. Secondo alcuni analisti, la mossa iraniana serve non solo a influenzare il conflitto attuale ma anche a consolidare una deterrenza valida per scenari futuri.  La situazione appare lontana da una rapida soluzione.