Firme digitali: “C’è la piattaforma per i referendum ma i partiti se ne infischiano”

La denuncia di Riccardo Magi di +Europa: "Sull'estensione della raccolta firme per le liste i partiti sono favorevoli solo a parole"

Perché potrebbe interessarti l’articolo? A inizio novembre è stata rilasciata la piattaforma per la sottoscrizione, in formato digitale, di iniziative referendarie. Ma, nonostante la prescrizione della legge sulla raccolta firme, resta un tabù l’estensione del sistema per la presentazione di liste. Magi (+Europa): «Partiti favorevoli solo a parole…»

La raccolta firme digitale per la presentazione delle liste resta ancora un tabù, nonostante la legge elettorale in vigore indichi espressamente la necessità di regolamentare questa novità.

Dopo le proteste dei mesi scorsi, la questione è tornata nell’oblio; sebbene a inizio novembre ci sia stato un passo in avanti in materia di digitalizzazione della democrazia. È stata rilasciata la piattaforma per la raccolta firme necessarie all’indizione di referendum e alla presentazione di proposte di legge di iniziativa popolare.

Manca l’estensione alla raccolta firme

Insomma, basta lo Spid per sostenere l’iniziativa e garantire il raggiungimento del numero di firme minimo per depositare la richiesta di quesiti referendari.

L’ex ministro dell’Innovazione, Vittorio Colao, aveva garantito che il sito sarebbe stato raggiungibile già dall’1 gennaio 2022. Non sono mancati ritardi e polemiche, ma il sistema è diventato disponibile almeno nella fase di test.

Manca, tuttavia, il passaggio successivo: l’estensione alla raccolta firme per la presentazione delle liste. Il Parlamento ha lo sguardo rivolto altrove, come accaduto un passato su questo punto. Il deputato di +Europa, Riccardo Magi, ha però lanciato il sasso nello stagno, depositando una proposta di legge alla Camera, che riprende la battaglia avviata nella scorsa legislatura.

Magi: “I partiti si tirano indietro”

Nel dicembre 2021, aveva messo ai voti un emendamento al decreto sul Pnrr. Il testo non fu approvato in commissione Bilancio a Montecitorio per un pareggio: 19 contrari e 19 favorevoli. L’astensione di Italia viva risultò decisiva. «Sul tema esiste anche una sensibilità politica, i partiti si dicono tutti favorevoli, almeno a parole. Peccato, però, al momento del voto si tirino indietro», spiega Magi a True-news.it.

La battaglia, aggiunge il deputato di +Europa, «è una questione di democrazia, perché facilita la partecipazione degli elettori e il pluralismo politico».

C’è poi un vantaggio sul piano della legalità: l’attuale modalità di raccolta firme resta sempre alquanto opaca, spesso infatti la procedura finisce sotto la lente di ingrandimento dei magistrati su presunte irregolarità. «A volte firmano anche le persone morte…», ironizza, ma non troppo, Magi.

Una mancanza che viola la legge elettorale

Peraltro la mancanza di una norma sulla raccolta delle firme digitali viola il dettato della legge elettorale in vigore, il famoso Rosatellum. In un articolo c’è una prescrizione: entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, dunque non oltre il 3 maggio 2018, dovevano essere definite le «modalità per consentire in via sperimentale la raccolta digitale delle sottoscrizioni necessarie per la presentazione delle candidature e delle liste in occasione di consultazioni elettorali».

Si parla di un’era fa, in termini di tecnologia. Lo Spid non era certo uno strumento comune come adesso. Eppure non ci sono stati passi in avanti, per correre alle elezioni con un nuovo simbolo bisogna ricorrere ancora ai banchetti.

La novità porterebbe l’Italia al pari di altri Paesi occidentali: in Belgio, Canada, Islanda, Romania, Spagna e Ungheria è consentita la sottoscrizione elettronica delle candidature per le elezioni politiche nazionali. In Belgio, invece, la sottoscrizione digitale può essere effettuata esclusivamente tramite un’applicazione predisposta dall’amministrazione; mentre in Spagna è soggetta alla medesima disciplina prevista per gli atti della pubblica amministrazione.

Insomma, i modelli da seguire non mancano.

Cappato supporta la battaglia per le firme

La battaglia alla Camera di Magi trova una sponda anche fuori del Parlamento. «Chiederemo al governo di compiere un altro passaggio. E’ quello dell’utilizzo della piattaforma anche per la raccolta delle firme per la presentazione di liste e candidati alle elezioni», afferma Marco Cappato, protagonista di una grande campagna sul tema. Alle ultime elezioni ha cercato di correre con una lista che aveva raccolto le firme solo in formato digitale. «È fondamentale – ragiona Cappato – che la piattaforma sia da subito messa a disposizione per Regioni» perché «l’elevato tasso di astensionismo e la sfiducia crescente nelle istituzioni indicano l’urgenza di compiere un percorso verso un vero e proprio portale della democrazia, che metta le persone in grado di conoscere ed attivare con facilità i propri diritti politici e civili fondamentali».