Home Politics La nuova “Compagnia dell’Anello”: oltre Meloni, perché Tolkien spopola ovunque

La nuova “Compagnia dell’Anello”: oltre Meloni, perché Tolkien spopola ovunque

La nuova "Compagnia dell'Anello": oltre Meloni, perché Tolkien spopola ovunque

Perché leggere questo articolo: Salvatore Santangelo, tra i massimi studiosi italiani di Tolkien, ci guida alla scoperta della nuova ondata di popolarità dello scrittore sudafricano. Andando oltre il dogma che vedrebbe nella passione di Meloni per il padre del “Signore degli Anelli” una caratterizzazione dell’autore come proprietà di una singola parte politica. Tolkien, infatti, è oggi più che mai un simbolo trasversale dell’immaginario globale.

L’inaugurazione della mostra romana dedicata a J.R.R. Tolkien ha portato a un revival della figura del creatore de “Il Signore degli Anelli”. Il dibattito italiano si è diviso. Giorgia Meloni e i suoi alleati di Fratelli d’Italia si sono presentati come figli culturali del grande scrittore sudafricano, considerato l’ispiratore delle loro battaglie contro quello che ritengono essere conformismo e massificazione. Da sinistra si accusa Meloni di usurpare un pensatore trasversale. Del peso culturale di Tolkien e del nuovo ritorno di fiamma della sua figura, non solo in Italia, parliamo oggi col professor Salvatore Santangelo.

Santangelo, giornalista professionista e docente universitario, è analista di politica internazionale e studioso delle nuove dimensioni dei conflitti, ha approfondito lo studio della sfera mitica dell’attualità, occupandosi di “geosofia”: l’esplorazione “dei mondi che si trovano nella mente degli uomini” (John K. Wright – Berkeley 1947). Tra le sue pubblicazioni: Gerussia (2016), Babel (2018), Geopandemia (2020) e Fronte dell’Est (2022). È inoltre tra gli autori del Dizionario del Mondo Fantastico (Rusconi) e del Dizionario del Mondo di Tolkien (Bompiani). È stato tra i curatori delle mostre Draghi (Milano, 2000), Anime di Materia (Roma, 2013) e oggi del progetto multimediale Il Potere degli Anelli, dedicato proprio a Tolkien; progetto che diventerà presto un volume per Castelvecchi. È membro della giuria del Premio internazionale “Maestro del Funetto” / Lucca Comics&Games.

Professor Santangelo, c’è un revival della passione, culturale e politica, per Tolkien in Italia. Da cosa nasce questa dinamica?

“Non direi solo in Italia. Tolkien è ormai parte di un complesso immaginario globale. E lo era già prima della trasposizione cinematografica. E poi basti pensare al più recente tentativo di valorizzare – attraverso “Gli Anelli del Potere” – quell’immenso patrimonio mitopoietico che è il “Silmarillion”, la sua opera certamente più complessa e sfuggente. Con tutte le polemiche che stanno accompagnando questo tentativo che concederebbe – a parere della critica e del pubblico – troppo allo spirito Woke dei nostri tempi. Detto ciò, l’Italia si sta scoprendo un terreno particolarmente fertile per questo tipo di suggestioni: faccio riferimento ai numeri raggiunti da una kermesse come quella di Lucca Comics&Games, ormai nell’Olimpio mondiale di questo genere di manifestazioni. E proprio Lucca quest’anno ha ospitato ben due esposizioni dedicate all’influenza di Tolkien su due media fondamentali del nostro tempo: i fumetti e i giochi (di ruolo, da tavola, di strategia)”.

Salvator
Salvatore Santangelo

Al netto di tutto il dibattito, perché Tolkien è così importante?

“Ogni lettore sarebbe tentato di dare una propria interpretazione personale a questa domanda. Diciamo che dal mio punto di vista Tolkien è certamente importante almeno per tre motivi. In primis, sul versante delle letteratura perché – come ricorda Michel Houellebecq – assieme a Howard e Lovecraft fa parte di quella schiera di autori che ha impresso un tocco personalissimo alla narrativa fantastica, determinandone un profondo rinnovamento. Poi c’è il tema del superamento della griglia materialista. Tutti conoscono “Il Signore degli Anelli”, il “Silmarillion” e “Lo Hobbit”, pilastri di una nuova mitologia. Infine, il nostro autore è importante per un aspetto che non è stato messo ancora debitamente in luce; come afferma il mio amico Alessandro Sansoni, Tolkien è, di fatto, l’inventore del post-moderno”.

Cultura pop e grande storia. In Tolkien si rilegge una serie profonda di influenze e dinamiche. Quanto il Tolkien figlio del suo tempo parla al mondo di oggi?

“Direi che – oltre la stretta cornice della ‘sua’ attualità – Tolkien coglie perfettamente alcuni aspetti critici che oggi si impongono in modo straordinario. Ne cito due: il primo attiene alla sfera della legittimità del potere, il secondo alla difesa della natura dall’assalto del mondo industriale”.

Dialettica bene-male, lotta dei deboli e degli emarginati, simbolismo religioso: Tolkien si presta a letture politiche. Quando è nata questa tendenza?

“Direi da subito. E il nostro ne era perfettamente consapevole, al punto di rigettare ogni lettura allegorica della sua opera, salvo poi infarcire il suo corposo epistolario di riferimenti all’attualità e alla storia letti proprio attraverso la sua costruzione mitica. Gliene offro un esempio. Dieci anni prima della pubblicazione del “Signore degli Anelli” – in una lettera al figlio Christopher datata 6 maggio 1944 – giunge ad affermare: “Stiamo cercando di sconfiggere Sauron usando l’Anello. E, sembra, ci riusciremo. Ma il prezzo da pagare sarà, come sai, la generazione di nuovi Sauron, e la trasformazione di Uomini ed Elfi in Orchi”.

Tolkien è stato arruolato a destra, e la recente mostra e la visita di Meloni lo sta testimoniando. Da dove nasce la visione del Tolkien “bandiera” del conservatorismo in Italia?

“Metaforicamente direi che forse, ricordando la famosa recensione negativa di Elio Vittorini, una certa area culturale ha raccolto questo autore da dove era stato abbandonato. E questo non mi scandalizza. Mi sembra un fenomeno che ha dei tratti in comune con l’operazione culturale fatta da Sinistra su alcuni pensatori della Crisi: da Nietzsche a Carl Schmitt passando per Mishima e Jünger. Si tratta di operazioni che permettono di arricchire la propria cassetta degli attrezzi e di esplorare meglio la complessità”.

Cosa sta cercando di ottenere questo Governo imprimendo il proprio marchio in modo così aggressivo su una delle saghe più amate al mondo?

Guardi, questa affermazione mi sembra oggettivamente forzata. Alla mostra allestita allo Gnam, al di là di ogni altro giudizio, va riconosciuto un profilo assolutamente istituzionale. Essendo istituzionale, è di tutti. È certamente un merito dei curatori – Oronzo Cilli e Alessandro Nicosia – e del Ministro Gennaro Sangiuliano con il suo staff, tra cui il capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino. Inoltre nella costruzione della struttura testuale dell’esposizione si deve sottolineare il raffinato lavoro di Adriano Monti Buzzetti, un intellettuale che tra i suoi tanti meriti ha anche quello di aver portato sul piccolo schermo tanti autori fantasy e weird”