Russia, l’esperta: “Il paese è alle strette ma Putin e la guerra dureranno”

True-news.it ha intervistato Antonella Scott, una delle massime esperte di Russia in Italia per un resoconto sul paese in cui è stata da poco

Perchè questo articolo potrebbe interessarti? True-news.it ha intervistato Antonella Scott, una delle massime esperte di Russia in Italia. La fino a poco fa vice responsabile della sezione Esteri e inviata in Urss prima e poi in Russia per Il Sole 24 Ore, è appena rientrata da un viaggio a Mosca. Ci ha fornito un resoconto sulla situazione nel paese; e a provato a ipotizzare gli scenari futuri di Ucraina e Russia dopo la guerra. 

Non tornavo in Russia da tre anni.

Mosca è una vetrina, non è il paese reale. Ma anche nella capitale si avverte una situazione diversa, dovuta alle sanzioni. Nei posti di provincia è molto peggiore. Lì anche la chiusura di un Mc Donald è un dramma: è l’unico luogo di sfogo e ritrovo. I veri problemi sono nelle città in cui l’economia è retta da una singola azienda, che ora è in difficoltà. Nel paese ufficialmente non è possibile licenziare, però il crollo della produzione determina anche quello degli stipendi.

Dottoressa Scott, è appena rientrata da un viaggio nel paese che conosce da più di trent’anni. E’ stato semplice entrare in Russia?

E’ più complicato rispetto a prima. C’è una nuova regola per cui i giornalisti devono essere accreditati al ministero degli Esteri, anche se per periodi brevi. Non lo danno facilmente proprio perché fanno pesare il fatto che anche l’Italia aderisce alle sanzioni.

Che rapporto hanno i russi con il nostro paese?

Nei nostri confronti sono particolarmente amareggiati. Anche la gente comune dice che dall’Italia non se l’aspettava. Come se l’Italia fosse comunque sempre stata un Paese in sintonia, rispetto magari alla Germania, l’Inghilterra, per non parlare dei baltici. Hanno un pochino il dente avvelenato con l’Italia.

Che paese è la Russia, a tre anni di distanza dall’ultima volta?

Mancano tante cose nella vita quotidiana. Volevo mandare una cartolina, ma tutti i collegamenti con l’Europa sono interrotti.

E quindi in posta mi hanno detto che sarebbe stato molto lungo: passerà per la Turchia. Anche entrare in Russia è difficile e costoso. Non ci sono voli diretti e la Turchia se ne approfitta. Ci sono nuove rotte che passano da Dubai; ma c’è chi studia itinerari in Finlandia, dall’Estonia.

Che aria si respira nelle strade?

La vita per la strada ha un’impressionante normalità. Non è come ai tempi dell’Unione Sovietica in cui non c’era niente e si vedeva che era un mondo diverso.

Adesso i ragazzi di Mosca vanno in giro con monopattini elettrici, tutti coi telefonini e gli auricolari. I ragazzi, anche di età di leva, non sembrano affatto preoccupati all’idea di andare in guerra. Perchè non mandano al fronte quelli di Mosca. La guerra è veramente qualcosa di lontano e anche le sanzioni. Sarà una cosa molto lenta.

Ed è forse la cosa più importante che dà più speranza in una situazione del genere, anche se magari vinci.

Non si avverte ancora la cortina come ai tempi dell’Unione Sovietica. Superato questo però nella vita normale non sembra di vedere delle grosse differenze proprio perché le sanzioni non si fanno sentire di botto. Non distruggono l’economia da un giorno all’altro. Al posto di McDonald’s c’è un sostituto, Yeda-i-tochka.

Com’è?

E’ un’imitazione in tutto e per tutto. I commessi fanno tenerezza, perchè si capisce che li stanno addestrando al posto di quelli precedenti.

Un giorno non c’erano però le patatine: la Russia importa anche i semi per le patate. Poi però il giorno dopo c’erano delle patate russe, e devo dirti che non erano affatto male. Dappertutto nei locali scrivono che “non mandano a casa nessuno”. Vogliono far vedere che hanno mantenuto tutti gli impiegati. Ci riescono con le cose più facili, in altri settori – come i trasporti – i problemi si fanno sentire.

La vita di tutti i giorni quindi sembra normale?

In generale, non ci sono stranieri in giro, ed è uno dei grossi cambiamenti. Tre anni fa era pieno di gruppi cinesi o indiani. Anche questi sono assolutamente assenti, anche per le ricadute della pandemia. Si sente ancora questa mancanza un po’ surreale che gli stranieri. Però, malgrado questo, anzi, ho trovato tanto tanta cortesia, come forse il desiderio comunque di non perdere il contatto, di rimanere vicini, almeno a livello di persone. Sì, e all’inizio mi dava quasi fastidio. Mi dicevo: “Ma come? C’è la guerra e questi sono tutti a spasso. I locali, anche se non ci sono turisti, sono tutti pieni. Non si ha l’impressione di una città rallentata. E diciamo anche come costi della vita ti è sembrata più o meno in linea quello che era tre anni fa.

I russi non sono preoccupati per nulla?

Anche qui la grande preoccupazione è l’inflazione. Il timore delle autorità per le proteste fa si che ci stiano attentissimi a tenere i prezzi bassi dei generi alimentari. Altri prodotti si faticano a trovare. Per esempio, la Coca-Cola costa di più perché stanno esaurendo le riserve. Però anche lì, dopo un po’ escono sul mercato dei bottiglioni di “Cool-Cola”. Non so quanto sia attendibile, ma mi hanno detto che la stessa Coca-Cola fa passare queste bottiglie attraverso la Turchia. E’ probabile che tutte le compagnie straniere stanno comunque cercando di mantenere comunque una presenza.

Come viene raccontato in Russia quello che accade in Ucraina?

E’ un punto dolente, perché naturalmente è più difficile riuscire a informarsi in modo corretto, che non sia propaganda. Non è impossibile, perché ci sono i VPN – che non sempre funzionano. L’unico grande mezzo d’informazione che non si riesce a vedere è la BBC. Ma i quotidiani americani e italiani si riescono a leggere. Sono accessibili su internet, anche senza avere VPN. Mancano solo i mezzi d’informazione russi d’opposizione che sono andati via.

Se uno si ferma alla televisione di Stato, certamente di Ucraina ne parlano soltanto come vogliono. L’obiettivo è distogliere la popolazione dall’Ucraina, quasi a proteggere i russi dalla guerra. Così come non andranno a combattere i ragazzi di Mosca o di Pietroburgo, così come cercano di proteggerli dall’aumento dei prezzi; così proibiscono di chiamarla “guerra”. Cercano di mantenere questa specie di consenso per cui la gente non protesta più di tanto.

Le recenti sconfitte in Ucraina vengono silenziate o raccontate in modo diverso?

Sui siti la situazione viene rigirata. O non se ne parla o parlano di “ripiegamento”. Ovviamente danno la loro versione. Mi sembra che però sarà sempre sempre più difficile tenere in questa bolla il Paese. Lo scorso weekend ricorreva l’anniversario della fondazione di Mosca, c’era anche Putin nei festeggiamenti. Che però sono stati molto criticati nelle città come Belgorod e Voronez, che sono quelle più vicine al fronte. Lì la guerra si sente eccome. C’era un articolo del New York Times che raccoglieva testimonianze da Belgorod, dove gli ucraini sono arrivati a colpire coi droni. Dicono: “Mentre ci bombardano, a Mosca fanno fuochi d’artificio”. Poi c’è il grande problema della mobilitazione per la guerra. Putin non lo vuole fare, però si parla sempre di più di mobilitazioni un po’ occulte. Che stanno andando a prendere le persone nelle carceri per mandarli a combattere. Diventerà sempre più difficile mascherare quello che succede in Ucraina.

E Putin? Quanto pensi che possa durare il suo controllo sul paese e quindi il regime?

Nessuno lo sa davvero. La risposta più onesta è che nell’immediato non avverà un cambiamento. Tutte le persone con cui ho parlato escludono categoricamente la possibilità di proteste contro Putin. Perché ormai hanno reso impossibile anche soltanto alzare la voce o tirar fuori un foglio contro la guerra. Ti portano via immediatamente. Non ci sono più le organizzazioni, come quella di Navalny, che possono organizzare le proteste, anche piccole. Anche gli oligarchi, si dice che sono penalizzati, anche qui mi sembra che ancora sia assolutamente tale la forza del regime, per cui nessuno osa, almeno all’apparenza, pubblicamente protestare. Non escludo che nel giro di un anno possa arrivare un cambio al vertice del regime, ma è difficile dirlo con certezza.

Putin alle strette che cosa può comportare per la Russia? Una spirale repressiva maggiore o una possibile apertura?

Putin non si è mai considerato un perdente. Non l’abbiamo mai visto riconoscere un errore. Anche un’ulteriore giro di vite mi sembra improbabile: sul fronte dell’opinione pubblica sembra impossibile reprimere più di così. Certo, bisognerà vedere quanto riescono a reggere.L’unica soluzione per la conclusione del conflitto passa dall’Occidente. Siamo noi che dobbiamo concedere a Putin una via d’uscita onorevole dall’Ucraina. Altrimenti il conflitto continuerà. Ci sono dei tentativi, questo è sicuro. Si sta provando in vari forum di esperti e analisti ucraini, americani e russi a cercare di trovare una via d’uscita. La Russia non accetterebbe una sconfitta umiliante. Servono dei compromessi sulla Crimea e sul Donbass, che al momento vedo molto difficili.

Quanto pensi che potrà durare ancora in Ucraina?

Dipende dalla situazione sul campo. Perché se davvero i russi sono in grosse difficoltà, mettendo a rischio addirittura il Donbass che era l’obiettivo minimo; se gli ucraini sono addirittura in grado non solo di guadagnare terreno a nord-est, ma anche a sud a Kherson; a quel punto la Russia è davvero in difficoltà. E lì Putin può utilizzare due strade: l’escalation con la mobilitazione del Paese, riconoscendo che quella in Ucraina è una guerra. Oppure arrivare a capire che che l’unica altra via d’uscita è il negoziato. Però c’è bisogno di una mano dall’Occidente. Il vero nodo della questione siamo occidentali. Dobbiamo scegliere: vogliamo distruggere la Russia per quello che ha fatto Putin; oppure se vogliamo far finire la guerra.