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Decreto Lavoro: Governo in cerca di risorse, ipotesi su un pacchetto di bonus

Decreto Lavoro: Governo in cerca di risorse, ipotesi su un pacchetto di bonus

Per il Decreto Primo Maggio, l’esecutivo ha individuato finora almeno 400 milioni di euro e punta quasi certamente a 500 milioni, con l’obiettivo dichiarato di arrivare fino a 1 miliardo. La scadenza della delega è fissata al 18 aprile e, secondo fonti di governo, è in agenda una nuova riunione lunedì 20 aprile per limare il testo e verificare le coperture.

Vertice a Palazzo Chigi, Meloni verso contrattazione e incentivi all’occupazione

Nell’ultimo incontro, presieduto da Giorgia Meloni, hanno partecipato – tra gli altri – i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri Marina Calderone e Tommaso Foti, i sottosegretari Alfredo Mantovano, Giovanbattista Fazzolari e Luigi Sbarra, oltre ai tecnici del Mef. Il confronto è stato dedicato a misure per rafforzare l’occupazione e contrastare il “lavoro povero”.

Secondo quanto riferito, la premier ha ribadito che “Quella del salario minimo non è la direzione giusta”, indicando la priorità di agire sui bassi salari tramite contrattazione e incentivi all’occupazione, soprattutto per donne e giovani. Tra le ipotesi allo studio: incentivi sui contratti, defiscalizzazione del secondo livello, interventi su produttività, welfare e straordinari, oltre a una nuova detassazione degli incrementi contrattuali.

La bozza sulla vacanza contrattuale

Nelle bozze circolate, dopo sei mesi di vacanza contrattuale sarebbe riconosciuta ai lavoratori un’indennità pari al 30% del tasso di inflazione programmato, che salirebbe al 60% dopo dodici mesi. Restano da definire coperture e perimetro, con il nodo risorse ancora centrale.

Bonus giovani e occupazione femminile

Si ragiona sulla messa a regime del bonus assunzioni under 35. L’agevolazione attiva nel 2025 e prorogata dal Milleproroghe (scadenza 30 aprile) prevede: esonero contributivo del 100% per assunzioni a tempo indeterminato se c’è incremento occupazionale netto, altrimenti 70%; massimale di 500 euro mensili, che sale a 650 euro in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria.

Per le lavoratrici invece, le agevolazioni oggi in vigore hanno orizzonte fino al 31 dicembre 2026. Non è chiaro se il nuovo decreto le renderà strutturali; tra le opzioni c’è l’estensione temporale delle misure per coinvolgere più platee.

Norme specifiche per i rider: settore esposto al dumping salariale

Allo studio norme specifiche invece per i rider, con l’ipotesi di agganciarli alla contrattazione collettiva e rafforzare tutele e retribuzioni. Le valutazioni tengono insieme la necessità di maggiori protezioni e l’obiettivo di non far fuggire le grandi piattaforme; il settore è indicato come tra i più esposti al dumping salariale, con paghe tra 2 e 4 euro a consegna e procedimenti d’inchiesta citati nelle fonti.

Le altre leve possibili

Tra i capitoli in valutazione: detassazione dei rinnovi contrattuali, agevolazioni sul lavoro notturno, esenzione fiscale per i fringe benefit e credito d’imposta per imprese che introducono welfare familiare. Si discute anche della proroga dei bonus per under 35 e per le assunzioni in area Zes in scadenza a fine aprile. Gli aggiornamenti finali dipenderanno dalle coperture disponibili.

Cgil, Cisl e Uil: tre ipotesi perseguibili

Le sigle Cgil, Cisl e Uil chiedono di non intervenire sulla rappresentanza e di attendere un loro accordo. Si valutano tre strade: attuare la delega sulla retribuzione giusta con richiamo ai contratti delle sigle più rappresentative (ipotesi meno probabile, dato il termine del 18 aprile); far scadere la delega e rinviare il tema a dopo l’estate; inserire nel decreto un riferimento minimale da perfezionare in Parlamento. Il governo, per voce del sottosegretario Claudio Durigon, segnala che il provvedimento non tratterà la rappresentanza ma conterrà misure contro i contratti pirata e il dumping salariale.

Il decreto – definito anche “Decreto Primo Maggio” – punta a “combattere il lavoro povero” e a spingere le politiche attive. Resta da sciogliere il nodo principale: trovare risorse adeguate, tra 500 milioni e 1 miliardo, e scegliere lo strumento (testo unico o decreto legge) con eventuale prorogha della delega. Le decisioni finali dipenderanno dal perimetro finanziario disponibile.