Ferri (IV): “La riforma Cartabia sembra scritta dai magistrati”

Cosimo Ferri, ex magistrato e deputato di Italia Viva, critica il compromesso al ribasso per la riforma della Giustizia di Marta Cartabia

Questa riforma sembra scritta dai magistrati”. Parola di ex magistrato. “La riforma Cartabia sembra scritta da alcuni magistrati, tecnici che conoscono fin troppo bene il meccanismo delle correnti”, denuncia a true-news.it il deputato di Italia Viva Cosimo Ferri, in prima linea nella battaglia in Commissione Giustizia a Montecitorio proprio per modificare quella legge su cui i renziani speravano tanto per rivoltare come un calzino il sistema della giustizia.

Lo strappo di Italia Viva

E invece IV ha scelto di strappare e per bocca del leader Matteo Renzi ha preso la decisione di non votare il testo che porta il nome della Guardasigilli. “Noi auspicavamo che la ministra Cartabia potesse dare al Paese una riforma seria, innovativa e utile per migliorare la giustizia e che il governo avesse centralità politica per riscrivere i confini dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario”.

Ferri parla di “un compromesso al ribasso che ha fatto emergere le debolezze di tutti i partiti della maggioranza”.

Nessun vincitore, dunque. Nemmeno il M5s. “Perfino i Cinque Stelle hanno rinunciato alle loro battaglie, hanno fatto dieci passi indietro, mentre il centrodestra ha deciso di non influire per nulla sui suoi temi”. E allora perché siete rimasti solo voi di Italia Viva ad opporvi al testo? “Se lo sono fatto andare bene perché la Cartabia ha proceduto concedendo bandierine a tutti i partiti di maggioranza, tranne che a noi, ma purtroppo sono bandierine che nella sostanza non cambiano nulla”.

“Quindi – riflette il deputato renziano – alla fine soltanto Italia Viva ha portato avanti le proprie idee senza fare ostruzionismo, in maniera coraggiosa, facendo proposte serie che potessero davvero cambiare la giustizia”.

I punti del dissenso

Ferri smonta la riforma punto per punto. “L’introduzione del fascicolo del magistrato, ad esempio, non cambia nulla e non serve a niente perché ci sono già gli strumenti per valutare la professionalità dei magistrati”.

Anzi, rincara la dose l’ex animatore di Magistratura Indipendente “il meccanismo delle pagelle indebolisce ulteriormente il ruolo dei magistrati silenziosi, che scelgono di lavorare in autonomia senza partecipare alla vita associativa, e quindi incentiva la formazione di cordate e correnti, anziché risolvere il problema”.

Ferri precisa: “Io personalmente sono contrario alla separazione delle carriere, ma questa riforma non cambia nulla nemmeno da quel punto di vista”. E poi c’è l’attacco di Italia Viva sulle cosiddette porte girevoli, sbarrate dalla Cartabia solo “per quei magistrati che ci mettono la faccia e decidono di candidarsi in politica. Mentre nel testo non ci sono gli stessi paletti per quei magistrati che vengono chiamati dalla politica a svolgere ruoli di potere in posizioni tecniche, e che hanno molta più influenza nelle decisioni e nelle scelte politiche rispetto a un deputato o a un senatore”.

Lo spettro del referendum

E poi le doppie indennità. “Si sono volute mantenere – rimarca Ferri – le doppie indennità dei magistrati che lavorano nei ministeri, cifre che si aggirano attorno ai 270mila euro all’anno”. A questo punto, per cambiare le cose, non restano che i referendum previsti a giugno.

Il deputato renziano risponde: “Qui la Lega, che ha proposto i referendum, ha fatto un passo falso mandando avanti questa riforma, che di fatto vanifica lo strumento referendario.

Il referendum già presentava notevoli difficoltà per il raggiungimento del quorum e il Pd si è contraddetto perché non ha difeso l’impostazione della legge uscita dal Parlamento e non ha difeso le riforme Orlando nemmeno in questo frangente”. “Insomma – conclude l’ex magistrato – la politica aveva l’opportunità di cambiare le cose, solo che non ha voluto farlo”.