Dai temi comuni ai punti di riferimento: il (complicato) nuovo volto del centrodestra. L’analisi di Tarchi

Marco Tarchi, politologo e professore dell'Università di Firenze, analizza il nuovo volto del centrodestra

“Dubito che nel centrodestra esista una strategia politica unitaria, dal momento che su alcuni temi – rapporti con l’Unione europea, ruolo dello Stato nell’economia, questioni etiche – la componente centrista ha idee molto diverse da Fratelli d’Italia e Lega. E anche fra questi due partiti ci sono divergenze di vedute”. L’analisi del politologo Marco Tarchi, professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze, non lascia spazio a fraintendimenti.

Il terremoto che ha scosso il governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi ha generato un inaspettato effetto domino. Tutti i partiti, sono in corsa per riorganizzarsi in vista delle elezioni di setembre. Con tante incognite e poche certezze.

Il futuro del centrodestra

Prendiamo il centrodestra che, con ogni probabilità, sarà formato dalla triplice alleanza Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. L’ultimo sondaggio pubblicato da Quorum/YouTrend parla chiaro.

I tre partiti viaggiano oltre il 45% dei consensi tra gli intervistati, con un picco del 48% nel caso in cui dovesse rinsaldarsi l’asse tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Eppure il centrodestra deve ancora dimostrare di sapersi compattare attorno a temi e punti comuni. “Immagino che stileranno una sorta di programma minimo comune, poi ognuno batterà sui temi che predilige”, ha spiegato Tarchi a True-news.

È possibile che la forza più “leggera” in termini di elettorato possa confluire in una più grande, tipo la Lega? “Vedo problematica una fusione Lega-Forza Italia per i motivi accennati.

Ma potrebbe esserci un progressivo assorbimento della seconda nella prima, vista l’attuale fase di disgregazione degli ex fedelissimi di Berlusconi”, ha aggiunto il politologo. L’imminente futuro del centrodestra assomiglia molto a un puzzle da realizzare nel più breve tempo possibile.

Punti di riferimento e nuove leve

Certo è che, numeri alla mano, il “nuovo centrodestra” in corsa per governare il Paese sarà a trazione meloniana. Secondo SWG, infatti, Fratelli d’Italia si attesta intorno al 25% nelle intenzioni di voto degli italiani, facendo segnare un +1,2% rispetto ad una settimana fa.

Nello stesso sondaggio, la Lega ha invece perso 1,6 punti percentuali e ora è data intorno al 12,4%, ovvero la metà del partito di Giorgia Meloni. Forza Italia chiude il cerchio del centrodestra viaggiando attorno al 7,1%.

Chi saranno, allora, gli uomini di riferimento del centrodestra dominato da FdI? “Non vedo uomini nuovi all’orizzonte in nessuno dei tre partiti. Meloni continua a puntare da un lato su Crosetto, terzi di Sant’Agata e qualche altro liberale e dall’altro sulle generazione degli ex sodali del Fronte della gioventù (Rampelli, Marsilio ecc.)”, spiega Tarchi.

“La Lega ha i suoi quadri ormai “storici”, salviniani o giorgettiani. Forza Italia è in crisi. Certo, dopo l’eventuale successo elettorale ci sarebbe l’assalto alla diligenza e di personaggi rampanti ne sbucherebbero fuori parecchi, ma al momento è difficile individuarli, ha aggiunto lo stesso professor Tarchi.

La dimensione culturale

Se dal punto di vista elettorale i numeri si avvicinano a quelli sopra elencati, discorso a parte merita l’analisi dell’arena culturale.

Quali sono gli intellettuali di punta di questo centrodestra? O meglio: esiste un humus culturale riadattato al contesto attuale dal quale la coalizione potrà trarre spunti, idee e giovamento politico? “Malgrado la creazione di un “think tank” come Nazione Futura, che ha l’ambizione di egemonizzare intellettualmente il partito, non mi pare si possa parlare di fucine di idee originali”, ha chiarito Tarchi.

Nell’arena culturale del centrodestra, insomma, è tanto evidente la presenza di sporadici battitori liberi, quando palese la mancanza di un coordinamento generale.

“Nell’area culturale di destra ci sono battitori liberi – Borgonovo, Veneziani, Buttafuoco… – ma non ci sono né coordinamento né programmazione di una strategia di contrasto dell’egemonia intellettuale progressista. E, tuttora, anche chi simpatizza per quell’area nel mondo accademico o mediatico si guarda bene dall’esporsi, per non avere intralci alla carriera. Cambierebbero le cose dopo un successo alle elezioni? Sono scettico”, ha concluso Tarchi.