Energia e gas, l’Italia guarda con attenzione ad Al Sisi

Si vota in Egitto ma la riconferma di Al Sisi è fuori discussione: l'Italia osserva comunque con interesse agli scenari post voto

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Al Sisi viaggia verso la rielezione in Egitto nel voto che si terrà il 10, l’11 e il 12 dicembre prossimi. L’Italia guarda comunque con un certo interesse: subito dopo il voto, Roma potrebbe intensificare il proprio legame con IlCairo. A confermarlo ai microfoni di TrueNews è anche la giornalista egiziana Marwa Mohammed.

Anche se passate in sordina per via di quanto accaduto nella vicina Gaza, in Egitto ci si sta preparando a importanti elezioni presidenziali. Per la verità i risultati alla vigilia appaiono piuttosto scontati a favore dell’uscente Al Sisi. L’ex generale, così come accaduto nel 2018, dovrebbe ottenere un nuovo mandato di sei anni senza grossi problemi. Questo però non cancella il fatto che in Egitto, a prescindere dalla percentuale con cui l’attuale capo di Stato verrà eletto, dalla prossima settimana si aprirà una nuova importante fase.

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Il Paese infatti nei prossimi sei anni dovrà affrontare non poche sfide sia esterne che interne. A livello estero, l’Egitto è di fatto circondato da Paesi in guerra: la Libia a ovest, il Sudan a sud e la Striscia di Gaza e Israele a est. Una circostanza che non mancherà di influenzare le politiche di Al Sisi. A livello interno, le sfide riguardano l’alta inflazione, una condizione economica che risente degli strascichi del Covid e della guerra in Ucraina e la lotta al terrorismo.

Partite importanti che Al Sisi spera di affrontare sfruttando a pieno le potenzialità del Paese. E qui entra in gioco l’Italia. I giacimenti di gas a largo delle coste egiziane sono stati scoperti dall’Eni, Roma può quindi recitare un ruolo di primo piano e osserva da vicino l’esito del voto.

Al Sisi verso la riconferma

Dal 2011 in poi la storia dell’Egitto ha subito importanti mutamenti. In quell’anno è stato infatti rovesciato il governo di Hosni Mubarack, l’anno seguente le prime elezioni successive alla cosiddetta primavera araba hanno incoronato Mohammed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani. Nel 2013 però, una nuova protesta di piazza ha favorito l’intervento guidato dall’allora generale Al Sisi. Quest’ultimo, diventato così l’attore principale della politica egiziana, ha tolto la divisa per candidarsi alla presidenza l’anno successivo.

Di recente, il presidente ha fatto modificare la costituzione per allungare il mandato presidenziale da 4 a 6 anni. Dopo la riconferma avvenuta nel 2018, Al Sisi adesso preme per un nuovo incarico. La prima mossa in questa direzione è stata quella di anticipare di quattro mesi la data del voto: il suo secondo mandato scadeva infatti nell’aprile del 2024, ma a settembre ha annunciato l’apertura delle urne il 10 dicembre.

Intervistato da Al Jazeera, il ricercatore Mostafa al-Asar del Tahrir Institute for Middle East Policy crede che il motivo del voto anticipato sia da attribuire alle sfide che l’Egitto avrà davanti il prossimo anno. Sia in ambito economico che a livello di politica estera. Al Sisi, secondo lo studioso, vorrebbe arrivare al 2024 con un consolidato sostegno popolare.

“Da quando lo scorso 8 novembre è iniziata la campagna elettorale – ha spiegato su TrueNews Marwa Mohammed, italianista del quotidiano egiziano Shorouk News – Al Sisi ha preferito portare avanti la sua campagna elettorale non sui mezzi di comunicazione tradizionali, ma sui social. In tal modo si è voluto rivolgere maggiormente ai giovani”.

La fascia della popolazione quindi che potrebbe manifestare maggiore insofferenza nei prossimi mesi, quando le partite interne ed esterne all’Egitto potrebbero portare il Paese ad affrontare periodi di maggiore turbolenza economica. Al Sisi, secondo i dati rivelati dal suo comitato elettorale, sembra comunque essersi speso molto durante il mese di campagna: “Durante la terza conferenza stampa del comitato di Al Sisi – ha infatti sottolineato Marwa Mohammed – è stato rivelato che il presidente ha tenuto complessivamente 110 incontri, ha presenziato a 18 eventi esterni e ha partecipato a 40 incontri in videoconferenza per gli egiziani in 60 Paesi”.

Un impegno che denota quanto il presidente uscente tenga al voto. Non tanto per l’esito finale, visto che la sua rielezione non è messa in discussione e visto che nessun candidato ha la forza di ostacolare la sua corsa, quanto per il livello di affluenza degli elettori: Al Sisi, in poche parole, vuole vincere rivendicando un ampio consenso elettorale.

Le prospettive lungo l’asse tra Roma e Il Cairo

Al netto delle polemiche degli ultimi anni sul rispetto dei diritti umani e sulla qualità della democrazia egiziana, l’occidente tifa per Al Sisi. O, per meglio dire, vede nell’uscente e rientrante presidente egiziano una garanzia per la stabilità del Paese. Un ragionamento che vale anche per l’Italia. Eppure tra Roma e IlCairo negli ultimi anni hanno pesato enormemente due gravi vicende: quella relativa alla morte di Giulio Regeni e quella riguardante l’incarcerazione di Patrick Zaki. Quest’ultimo è lo studente egiziano iscritto all’Università di Bologna accusato per un articolo pubblicato alcuni anni fa.

La sua vicenda si è risolta con la grazia concessa al ragazzo dallo stesso Al Sisi. Il caso Regeni è invece oggetto di discussione, anche se nei giorni scorsi è stato disposto il rinvio a giudizio per 4 membri dell’intelligence egiziana accusati dell’efferato omicidio e questo non avrebbe scalfito i rapporti con IlCairo. Nonostante i due casi in discussione, l’asse tra Italia ed Egitto appare infatti complessivamente molto solido.

Dall’energia, con le attività dell’Eni nel giacimento di Zohr, passando per gli accordi sulla vendita di armi italiane all’Egitto, fino ai rapporti in ambito di sicurezza, le due parti hanno mostrato una reciproca volontà di collaborazione. “In caso di vittoria di Al Sisi – spiega ancora a TrueNews Marwa Mohammed – mi aspetto lo sviluppo delle relazioni italo-egiziane e il rafforzamento del partenariato tra i due Paesi in tutti i campi, soprattutto alla luce di un contesto internazionale e regionale difficile e delicato che richiede un lavoro intenso e un coordinamento, con il peggioramento della situazione a Gaza, così come in Libia e Sudan”.

“L’Egitto ovviamente – ha proseguito la giornalista – cercherà di aumentare il volume della cooperazione, soprattutto in settori di natura di sviluppo, come l’energia, la trasformazione verde e gli scambi commerciali, oltre alle questioni politiche, in particolare l’immigrazione illegale e la questione libica”. Ed è proprio sulla Libia, sempre secondo Marwa Mohammed, che Roma e IlCairo devono intensificare la propria collaborazione: “Credo che sia necessario intensificare il dialogo tra Egitto ed Italia sulla Libia – dichiara – affinché ci sia un esercito unico e istituzioni unificate in grado di controllare i flussi migratori”.

Chi sono gli sfidanti di Al Sisi

Complessivamente, includendo lo stesso Al Sisi, saranno quattro a contendersi la presidenza in Egitto. Gli sfidanti del presidente sono quindi tre. Si tratta, in particolare, di Abdel-Sanad Yamama, di Farid Zahran e di Hazem Omar. Il primo è leader del Wafd, il più antico partito popolare egiziano. Il secondo invece è a capo del partito socialdemocratico e il terzo è principale esponente del partito repubblicano popolare.

Nessuno sembra in grado di insidiare la corsa di Al Sisi. Anche perché secondo diversi analisti, il volto più popolare dell’opposizione è Ahmed al-Tantawy. Quest’ultimo però non è riuscito a presentare la propria candidatura per mancanza dei requisiti e ha lanciato accuse contro Al Sisi, sostenendo di aver avuto strada sbarrata dal governo. Il ministero dell’Interno però ha smentito ogni intrusione.