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Covid, perché sta andando tutto molto peggio di quando dicevamo “andrà tutto bene”

Lavoro, scuola, cultura e non solo: piccola rassegna minima del perché sta andando tutto molto peggio di quanto ci si potesse immaginare

Piccola rassegna minima del perché sta andando tutto molto peggio di quanto ci si potesse immaginare. Primo. Si pensava che stando a casa, lavorando nel proprio salotto o sul proprio divano, sarebbe stato tutto più bello. Tutti più rilassati, come nelle pubblicità del lavoro da remoto (a proposito: lo sapevate che in inglese il termine smart-working, ovvero lavoro intelligente, non esiste? Lo chiamano remote working, ovvero lavoro da remoto. Qualcosa vorrà pur dire). L’idea mitica di anni fa: lavori qualche ora, poi ti fai una passeggiata in riva al mare e poi torni a lavorare. E tutto è bello, se non fosse che finisci dallo psichiatra perché alla fine non smetti mai di lavorare.


Secondo. La cultura. Si pensava che avendo meno tempo da passare sui mezzi pubblici, nel ventre delle metropolitane, saremmo stati tutti più alle prese con libri di tutti i tipi. Per carità, le vendite sono aumentate un po’, ma in effetti neanche più di tanto. Libri non se ne leggevano molti prima e non se ne leggono molti adesso. Tanto meno i giovani. Sono esplosi i social, sempre meno approfonditi e frenetici, come Tik Tok. Intanto i pochi che andavano nei musei, nei teatri e nelle sale concerto si sono pure disabituati ad andarci.

Terzo. L’informazione. Quando uno è alle prese con la propria vita, con la propria salute, è interessato a fonti qualificate. Il problema è che i media alla canna del gas con le copie e i conti, con i numeri delle edicole in caduta libera anno su anno, con la voglia di apparire di scienziati e pseudo tali, hanno reso l’informazione non credibile e in fondo opinabile. E se Corriere e Repubblica dicono uno il contrario dell’altra, e ciascuno il contrario di se stesso nel giro di due giorni, io che sono il lettore come faccio a fidarmi di entrambi? E dico due nomi solo per far capire quanto questo concetto abbia toccato il gotha del giornalismo. Non parliamo di chi invece aveva finalità politiche (un esempio: il Fatto Quotidiano o Libero, per dirne due a caso). Paradossalmente ad essere colpito è stato il giornalismo indipendente perché le posizioni di quello schierato erano quantomeno comprensibili. Ora, se un’opinione vale l’altra, dove sta l’autorevolezza? Che non vuol dire opinione unica, ma neppure tutte le opinioni uguali. Insomma, risultato? Pure l’informazione ce la siamo giocata.


Quarto. La scuola. Possono dire quel che vogliono, ma studiare da casa non ha giovato ai ragazzi. In molti non hanno fatto nulla, quelli che volevano fare qualcosa hanno avuto maggiori difficoltà, tutti e dico tutti si porteranno dietro problemi di socializzazione per i prossimi decenni.
L’unica cosa buona, in tutto questo, è l’inguaribile ottimismo che provo di fronte alle nuove generazioni. Inguaribile: dicevano di noi che eravamo peggio dei nostri genitori e dei nostri genitori che erano peggio dei nonni e così andare. Invece i nostri figli saranno meglio di noi, ne sono certo. In qualche maniera, saranno migliori: più poveri, con meno scuola, con una diversa socialità, ma sapranno trovare la loro strada.