Cincinnato non va bene per fare il Presidente

L'uomo buono del popolo (peraltro, Cincinnato non era un plebeo) o della società civile non è la scelta migliore quando si tratta di ricoprire cariche come quella di Capo dello Stato

Alcuni pensano, sbagliando, che il Presidente della Repubblica sia un notaio privo di potere. Altri, peggio ancora, che debba essere una bella statuina. Quindi, che si presenti bene e che parli meglio. Altri pensano che il Presidente della Repubblica sia un ruolo onorifico, e che si limiti a fare dei discorsi in cui la nazione – questo concetto così astratto e difficile – possa riconoscersi. Altri pensano che per la presidenza serva un Cincinnato.

Eppure niente come la storia di Cincinnato ha fatto danni all’Italia: la vicenda di quest’uomo che lascia il lavoro agricolo per servire lo Stato e che poi torna alle sue occupazioni è pura utopia, costruita nei secoli. La verità è che l’uomo buono del popolo (peraltro, Cincinnato non era un plebeo) o della società civile, non è la scelta migliore quando si tratta di ricoprire cariche come quella di Capo dello Stato.

Il motivo? Basta guardare il mandato di Mattarella: tre crisi di maggioranza con tre governi e tre maggioranze diverse. E non è stato il settenato più travagliato della nostra storia.

Il Presidente della Repubblica ha un ruolo politico che, da Cossiga in poi, è fondamentale da mille punti di vista. Ed è ancor più fondamentale, solo per dirne una, perché i fondi del PNRR arriveranno se ci sarà una riforma della giustizia, e il presidente della Repubblica è alla guida del Csm, ovvero il Consiglio superiore della magistratura.

Il Colle è insomma centrale da mille punti di vista, ed ha una struttura di potere complicatissima e difficile da gestire perché non permette strappi né al cerimoniale né alle proprie prerogative. Davvero un Cincinnato della società civile sarebbe la persona giusta? Davvero vogliamo affidare a un esponente fuori dalla politica il ruolo più politico di tutti? Il dubbio è legittimo.

Quello che invece non costituisce un dubbio, per me, è il giudizio sui partiti politici che arrivano alla prima votazione senza uno straccio di accordo complessivo.

Senza neppure un identikit per selezionare le rose di nomi, senza un iter di condivisione. Insomma, senza nulla. Ma questo giudizio, pessimo, sulla politica, non è qualcosa che non mi aspettassi. Speriamo solo che, come a volte avviene in Italia, un colpo di reni ci risollevi dallo stallo in cui siamo precipitati.