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Catello Maresca e l’incompetenza della politica

Comunali Napoli, Catello Maresca perde tre liste a suo sostegno (compresa quella della Lega) dopo il pronunciamento del Tar

A Napoli il Tar ha confermato lo stop per tre liste a sostegno di Catello Maresca, l’ex magistrato che avrebbe l’ambizione di diventare sindaco di Napoli. Non ci saranno dunque due liste civiche a sostegno del candidato di centrodestra, e non ci sarà la lista della Lega. Dunque, ripetiamo: la Lega non correrà a Napoli. Analizziamo bene quello che è successo: tre liste riscontrano violazioni nella presentazione e vengono escluse dalla campagna elettorale. Adesso è tutto uno starnazzare di “democrazia è morta”, brogli pre elettorali eccetera eccetera. Però in effetti quanto è avvenuto a Napoli è il frutto avvelenato di un albero che ormai nella politica contemporanea ha messo radici da un pezzo. L’albero dell’incompetenza.

La politica è un mestiere con regole chiare

Per lungo tempo, e principalmente per colpa del Movimento 5 Stelle, si è pensato che chiunque potesse fare politica. E invece no. Perché la politica è un mestiere: ha delle regole del gioco, ha delle regole chiare. E ha pure delle norme da rispettare. Invece, nell’incompetenza incredibile che ormai alligna nella vigna del nostro Paese, la politica non è più in grado neppure di presentare le liste. E’ un problema principalmente dei vertici dei partiti, ed è un problema in particolar modo in casa di Matteo Salvini, che continua come una trottola a girar l’Italia, cercando di sostenere un partito che continua ad avere una classe dirigente – soprattutto nel sud Italia – deficitaria e approssimativa. Se uno non è neppure in grado di presentare una lista, perché mai dovrebbe poter governare una città, perché mai dovrebbe poter amministrare, cosa che ha il suo core business proprio nell’elaborazione di atti e documentazione?

Studiare per fare politica? Una rarità, al giorno d’oggi

Quanto successo a Napoli non è un caso isolato. In Regione Lombardia e in Comune a Milano, ormai, è una rarità che qualcuno si legga e si studi bene le delibere – maggioranza od opposizione – per fare il suo lavoro in consiglio. Meglio un post su Facebook: si va lisci, si ha più successo e ci si impegna di meno. E si abbassa il livello. Nessuno si occupa più delle grandi aziende dello Stato, nessuno si occupa dei poteri di questo Stato, cosa che dovrebbe essere richiesta e fondamentale. Neanche più due carte in Tribunale per la presentazione di una lista si riescono a compilare decentemente. La gente, tutto questo, non lo sa. Però lo avverte, lo sente nelle ossa, e infatti i talk show sono passati da momento di approfondimento a urlata collettiva, e infine al nulla: indifferenza. Perché – come dicevano in un film – alla fine il cittadino la avverte la differenza tra quel che è vero, e quel che è falso, tra quel che è fatto bene, e quel che è fatto male. Vedendo il numero di persone che si astiene, direi che il fatto male e il falso ormai hanno largamente preso il sopravvento.