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Caro Salvini, certi voti è meglio non averli. Tanto la Meloni non balla da sola

Una volta la chiamavano politica dei due forni, e già la cosa mi stava ampiamente sulle balle. Perché politica dei due forni vuol dire stare un po’ da una parte e un po’ dall’altra, un po’ con l’uno e un po’ con l’altro. Poi è arrivato Walter Veltroni, con il suo “ma anche”. Che vuol dire tutto e anche di più. Poi sono arrivati i 5 Stelle, il cui motto era “uno vale uno”, ovvero che ognuno può dire la sua c…ta ed è tutto uguale. Indovinate un po’: la gente apprezza tanto (per adesso, e ancora per poco, ne sono sicuro) uno che invece sta dicendo che le cose che vanno fatte vanno fatte (Mario Draghi). Semplicemente dice che se uno ha preso la decisione che il vaccino devono farlo tutti, devono farlo tutti. Il green pass non è una incoerenza, rispetto a questo fatto: semplicemente visto che per legge non si può obbligare la gente a fare il vaccino ma si possono porre limitazioni a chi non ce l’ha, per obbligare la gente a fare il vaccino si sono messe le limitazioni per chi non vuol farlo. Non ci voleva un genio a capirlo.

Certo, uno può fare come Alessandro Barbero, il professore di sinistra che spiega la Storia (da sinistra) e che piace tanto ai giovani: ha firmato contro il green pass perché lo ritiene incoerente rispetto al fatto che non si può imporre il vaccino. Peccato che Barbero si scordi della real politik, ovvero del fatto che la politica a volte aggira l’ostacolo per raggiungere comunque la meta. Poco male. Il problema non sono Barbero e gli altri professori universitari, che insieme a virologi-veline e nuovi mostri hanno infestato le nostre televisioni (e infatti i talk show non li guarda più nessuno). Il problema si chiama Matteo Salvini. Il problema si chiama Claudio Borghi, il parlamentare leghista che continua a dire m…ate a profusione su vaccino e green pass.

Capiamoci: non lo condivido, ma è legittimo dire che si è contro il vaccino. Ed è legittimo dire che si è contro il green pass. Dopodiché la questione è facilmente risolvibile: il governo lo impone, qualcuno farà ricorso, e ce la si vedrà nei tribunali. Ma questa è l’Italia e in fondo interessa assai poco. Quello che interessa è che una forza come la Lega, che esprime i governatori del Nord, quelli più colpiti dalla pandemia, che hanno messo in campo lo sforzo più disperato proprio per cercare di vaccinare tutti, e che sono tutti rigidamente vaccinisti e pro green pass, debba fare la politica dei due forni su una roba come la salute. “Ci vacciniamo” ma anche “no green pass”. Ma che sistema è? Quale incoerenza? Per non lasciare a Giorgia Meloni un voto in più?

Mi viene da dire che a volte i voti si pesano e non si contano. E che anche alla real politik c’è un limite: certi voti, semplicemente, bisognerebbe non volerli. Andate da un’altra parte, accomodatevi in un altro partito, direi io, di fronte ai no vaccinisti e no green pass e complottisti vari. E fa niente se la Meloni sorpassa: dove deve andare senza la Lega? Con chi si allea? Con il Pd? Con Sinistra Italiana? Con Rifondazione Comunista? Con il Movimento 5 Stelle? Dove deve andare la Meloni con il suo 20, 25, 30 o 35 per cento?