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Vaccini a RNA Messaggero, investimenti milionari per il post pandemia: Sanofi punta all’hub globale di ricerca, Moderna all’oncologia

Sanofi e non solo: in arrivo un futuro “extra Covid” della tecnologia mRNA che ha permesso di realizzare il primo vaccino in meno di 12 mesi

Sanofi lo ha annunciato a fine giugno. La multinazionale investirà circa 400 milioni di euro all’anno in ricerca e sviluppo di vaccini di nuova generazione utilizzando tecnologie mRNA che hanno dimostrato la loro efficacia con Pfizer e Moderna durante la pandemia Covid. Il gruppo farmaceutico francese ha parlato, per bocca di  Jean-Francois Toussaint, il responsabile globale R&D della divisione vaccini, di un “Centro di eccellenza mRNA” che riunirà circa 400 dipendenti dei settori ricerca, sviluppo, chimica, digitale, produzione e controlli con sedi sparse nel mondo. Nei siti già oggi attivi vicino a Lione, a Marcy nel sud della Francia, e a Cambridge, nel Massachusetts, con l’ambizione entro il 2025 di testare le applicazioni dell’mRNA nelle vaccinazioni di routine in una vasta gamma di malattie infettive diffuse a varie latitudini e nei diversi cluster di età. Oltre al fatto che, sempre per bocca del management societario, l’investimento da quasi mezzo miliardo di dollari all’anno (476 milioni) aiuterà a risolvere alcune delle criticità ancora presente nei vaccini a RNA messaggero, a cominciare dalla “termostabilità” e dalla “tollerabilità”.

È una sorta di rivincita per Sanofi dopo la multinazionale a fine 2020 aveva annunciato di tardare di almeno un anno il lancio del vaccino Covid studiato insieme alla controparte britannica GlaxoSmithKline e basato su una tecnologia convenzionale. Anche se da quel momento i francesi hanno siglato patti Pfizer e Moderna per produrre più dosi del loro vaccino nel tentativo di aumentare la capacità produttiva globale aiutare a soddisfare l’enorme domanda di dosi proveniente dai governi di mezzo mondo.

Un futuro per la tecnologia mRNA: non c’è solo il progetto Sanofi

Ma non c’è solo Sanofi a immaginare un futuro “extra Covid” della tecnologia che ha permesso di realizzare il primo vaccino in meno di 12 mesi. È infatti notizia di queste ore l’accordo di licenza esclusiva fra la stessa Moderna e Autolus Therapeutics per sviluppare nuove terapie a base di RNA messaggero finalizzate alla cura del cancro. I termini finanziari dell’accordo non sono stati resi noti ma da ciò che è trapelato, ma Moderna ha una pipeline di sviluppo per vaccini contro il cancro personalizzati che sfruttano la tecnologia mRNA. Attraverso l’uso del sequenziamento, la biotech americana ha identificato mutazioni multiple in una cellula tumorale e utilizzando capacità bioinformatiche, Moderna è convinta di poter sviluppare vaccino che codifica quelle mutazioni per promuovere una robusta risposta immunitaria. Solo l’annuncio della nuova “alleanza”, senza svelare dettagli, ha fatto salire le azioni di Autolus Therapeutics del 12%.

Notizia che va di pari passo con un’altra mossa di Moderna sullo scacchiere europeo e approvata dalle autorità a fine luglio. Il comitato per i medicinali umani (Chmp) dell’Ema ha approvato un aumento del processo di produzione del principio attivo presso i siti di produzione di vaccini Covid-19 di Moderna negli Stati Uniti (Usa) ma destinati al mercato europeo. Una misura per l’aumento della capacità produttiva che dovrebbe avere un impatto significativo sulla fornitura di Spikevax, il vaccino a proteina spike sviluppato dalla biotech Usa, nel Vecchio Continente. Si stima che nel terzo trimestre del 2021 la filiera statunitense fornirà circa 40 milioni di dosi di vaccino per il mercato Ue.