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Telemedicina? “A risparmiare è il paziente. Ma serve relazione con il medico e diagnostica a distanza”

Tre sono i bilanci da fare della telemedicina: economico, relazionale e organizzativo. “Ottima soluzione se il paziente l'accetta"

Telemedicina? Sì. Ma con consapevolezza. Perché “la sanità è e resta un mondo basato sul concetto di servizio alla persona che è surrogabile dalle macchine solo in alcuni episodi ben circostanziati”. Parla chiaro il professor Davide Croce che con True Pharma si è confrontato anche lo scorso 14 luglio ad Albizzate all’evento “La riforma socio-sanitaria lombarda” proprio su alcuni degli aspetti delle nuove modalità di presa in carico e l’evoluzione tecnologica in sanità.

Per il Direttore del Centro sull’Economia e il Management in Sanità e nel Sociale, uno dei più autorevoli economisti sanitari in Italia, quando si parla di telemedicina nella penisola e in Lombardia, anche alla luce degli investimenti del Recovery Plan e della nuova legge 23 per la Lombardia, bisogna centrare bene l’obiettivo.

Tre sono i bilanci da fare della telemedicina: economico, relazionale e organizzativo. È ottima per il paziente, se l’accetta e non è scontato che sia così” dice il professor Croce a True Pharma. Bisogna avere a che fare con pazienti metaforicamente “alfabetizzati” per poter utilizzare le infrastrutture informatiche e garantire l’accesso alle stesse, efficienti, in tutte le aree di copertura. A queste condizioni “è un ottimo viatico che evita viaggio per andare a fare le visite, parcheggi, problemi logistici, attese infinite prima di essere preso in carico”. Tutt’altro discorso per quanto riguarda i clinici e gli specialisti. “Sgombriamo il campo dagli equivoci: non ci mettono meno tempo ma esattamente lo stesso fra connessione e cercare di instaurare la relazione diversa rispetto a quella in presenza con il paradosso di poter avere bisogno di qualche minuto in più”.

Telemedicina, il tempo di visita non cambia

Ciò che non cambia sicuramente è la durata della visita e gli oneri burocratici connessi. “Il saving economico è solo dalla parte del paziente – dice Croce –. È importante ovviamente, ma bisogna esserne coscienti, ed è anche questo uno dei motivi per cui ha fatto fatica a decollare in passato”. Rimane tuttavia quello che il Direttore del Centro sull’Economia e il Management in Sanità e nel Sociale definisce un “vantaggio globale anche se spostato da un solo lato” che rende comunque la telemedicina “un obiettivo da perseguire”. Questo per quanto concerne i costi e l’assorbimento di risorse.

Il vulnus della telemedicina? La mancata relazione

Capitolo relazionale, come funziona? “È difficile” risponde secco l’economista sanitario. “Mettere a proprio agio il paziente da remoto è più difficile, e personalmente lo vedo anche da professore nella relazione accademica”. Qui il discorso si rovescia rispetto ai risparmi economici: per il medico professionista, fermo e non emotivo nello svolgere il proprio lavoro, cambia relativamente poco. Per il paziente, soprattutto all’inizio, può instaurarsi anche sofferenza rispetto alla distanza, al coraggio di porre domande e chiedere possibili risoluzioni dei problemi. “La comunicazione medico-paziente rimane uno dei punti cruciali della telemedicina da mettere a regime” afferma Davide Croce. Il bilancio organizzativo? Con una “rete e infrastrutture sufficienti, chiunque in sanità è in grado di attrezzarsi o si è già attrezzato” dice parlando della Lombardia.

Rimane un ultimo nodo da sciogliere. Pazienti e patologie – sì – ma quali? Per Croce questo punto interrogativo è esattamente “ciò che manca” nel dibattito pubblico di questi mesi. Il professore nel corso del 2020 ha condotto uno studio in tema con dieci esperti proprio per cercare di capire quali “specializzazioni” della medicina e quali delle milioni di prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale si possano “mettere a regime” nel post pandemia per una loro potenziale “remotizzazione”. Risultato? Ragioniamo per difetto – risponde –. Tutto ciò che non ha bisogno di strumentazione specifica e tutti coloro che hanno bisogno dei follow up possono essere trattati in telemedicina”.

E una volta resa l’opzione praticabile, secondo Croce, si può anche immaginare che il 50% o il 33% delle visite rimangano comunque in presenza e le altre da remoto. Un modo per venire incontro ai sopra citati problemi di natura relazionale con il medico.

Telemedicina, sì su cronici, diabetologia e oncologia

In primis, la telemedicina può risultare uno strumento utile su una parte importante “dei cronici”. “In diabetologia sicuramente si può fare il follow up, però prendiamo consapevolezza del fatto che allora serve rafforzare la diagnostica a distanza, con i dispositivi di monitoraggio da remoto della glicemia diffusi su larga scala visto che peraltro hanno costi estremamente ridotti ma sono necessari”. Attualmente, in Italia, vivono almeno tre milioni e mezzo di persone con diabete, di cui ben cinquecentocinquanta mila circa residenti in Lombardia e i potenziali effetti dell’implementazione della telemedicina in quest’ambito avrebbe sicuramente un impatto notevole in termini di presa in carico.

Telemedicina, escluse la neurologia e l’oculistica

Cos’altro si può e non si può fare in telemedicina? “A oggi la neurologia è esclusa – risponde Croce – come anche la visita oculistica”. Cardiologia? “Difficile fatti salvi alcuni controlli per esempio sulla pressione o comunque di rischio correlato, oppure estendo su grandi numeri strumenti di trasmissione da remoto” dice. Ma per quanto riguarda il cuore “appena c’è un problema di ritmo cardiaco, va trattato in presenza”. L’apparato muscolo-scheletrico? “In parte per verificare lo stato di salute dopo una rimozione del menisco se sono già state fatte le risonanze magnetiche e le Tac, ma rimane il problema di non poter muovere per esempio il ginocchio da parte dello specialista che perde la possibilità di capire come flette la gamba”.

Di certo dalla telemedicina “può trarne beneficio l’oncologia” ed è anche utile per “alcune tipologie di visite che sono definite ‘standard di periodo’, come l’influenza, oppure le ferite sugli acuti, il post chirurgico per esempio l’analisi delle ferite”. Nei fatti – chiude il il Direttore del Centro sull’Economia e il Management in Sanità e nel Sociale – deve diventare uno degli strumenti della presa in carico ma capendo bene cosa manca nel territorio”.