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Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica. On. Boldi: “Prevenzione? Cruciale per la sanità universale

La Vice Presidente della Commissione Affari Sociali: "Screening oncologici saltati verranno riprogrammati"

di Francesco Floris

La prevenzione? Non ha dubbi l’onorevole Rossana Boldi, Vice Presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati: “Se il nostro sistema sanitario vuole sopravvivere in chiave universalistica rimanendo sostenibile, deve per forza investire in prevenzione”. La deputata della Lega coglie l’occasione della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica (13-21 marzo) per mettere sul piatto anche il tema dei costi della prevenzione, che solo “in apparenza sono elevati”. “Qualunque sia il costo di uno screening che magari in un primo momento appare inutile – dichiara Boldi a True Pharma – sarà sempre meno costoso che dover sostenere e curare un malato per tutta la sua vita”.

Un obiettivo di medio e lungo periodo su cui il sistema Italia sta scommettendo con una serie di frecce da scoccare. La prima? “L’aderenza alle terapie” risponde Boldi anche con riferimento allo stimolante dibattito in corso in Italia per far inserire un criterio unico sull’aderenza terapeutica all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza e nel Nuovo Sistema di Garanzia. Ma non solo. “Ci aiuteranno le nuove tecnologie, la telemedicina, tutto quel campo che viene definito medicina digitale” come per esempio le “applicazioni studiate per ricordare al paziente quando sottoporsi a un esame o assumere un determinato farmaco” e il cui presupposto, operativo e teorico, “è un grande coinvolgimento da parte del paziente nella sua terapia”. Proprio su questi aspetti si gioca la “Missione Salute” al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) a cui la Commissione Affari Sociali di Montecitorio sta dedicando la gran parte delle energie nelle ultime settimane.

In campo ci sono vari temi che collimano perfettamente con il senso della Giornata Nazionale per la Prevenzione Oncologica. A cominciare da quello sugli screening “saltati” durante e a causa della pandemia: 1,4 milioni è il dato che a novembre 2020 è circolato come grido di allarme. Qual è la situazione sotto questo profilo durante la terza ondata e nel pieno della campagna vaccinale? “In tutte le interlocuzioni avute con il Governo, con le Regioni e gli assessorati regionali – spiega Rossana Boldi – ci è sempre stato garantito che non appena ripristinata una situazione accettabile per quanto riguarda il Covd tutti gli esami, gli screening, i controlli che avrebbero dovuto essere fatti verranno riprogrammati all’istante, anche in relazione a chi è riuscito ad ricevere interventi complessi per patologie tumorali nel corso di questi mesi”. È senz’altro vero che numerose regioni, a cominciare dal Piemonte, terra natia e di elezione dell’onorevole Boldi, hanno mantenuto continuità per quanto riguarda gli esami di controllo e le radiografie. “C’è un altro problema” avverte però la deputata. “Tra i dati più impressionanti si riscontra una contrazione terribile dell’attività ambulatoriale, superiore al 50%, con gli stessi pazienti che per paura del contagio Covid preferiscono non sottoporsi agli esami pur di non recarsi nelle strutture”.

Oltre ai problemi clinico-ospedalieri, ora l’Italia affronta anche quelli economici. Gli ultimi dati Istat riflettono un calo dell’occupazione anno su anno che l’Istituto nazionale di statistica definisce “senza precedenti”, con meno 456 mila (-2,0%). Dentro questo dato una disparità aggiuntiva: meno 249mila sono le occupate donne e meno 264mila sono coloro che hanno tra i 15-34 anni di età. “La crisi non colpisce tutti in maniera uguale – afferma Boldi – ed è un fatto che chi gode di contratti con annesse forme di welfare aziendale arriva più velocemente a sottoporsi a certi esami medici”. “Ma se parliamo per esempio di cancro al seno – dice Boldi – tutte le regioni italiane a livello pubblico hanno attivato delle campagne di screening che da anni stanno comunque funzionando e portando risultati”. “In ogni caso – aggiunge – se anche in questo periodo fosse capitato che solo chi è dotato di welfare integrativo è riuscito a fare un esame nelle strutture o nei laboratori privati, non può essere questo un modello perché verrebbe meno il carattere universalistico che il nostro sistema ha in regime di normalità”. “La soluzione – chiude la deputata piemontese – non è pensare di caricare sul privato il peso degli screening oncologici. Il privato deve intervenire fornendo quelle prestazioni aggiuntive che il pubblico non è in grado di rilasciare, non sostituendo il carattere universale della sanità italiana”.