Oltre la TAC, i biomarcatori nella diagnosi del trauma cranico lieve. Scarica il report

Ogni anno, nel mondo, 69 milioni di persone subiscono un trauma cranico. Ciò che conta nella sua gestione è riconoscerlo tempestivamente

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Ogni anno, nel mondo, 69 milioni di persone subiscono un trauma cranico (TC) 1 . Se da un lato le cause possono essere molteplici, ciò che conta nella gestione di questo evento è riconoscerlo tempestivamente e stabilirne l’entità, per evitare conseguenze nel breve e nel lungo termine. Le persone che hanno subito un trauma cranico possono, infatti, manifestare compromissione della memoria, della coordinazione, dei sensi (come vista e udito) e della funzionalità emotiva.

Rappresenta il disturbo neurologico più frequente: gli effetti delle lesioni cerebrali traumatiche possono durare da pochi giorni dopo l’infortunio ad anni, con una sintomatologia che può finanche impattare significativamente sulla qualità di vita.

Mario Guarino: “Si manifesta con diversi sintomi: stato confusionale, amnesia, vomito non preceduto da nausea”

Una definizione precisa la offre il dottor Mario Guarino: “Si intende qualsiasi evento traumatico che interessa il cranio e il cervello. Si manifesta con diversi sintomi: stato confusionale, amnesia, vomito non preceduto da nausea.

Può essere causato da un incidente o da una caduta dall’alto. La classificazione si effettua con una valutazione clinica del livello di coscienza che prende in considerazione tre parametri: l’apertura degli occhi e le risposte verbali e motorie”.

Vincenzo Menditto: L’appropriata gestione di un paziente con TC mira ad evitare le possibili complicanze

Aggiunge Vincenzo Menditto: “Un TC si può manifestare con un ventaglio di sintomi: quelli da valorizzare particolarmente sono la perdita di coscienza, la cefalea, la perdita di memoria per gli eventi precedenti e/o successivi al trauma, la comparsa di convulsioni o di confusione; tuttavia anche in caso di paziente asintomatico può essere indicato prolungare l’osservazione clinica ed avviare un percorso che può comprendere un esame radiologico, per lo più la TAC cerebrale ed eventualmente un prelievo di sangue.

L’appropriata gestione di un paziente con TC mira ad evitare le possibili complicanze quali i sanguinamenti all’interno della scatola cranica che pongono il paziente a rischio di morte o di esiti invalidanti se non prontamente trattati. Le principali cause di TC sono le cadute accidentali, le cadute a seguito di improvvisa perdita di coscienza (anche d’età sincope) e gli incidenti stradali o i traumi durante attività sportiva”.

Andrea Fabbri: “Fortunatamente l’incidenza è diminuita”

Come spiega il dottor Andrea Fabbri l’incidenza, fortunatamente è diminuita: “Fino a 10 anni fa eravamo nell’ordine di 15 casi ogni mille abitanti, oggi siamo scesi a 5. Vuol dire che i veicoli sono più sicuri, funzionano i dispositivi di protezione dagli incidenti stradali, come caschi, cinture, e si consuma meno alcol prima di mettersi alla guida. A fine anni ‘90, invece, segnalavamo come il 20% di chi avesse subito un trauma cranico fosse risultato positivo all’alcol test”.

 Alessio Bertini: “Gli anziani sono la categoria più a rischio”

“Le categorie più a rischio – spiega il dottor Alessio Bertini – sono ovviamente gli anziani, quelli affetti da patologie epatiche e i pazienti che prendono farmaci coagulanti e antiaggreganti perché possono favorire il sanguinamento. Il pericolo si genera quando, in conseguenza del trauma cranico, si forma del sangue all’interno della scatola cranica”. La diagnosi deve essere tempestiva: “Bisogna capirlo subito – continua Bertini – perché il mancato riconoscimento può avere conseguenze molto gravi.

E’ importante riconoscere i segni del peggioramento e capire, in pronto soccorso, quali pazienti necessitano di una Tac o no”.

Guarino: “Necessario avere strumenti di diagnostica oltre la TAC”

E’ fondamentale,  quindi, avere a disposizione strumenti di diagnostica del trauma cranico lieve – ovvero la forma di lesione celebrale più diffusa – che vadano oltre la TAC, il cui uso sta crescendo rapidamente negli anni, esponendo potenzialmente i pazienti a rischi e di radiazioni ionizzanti e generando costi evitabili.”Il percorso del paziente con TC – spiega Menditto – comprende l’accettazione in Pronto Soccorso da parte del triagista, la visita da parte dell’ urgentista, l’osservazione clinica, se appropriato la TAC cerebrale ed eventualmente un prelievo di sangue.

Potrà seguire l’ulteriore osservazione in Probto Siccorso/area di Osservazione Breve, il ricovero ospedaliero o la dimissione con un foglio di istruzioni da seguire a domicilio”.

“Basta considerare che una TAC cranio – aggiunge Guarino – equivale a moltissime radiografie del torace. E, siccome la maggior parte dei pazienti è colpita da trauma cranico lieve, spesso è necessario ripetere la TAC. Ultimamente il percorso diagnostico del paziente è stato avvantaggiato dal dosaggio di proteine che si liberano nel TC lieve e che sono indice di un danno delle cellule nervose”.

Una novità interessante deriva dai diversi candidati biomarcatori

Una novità interessante deriva dai diversi candidati biomarcatori, emersi come potenziali marker diagnostici di trauma cranico cerebrale. Sono state studiate più di 20 diverse proteine cerebrali, sette delle quali – S100 S100B, NSE, UCH-L1, GFAP, spettrina alfa-II e tau – hanno dimostrato un’accuratezza diagnostica per distinguere la commozione cerebrale dalla “non commozione cerebrale” o per predire i risultati della TAC al cranio 28,29 . I biomarcatori hanno fornito informazioni sui meccanismi patofisiologici, in particolare sul decorso dinamico del danno neuronale, assonale e astrogliale che derivano dal trauma.

Giuseppe Banfi: “Questi marcatori finora hanno dimostrato un’ottima prestazione”

Il dottor Giuseppe Banfi ne spiega i vantaggi e il potenziale diagnostico: “La novità principale è l’introduzione nella diagnostica di marcatori biochimici che possono essere misurati facilmente nel plasma. Sono due marcatori che sono prodotti e rilasciati da due tipi di cellule del sistema nervoso: uno dai neuroni, l’altro dalle cellule gliali. E questi marcatori finora hanno dimostrato un’ottima prestazione potendo quindi essere utilizzati quantomeno per escludere il cosiddetto valore predittivo negativo. Cioè, se sono negativi, si può escludere il trauma cranico lieve.

L’altro grande vantaggio deriva dall’anticipazione della diagnosi riducendo tempi e costi. E, entro certi limiti, evitare il ricorso alla  TAC. I biomarcatori permettono di avere una finestra diagnostica ampia: il primo marcatore, quello proveniente dai neuroni, aumenta immediatamente, a un’ora dal danno, l’altro marcatore aumenta dopo dodici ore. Sono molto utili anche per danni pregressi che non hanno seguito l’iter classico di valutazione in un centro o in un pronto soccorso. Ma, in presenza di una sintomatologia, possono evidenziare se ci sia stato un danno”. Anche per Fabbri “la scoperta dei biomarcatori è interessante per la diagnosi ma c’è ancora da verificare la loro utilità per la gestione del paziente”.

L’analisi dei biomarcatori avviene tramite il test Alinity mTBI

L’analisi dei biomarcatori avviene tramite il test Alinity mTBI, un pannello di dosaggi diagnostici utilizzato per le misurazioni della proteina fibrillare acida della glia (GFAP) e dell’ubiquitina carbossi-terminale idrolasi L1 (UCH-L1), due biomarcatori complementari che aumentano dopo una lesione cerebrale. I due biomarcatori sono misurabili in pochi minuti tramite un prelievo di sangue su strumentazione che risponde alle diverse necessità di spazio e risorse nei Pronto Soccorso e nei laboratori: Alinity i e i-STAT Alinity. I risultati del test forniscono una sensibilità del 96,7% su strumentazione Alinity i e del 95,8% su strumentazione i-STAT Alinity, con un valore predittivo negativo superiore al 99%.

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