Report Aiop-Agenas, le strutture private raggiungono performance eguali o superiori a quelle di diritto pubblico

E' quanto emerge dall'ultimo  Rapporto sulla Qualità degli Outcome clinici negli Ospedali italiani, elaborato da Agenas e Aiop

Le strutture di diritto privato del SSN presentano una performance analoga o migliore di quelle di diritto pubblico. E’ quanto emerge dall’ultimo  Rapporto sulla Qualità degli Outcome clinici negli Ospedali italiani, elaborato da Agenas e Aiop, che mette nero su bianco alcuni principi di realtà.

Il privato trionfa nell’area cardiocircolatoria e in quella osteomuscolare

Dal report emerge , in sei delle sette aree cliniche valutate, una qualità maggiore del privato che si esplica sia in termini di più alte proporzioni di strutture con esiti superiori allo standard sia in termini di più ridotte proporzioni di strutture con qualità bassa o molto bassa. Il comparto privato raggiunge il più alto traguardo di qualità nell’area cardiocircolatoria e in quella osteomuscolare.Il pubblico ha buoni risultati nel settore gravidanza e parti ma presenta punteggi inferiori rispetto al privato nell’area del sistema respiratorio.

La variabilità, gli esempi di Campania e Puglia

Per comprendere le dimensioni della qualità e delle criticità, occorre procedere per maggiori livelli di dettaglio, attraverso l’analisi per indicatore riportata nel Rapporto. C’è da tener conto della variabilità: resta il dato più rilevante e critico del nostro sistema sanitario e si tratta di una eterogeneità tra Regioni, interna alle stesse Regioni e nell’ambito delle singole componenti

Ad esempio, in Campania – la Regione che riporta il più alto ricorso al parto chirurgico – è di diritto privato sia la struttura che riporta le proporzioni più alte di tagli cesarei sia quella che riporta le proporzioni più contenute. In Puglia – rispetto all’indicatore di mortalità a 30 giorni dopo intervento di valvuloplastica – si registrano, nella sola componente di diritto privato, i valori di mortalità rispettivamente più basso (0%) e più alto (9%) non solo a livello regionale, ma a livello nazionale.

In Veneto è di diritto pubblico sia la struttura che riporta la più alta percentuale di re-interventi dopo una prima procedura conservativa per tumore maligno della mammella sia quella che riporta la percentuale più bassa.

L’influenza negativa della pandemia

L’urto pandemico ha fortemente condizionato non solo i volumi di attività delle prestazioni elettive e, in misura ridotta, di quelle urgenti ma, parallelamente, anche il livello qualitativo offerto dalle singole strutture e dal SSN tutto.

Considerando il confronto 2019-2020 e, a titolo esemplificativo, l’indicatore di mortalità a 30 giorni dopo ictus ischemico, le strutture che riportano un livello alto/molto alto passano dal 66% al 49% tra quelle di diritto pubblico e dal 90% al 69% tra quelle di diritto privato. In Lombardia, una delle regioni più colpite dall’emergenza, le strutture pubbliche con mortalità <11% sono 23 su 30 nel 2019 e solo 11 su 30 del 2020; quelle private sono, rispettivamente, 11 su 13 e 8 su 13.

“La riflessione – si legge in una nota di Aiop –  è d’obbligo e riguarda solo in minima parte il confronto tra pubblico e privato, se non per superare definitivamente ogni pregiudiziale a favore della salute della popolazione: il focus deve essere spostato dalla protezione della proprietà pubblica degli asset alla salvaguardia della Salute pubblica. E la Salute è pubblica se accessibile a tutti gli individui a prescindere dalla rispettiva condizione socio-economica e se le prestazioni e i servizi di provata efficacia clinica sono offerti in condizioni di omogeneità su tutto il territorio nazionale”.

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