Spendere di più per spendere di meno: la prevenzione per un sistema sanitario universale

A Direzione Nord il presidente della Commissione Sanità di Regione Monti su riforma e prevenzione con i dirigenti degli ospedali lombardi

“Ciò a cui dobbiamo guardare non è il PNRR. L’obiettivo è quello di mantenere un sistema sanitario che garantisce l’accesso universale alle cure ai cittadini, in un futuro in cui, con ogni probabilità, la nostra società sarà più vecchia, con un maggiore carico di malattia, e in cui ci saranno sempre meno giovani a pagare le tasse. Per questo la nostra idea è che spendere di più oggi sia l’unico modo per spendere di meno domani continuando a garantire migliori cure ai cittadini”.

Così il Presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali di Regione Lombardia Emanuele Monti ha introdotto la riforma sanitaria lombarda, recentemente approvata, intervenendo nell’edizione invernale di Direzione Nord, l’evento fondato dal presidente degli Amici delle Stelline Fabio Massa, organizzato da True-News.it e Inrete, in collaborazione con Fondazione The Bridge.

Il dibattito su “Prevenzione primaria e secondaria” a Direzione Nord

Ad affiancare Monti nel corso del dibattito su “Prevenzione primaria e secondaria”, Stefano Carugo, Direttore UOC Cardiologia, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, Giuliano Rizzardini, Direttore Malattie Infettive, ASST Fatebenefratelli Sacco, Daniele Generali, Direttore dell’Unità di Patologia Mammaria e Ricerca Traslazionale dell’ASST-Cremona, incontro diretto da Rosaria Iardino, Presidente Fondazione The Bridge.

Monti: “I lombardi primi a beneficiare dei fondi del Pnrr”

“Regione Lombardia ha cercato di dare l’occasione ai lombardi di essere i primi a beneficiare dei fondi del PNRR destinati alla salute, aggiungendo – una delle pochissime Regioni a farlo – 800 milioni di finanziamento regionale agli 1,2 miliardi destinati delle istituzioni centrali”, ha aggiunto Monti. “Questo probabilmente non sarà sufficiente, perché alle importanti risorse che andranno agli investimenti non sono affiancate sufficienti risorse in spesa corrente: quello italiano è il sistema sanitario che spende di meno procapite in Europa e quello che ha incremento di meno i fondi alla salute trai Paesi del G20.

Anche lo stanziamento aggiuntivo di 2 miliardi al fondo sanitario nazionale è insufficiente, inoltre non è distribuito in maniera proporzionale al numero di abitanti finendo per penalizzare la Lombardia”.

Prevenzione: l’Italia ancora non brilla

Nonostante ciò, la nuova legge è proiettata sul futuro e in essa la prevenzione gioca un ruolo di primo piano, “anche perché ogni euro investito in prevenzione è in grado di generare cospicui risparmi prevenendo le spese per acuzie e complicanze”, ha precisato Monti.

Su questo fronte, l’Italia, non brilla.

Carugo (Policlinico): “Prevenzione, Italia peggio dell’Inghilterra”

“Un recente studio sullo Europea Heart Journal ci piazza peggio dell’Inghilterra in tema di prevenzione cardiovascolare, nonostante gli inglesi non brillino per stili di vita sani”, ha affermato Stefano Carugo, Direttore UOC Cardiologia, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico. “La ragione risiede in tre fattori di rischio cardiovascolare che innalzano il nostro livello di rischio: il sovrappeso e l’obesità nei bambini e negli adolescenti, l’abitudine al fumo, che dopo essere progressivamente calata dopo l’approvazione della legge Sirchia adesso sembra essere di nuovo in risalita, e la scarsa attività fisica”, ha precisato il cardiologo secondo cui la pandemia ha peggiorato la situazione.

“Da cardiologo dico che la ripresa di cui si parla nel PNRR non deve riguardare solo il presente, ma anche il futuro, dando il massimo spazio alla prevenzione. Da questo punto di vista si tratta di progettare interventi che non solo svuotino gli ospedali di malati, ma anche facciano in modo che i cittadini imparino a mantenersi sani a casa propria, prestando attenzione alle cure, all’alimentazione, all’attività fisica”.

Rizzardini (Fatebenefratelli): “Molti pazienti Hiv arrivano più tardi alla diagnosi”

Oltre che sui fattori di rischio e sulla prevenzione, i due anni di pandemia hanno avuto pesanti ripercussioni sulla tempestività della diagnosi: “Come avvenuto agli oncologi, anche noi abbiamo visto molti pazienti con Hiv che arrivano più tardi alla diagnosi”, ha raccontato Giuliano Rizzardini, Direttore Malattie Infettive, ASST Fatebenefratelli Sacco. “E non sono mancati pazienti già in cura che sono andati persi. Pochissimi, in realtà, grazie al nostro impegno nel mantenere un filo con i pazienti e per sopperire alla scarsa accessibilità degli ospedali: per esempio abbiamo recapitato farmaci a casa, cambiato, dove possibile, terapia utilizzando farmaci che garantissero una copertura più lunga, ridotto un po’ i controlli, quando possibile. Ciò ci ha consentito di preservare la salute dei nostri pazienti”.

Generali (Asst Cremona): “Operiamo cercando di non dimenticare il significato della prevenzione”

Altrettanto impegno la pandemia ha richiesto a chi era impegnato nella prevenzione oncologica: “Siamo stati in una delle zone maggiormente colpite: abbiamo dovuto rispondere alle esigenze acute dell’emergenza pandemica, ma allo stesso tempo gestire il percorso donna cercando di non dimenticare il significato della prevenzione”, ha ricordato Daniele Generali, Direttore dell’Unità di Patologia Mammaria e Ricerca Traslazionale dell’ASST-Cremona.