Moderna, la lunga marcia che punta al vaccino Hiv

Moderna avvia la sperimentazione clinica per due vaccini contro l'Hiv. La tecnologia è la stessa adottata per combattere il Covid

Lo hanno definito il “Sacro Graal” della medicina: il vaccino Hiv. Che oggi è un po’ meno un miraggio. Chi sta scommettendo tutte le sue fiches sulla ricerca è Moderna, il colosso biotech americano che ha sviluppato uno dei due vaccini a m-Rna contro il Covid.

Vaccino Hiv, Moderna inizia la sperimentazione

Il gigante farmaceutico ha annunciato di aver iniziato la sperimentazione clinica per due vaccini contro il virus dell’immunodeficienza umana che si chiamano mRna-1644 e mRna-1644v2-Core e sono stati sviluppati in collaborazione con la International AIDS Vaccine Initiative (Iavi) e la Bill and Melinda Gates Foundation con la stessa tecnologia adottata per combattere la pandemia.

I primi partecipanti alla fase I della sperimentazione – 56 persone sane e sieronegative, definite da Bloomberg dei “volontari che si sono rimboccati le maniche” – hanno ricevuto la prima dose del vaccino alla George Washington University (GWU) School of Medicine and Health Sciences di Washington, D.C. Quarantotto dei partecipanti riceveranno una o due dosi del vaccino mRNA, e 8 partecipanti riceveranno un richiamo del solo immunogeno. I pazienti saranno monitorati per la sicurezza per sei mesi dopo la loro ultima vaccinazione.

Vaccino Hiv, la battaglia più ardua

Se la tecnologia è la stessa del vaccino Covid, la battaglia sarà ancora più ardua. Perché se i vaccini a mRNA contro il Covid forniscono la “ricetta” per la proteina spike, che il coronavirus usa per entrare nelle cellule viventi, con l’Hiv non sarà così “facile”. Il virus è più “astuto” e nasconde o maschera i suoi aspetti vulnerabili, rendendo difficile per le cellule immunitarie generare anticorpi contro di essa.

Vaccino contro l’hiv, da Moderna segnali incoraggianti

Gli sforzi di Moderna partono però da risultati incoraggianti che, secondo gli scienziati del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) statunitense, si sono mostrati promettenti nei topi e nei primati. Le pubblicazioni già lo scorso anno su Nature Medicine, hanno mostrato come il nuovo vaccino fosse sicuro e ha suscitato la risposta anticorpale e immunitaria cellulare desiderata contro un virus simile all’Hiv.

In particolare nei macachi, sebbene le dosi di mRNA inoculate fossero elevate, il vaccino è stato ben tollerato e ha prodotto solo lievi e temporanei effetti avversi come la perdita di appetito.

Hiv, verso una vera e propria corsa al vaccino

L’altro aspetto cruciale riguarda invece le sinergie e condivisione di informazioni per l’implementazione di tecnologie a cui si potrebbe assistere con un po’ di fortuna. Se dopo i test sugli animali anche i risultati della Fase 1 sugli esseri umani dello studio di Moderna dovessero essere promettenti, questo potrebbe generare una vera e propria “corsa al vaccino” e fungere da incentivo per altre aziende.

A cominciare da Pfizer, BioNTech e Sanofi per accelerare i propri sforzi nella stessa direzione nel progettare e testare vaccini a mRna. Magari anche in altre aree terapeutiche dove i progressi della medicina sono stati lenti o del tutto inesistenti negli ultimi decenni.