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Il vaccino c’è ma ora come trasportiamo 20 miliardi di dosi?

Trasporti, furti, contraffazioni e catena del freddo. Ora gli operatori della logistica si preparano alla sfida più grande

Trasporti, furti, contraffazioni e catena del freddo. Ora gli operatori della logistica si preparano alla sfida più grande

di Francesco Floris

Il ministro Roberto Speranza ha garantito che presenterà il piano strategico sui vaccini il 2 dicembre davanti al Parlamento. Ma sono tante le sfide italiane, europee e globali che attendono Stati e filiera farmaceutica. Trasporti, catena del freddo, contraffazione e furti, sicurezza del prodotto. Ecco alcuni dei punti messi in luce da Assoram – l’associazione degli operatori logistici della filiera farmaceutica – nel documento “Focus vaccini – La sfida logistica” destinato al Commissario Straordinario Domenico Arcuri e redatto da nove associazioni del settore logistico che è stato presentato la settimana scorsa in Audizione parlamentare davanti Commissione Trasporti. Sono 11 i vaccini Covid in fase avanzata di lavorazione (fase tre) e la Commissione europea ha pattuito l’acquisto di 300 milioni di dosi del vaccino Astra Zeneca – Oxford per conto di tutti gli Stati membri, con l’opzione di acquistarne altre 100 milioni. Secondo uno studio riportato all’interno del documento e condotto da DHL e Mckinsey il numero di vaccini che nel 2021 potrebbero essere trasportati per tutto il mondo si aggira intorno alle dieci miliardi di dosi. Le stime potrebbero anche aumentare: secondo altre analisi se ne prevedono 20 miliardi entro il 2022 (è quanto ha scritto Doug Cameron sul Wall Street Journal il 5 ottobre scorso) o “soli” 7,4 per il prossimo anno per poi crescere a 14,1 miliardi entro il 2023. Nei prossimi due anni, si legge nel report DHL, potrebbero occorrere almeno 15 mila voli esclusivi per la distribuzione globale con un impiego di 15 milioni di container refrigerati. Eppure non è questa la maggiore criticità, visto che proprio le compagnie aeree stanno attuando una sorta di conversione dei propri velivoli eliminando i sedili passeggeri per far spazio ad altri container oltre a quelli messi in stiva. Alcuni degli interrogativi – almeno interni all’Unione Europea – riguardano invece la possibilità di utilizzare sull’imballaggio primario e sull’imballaggio esterno una sola lingua ufficiale della UE, preferibilmente l’inglese, magari affiancandola da codice QR come mezzo aggiuntivo per accedere al foglietto illustrativo nella rispettiva lingua nazionale; come anche l’ammissibilità di confezionamenti multidose per i vaccini COVID-19 (ad esempio flaconcini da 5 o 10 dosi). Tra i nodi davvero critici c’è la gestione delle temperature che metterà alla prova la cold chain farmaceutica: secondo le indiscrezioni, alcuni dei vaccini che arriveranno sul mercato potranno essere gestiti a temperature tra 2 e 8 gradi centigradi (come già avviene per i classici antinfluenzali), mentre per altri si dovranno sfruttare refrigeratori che arrivino persino a -70/-80 gradi centigradi. Si apre poi il capitolo di come proteggere la “pregiata” merce da possibili infiltrazioni criminali di basso o alto livello. In particolare all’ultimo livello della distribuzione, quello dei lotti più piccoli che vengono consegnati a cliniche e ospedali. C’è chi pensa di utilizzare un sistema vetusto ma efficace in uso già da tempo: far circolare camion riconoscibili dai loro marchi, ma che in realtà non trasportano vaccini, insieme a quelli che contengono effettivamente le dosi da distribuire a cliniche e ospedali. Come anche chi ritiene di utilizzare un sistema Gps per tenere traccia in tempo reale delle proprie spedizioni, in modo da rilevare eventuali deviazioni impreviste dei corrieri, che potrebbero indicare un dirottamento per un furto. Il Governo Statunitense ha previsto che le consegne siano effettuate con la scorta di agenti federali, per fare da deterrente e per gestire direttamente un eventuale furto.