Il “cubo della salute”. Così saranno le Case di Comunità a Milano

In commissione Welfare e Salute Ats Milano ha illustrato dettagli delle Case di Comunità. Saranno 23, sette delle quali pronte già nel 2022

Che la salute sarebbe diventato un tema di “dibattito” anche cittadino e comunale lo si era capito nei mesi delle campagne elettorali per le amministrative del 3-4 ottobre. Detto, fatto. In consiglio comunale a Milano “sbarcano” le Case di Comunità, l’infrastruttura socio-sanitaria cardine dei capitoli sulla medicina territoriale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza come anche della riforma della sanità lombarda.

A Milano 23 Case di Comunità

Nella neo commissione Welfare e Salute di Palazzo Marino presieduta dal medico Marco Fumagalli, Ats Milano Città Metropolitana guidata dal dottor Walter Bergamaschi ha portato dati e numeri su cosa accadrà nel capoluogo lombardo nei prossimi anni: in città sorgeranno 23 Case di Comunità (una ogni 60mila abitanti in città, una ogni 45mila per la provincia di Milano e Lodi) per le quali già esiste quella che è un’ipotesi ma molto ben dettaglia di indirizzi e delle proprietà che dovranno riadattare o edificare da zero gli spazi.

Le prime 7 vedranno la luce nel 2022. Otto si troveranno non “autonome” ma all’interno degli Ospedali di Comunità con la formula mista è il documento “Linee di progetto per l’attuazione di Case e Ospedali di Comunità del territorio di ATS Milano”.

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Le funzioni delle Case di Comunità

Saranno i presidi territoriali distrettuali e di prevenzione dove ospitare cure primarie, infermieri di famiglia e di comunità, ambulatori di base e degenze per aggregare i servizi territoriali nelle aree di riferimento e, salvo rare eccezioni, non dovrebbero più esistere punti di erogazione di servizi territoriali al di fuori delle nuove strutture.

L’elenco delle funzioni delle CdC (sul cosidetto modello “hub&spoke”) è ricco e oggi può essere messo nero su bianco: cure primarie attraverso equipe multidisciplinari (Medici medicina generale, Pediatri di libera scelta, Infermieri di comunità etc); punto unico di accesso e servizio di base per l’assistenza a domicilio; ci sarà la specialistica ambulatoriale per la patologie a larga diffusione ed elevata prevalenza, servizi infermieristici e la presenza medica (6/7 per 24 ore, ma serve urgentemente una riforma dei medici di base copme detto da vari addetti ai lavori) e un sistema di prenotazione collegato al Centro Unico di Prenotazione dell’Asst di riferimento; tra quelli obbligatori e continuativi infine programmi di screening con partecipazione della comunità.

Fra i servizi che invece sono obbligatori negli hub ma solo facoltativi nei punti esterni della rete (spoke) ci sono i servizi diagnostici finalizzati al monitoraggio della cronicità, il punto prelievi, programmi di continuita assistenziale, attività di consulto e le vaccinazioni. Caldamente raccomandati ma non obbligatori anche la presenza di servizi sociali e per la salute mentale e le dipendenze patologiche.

Case di Comunità: serviranno nuove strutture

Sin dalle prime analisi è apparso chiaro negli scorsi mesi come, per rispettare le indicazioni del Pnrr, fosse impossibile agire soltanto sul patrimonio oggi esistente.

Sia per carenza di spazi che per quelli ormai inutilizzabili o troppo costosi da riconvertire. È altrettanto vero che le nuove strutture scontano un vulnus di fondo per ora non colmato che ha che fare con le risorse umane in dote alle singole Aziende sanitarie e il perimetro finanziario dei bilanci in termini di spesa corrente, diversa dalla spesa per investimenti garantita dal Pnrr, tanto che il Servizio parlamentare di bilancio nella sua nota di accompagnamento della legge Finanziaria  ha stimato un miliardo di euro l’anno dal 2026 solo per coprire funzioni e personale nelle nuove strutture sanitarie.

Ad ogni modo le indicazioni di Ats Milano per reperire spazi e dare il via alla fase di progettazione/ammodernamento/ristrutturazione o costruzione ex novo sono chiare. Dopo una generale ricognizione, se emerge come nell’area di interesse non esistano strutture adeguate, si procede alla costruzione di un nuovo edificio finalizzato ad ospitare le funzioni definite per CdC o ODC, secondo il modello tipologico del “cubo della salute”, uniforme per tutte le nuove realizzazioni.

Dove invece esistano edifici ben posizionati e adeguati allo scopo, si procede alla riprogettazione dei loro spazi interni e all’eventuale ampliamento delle strutture. La ristrutturazione riguarderà anche l’esterno delle strutture, per renderle riconoscibili e omogenee rispetto alle costruzioni ex novo.

Qualora invece esistessero strutture ben posizionate, con dimensioni adatte e condizioni strutturali e manutentive adeguate, viene progettato un intervento di riorganizzazione dei loro spazi interni per adeguarsi all’insediamento delle funzioni necessarie. Si procede alla rivisitazione delle facciate esterne, per renderle omogenee rispetto alle costruzioni ex novo.

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Il rinnovato interesse comunale verso le politiche sanitarie

Oltre alle slide proposte ai consiglieri comunali di Milano da parte della massima autorità sanitaria locale, che traccia road map e modalità per intercettare i fondi del Pnrr, la principale novità sta proprio nel rinnovato interesse comunale verso le politiche sanitarie a tutto campo. Un rinnovato interesse che si intravede nei nomi delle istituzioni: una commissione apposita che fino al 2021 si occupava solo di politiche sociali, e una delega specifica alla Salute in capo all’assessore Lamberto Bertolè, storico presidente di Arimo, realtà del terzo settore meneghino ed ex presidente del consiglio comunale. Come infine dall’attività condotta in queste prime settimane del 2022 da alcuni politici locali. L’ultimo in ordine di cronaca? La mozione a prima firma dei consiglieri Alessandro Giungi e Alice Arienta del Pd per l’introduzione della medicina scolastica quanto meno per la durata della pandemia, ma più probabilmente come mossa da mettere a regime. Mozione contenuta in un ordine del giorno di qualche settimana fa che si è poi materializzato in un accordo integrativo siglato fra Regione Lombardia, Ats, Pediatri di Libera Scelta/Pediatri di Famiglia (PdF) e scuole primarie e secondarie di primo grado per la gestione dell’epidemia.

Medicina scolastica: il ruolo dei pediatri

Riguarda in primo luogo l’effettuazione dei tamponi antigenici da parte dei pediatri presso il proprio ambulatorio a favore dei minori in carico per casi sintomatici, chiusure isolamento e chiusure quarantena con le Ats che si impegnano ad una azione di promozione presso le amministrazioni locali per l’utilizzo di spazi pubblici limitrofi agli ambulatori dei pediatri. Infine il progetto intitolato “Adotta una scuola”, che prevede che un pediatra (o più di un pediatra per le scuole/plessi popolosi) “adotti” una scuola nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, secondo una dettagliata in proposta in termini di carichi di lavoro, mansioni e ore.