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Case di Comunità? “1,5 milioni l’una”. Dove e quando, ecco la roadmap di Regione Lombardia: a gennaio le prime 2

La delibera di Regione Lombardia: le prime Case di Comunità nel 2022 , alle Asst il compito di individuare gli spazi entro dicembre. Previtali: "Mille mq l'una, costeranno ,1,5 milioni"

Due Case di Comunità (CdC) e un Ospedale di Comunità (OdC) “già a partire dal 31 dicembre 2021” e i cui “progetti di fattibilità tecnico-economica dovranno essere verificati dalla Direzione Generale Welfare entro il 30 novembre 2021”. È una roadmap che lascia poco spazio alle interpretazione quella per le realizzazione delle principali infrastrutture sanitarie del Recovery Plan in Regione Lombardia. La giunta di Attilio Fontana ha approvato l’11 ottobre la delibera che dà tempi certi e localizzazioni delle strutture. Unico anello ancora mancante gli stanziamenti economici a favore delle Aziende sanitarie che verrano invece deliberati con interventi delle prossime settimane e mesi.

Case di Comunità e Ospedali di Comunità, i numeri

Cambiano leggermente i numeri rispetto alle previsioni degli scorsi mesi. Il piano quinquennale di Regione agganciato al Pnrr e alla nuova riforma sanitaria prevede in tutta la Lombardia 203 Cdc (1/50mila abitanti), 60 OdC (1/150mila abitanti) e 101 Centrali Operative Territoriali (COT, 1/100mila abitanti). Le prime saranno lo “strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti, in particolare ai malati affetti da patologie croniche”. Strutture fisica in cui opereranno team multidisciplinari di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialisti, infermieri di comunità, altri professionisti e potrà ospitare anche assistenti sociali. La numerosità deve garantire la presenza capillare su tutto il territorio regionale. Oltre all’integrazione dei servizi sanitari e sociosanitari (per esempio con i Servizi Sociali dei Comuni) all’interno delle CdC va realizzate un’infrastruttura informatica, un punto prelievi e la strumentazione polispecialistica che permetterà di garantire la presa in carico della comunità di riferimento territoriale.

Gli OdC saranno invece strutture di ricovero di cure intermedie che si collocano tra il ricovero ospedaliero tipicamente destinato al paziente acuto e le cure territoriali. Si collocheranno all’interno della rete territoriale e saranno finalizzati a ricoveri brevi destinati a pazienti che necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica di norma dotati di 20 posti letto (max. 40 posti letto) a gestione prevalentemente infermieristica. La realizzazione deriverà prioritariamente dalla ristrutturazione o rifunzionalizzazione di strutture esistenti quali ad esempio strutture ambulatoriali o reparti ospedalieri e, laddove necessario, potranno essere realizzate strutture ex novo.

È questo uno dei punti cruciali perché riguarda anche costi e risorse economiche. Sebbene ancora non ci sia un singolo capitolato che dettagli i costi per la realizzazione delle infrastrutture (ma è lecito aspettarsi nelle prossime settimane i primi documenti, visti anche i tempi stretti), qualcosa sta trapelando fra gli addetti ai lavori, soprattutto per quanto riguarda l’area di Milano dove s’intende puntare sin dalle prime battute. Nella provincia del capoluogo lombardo saranno 19 le Cdc. “Si stima un costo di realizzazione per ognuna di queste pari a circa 1,5 milioni di euro” dice a True-News il professor Pietro Previtali, Prorettore dell’Università di Pavia e direttore del Master EMMLOS che ha anticipato le prime informazione durante il ciclo di convegni “EMMLOS TALKS” tenutosi al Collegio Borromeo alla presenza del Direttore Generale di Agenas Domenico Mantoan. Una cifra che servirà a coprire “strutture con una superficie di circa 800-1000 mq, con una decina di ambulatori, un punto prelievo, spazi per servizi diagnostici di base come ECG, ultrasuoni, spirometria, un punto di accoglienza e sala d’aspetto”.

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Sui costi tuttavia l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti, ha già chiarito alcuni punti. Che vanno tenuti ben presente per tutta Italia, e non solo in Lombardia, per l’implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il Recovery stanzia risorse per investimenti straordinari. Tradotto: ci sono i soldi per la realizzazione delle strutture. Non quelli per la gestione successiva, che ricadrà per forza di cose sulla spesa corrente (personale, manutenzioni ordinarie, spazi, costi amministrativi etc.). È questa contemporaneamente la forza del Recovery Plan (realizzare interventi impossibili altrimenti per le Finanze pubbliche) e la sua debolezza (chi, come e con quali soldi ne garantirà la continuità nel tempo?). Per questo Moratti ha già fatto capire che le nuove CdC e OdC “peseranno” sui bilanci delle Aziende socio sanitarie territoriali (Asst), presumibilmente non invariati rispetto a quelli attuali. Per questo motivo fondamentali saranno governance e organizzazione del lavoro (come spostare e far girare il personale fra i classici ospedali e le nuove realtà) e gli spazi. Cioè: dove verranno realizzate? Di nuova realizzazione o su strutture esistenti? “Saranno organizzate secondo un modello con una sede centrale (hub) e delle sedi periferiche collegate alla sede centrale (spoke)” spiega Previtali. “Gli hub saranno strutture che deriveranno preferenzialmente da ristrutturazione o ri-funzionalizzazione di strutture già esistenti come, ad esempio, strutture territoriali ambulatoriali obsolete o reparti ospedalieri da riconvertire”.

Case di Comunità e Ospedali di Comunità: dove saranno in Lombardia

Le parole chiave sono “rifunzionalizzazione” e “ristrutturazione”. Concetto chiaro. Niente strutture ex novo create dal nulla. A Milano già si sta pensando ad alcuni progetti, presentanti anche nei Municipi, che riqualifichino per esempio in senso sanitario gli ex mercati pubblici della città. Potrebbe fare buon gioco la presenza di un assessore con delega alla Salute anche in Comune nella nuova giunta Sala. Detto ciò più probabile rimane la strada delle rifunzionalizzazione di spazi già oggi afferenti al patrimonio delle aziende ospedaliere e in disuso perché antichi o perché nel tempo sono andati perdendo la loro funzione, come nel caso di alcuni ospedali a padiglioni.

Ad ogni modo la delibera approvata dalla giunta Fontana offre alcune certezze: sono state approvate le tabelle relative agli interventi sugli edifici di proprietà del Servizio Sanitario Regionale nel numero di 115 Case della Comunità e 53 Ospedali di Comunità, precisando per quali territorio: nella provincia di Milano 19 Cdc e 12 OdC (con annessa anche Casa di Comunità) e 0 Ospedali di Comunità puri. A Bergamo 6, 3 e 1. Per Brescia 9, 4 e 1. Per la Ats Brianza 11, 3 e 3. In Insubria 16, 3 e 5. Ats Montagna 8, 2 e 4. A Pavia 3, 4 e 0. E infine in Val Padana 6, 6 e 2.

Case di Comunità e Ospedali di Comunità, la roadmap di Regione Lombardia

Come anticipato in apertura, la roadmap prevede che le ATS lombarde debbano far pervenire entro il 1 dicembre 2021 alla Direzione Generale Welfare i progetti di fattibilità tecnico-economica degli interventi sugli edifici che saranno approvati dalla stessa Direzione approvati entro il 31 dicembre 2021. La stessa DG Welfare ha il potere di esplorare nuove vie per l’individuazione delle strutture idonee ed esistenti già utilizzate dal Ssr per l’erogazione di attività sanitaria-sociosanitaria ma non di proprietà. come ad esempio comodati gratuiti con amministrazioni pubbliche. Dal punto di vista finanziario, il provvedimento di Regione Lombardia chiarisce comunque come a oggi non vi sia stata “alcuna assegnazione di contributi” e che le aziende sanitarie assegnatarie “potranno iscrivere i relativi crediti nei propri bilanci solo a seguito dell’adozione di successivi atti di Giunta di eventuale assegnazione dei finanziamenti e di specifici decreti di impegno di spesa”.